Home News Saggi al lavoro. I partiti alzano gli scudi, ma è didattica pre-elettorale

Napolitano incontra i gruppi di lavoro

Saggi al lavoro. I partiti alzano gli scudi, ma è didattica pre-elettorale

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Sfruttando in pieno la natura “neutra” della funzione (così Mortati definiva l’organo costituzionale del Presidente della Repubblica) e la “atipicità” dei relativi poteri, Giorgio Napolitano ha nominato 10 alte personalità per approfondire i termini della crisi politica in atto e le condizioni di impasse in cui versa la procedura di formazione del primo governo della neonata legislatura.

Questi dieci saggi sono meri consulenti del Capo dello Stato e come tali sono privi di ruolo istituzionale e legittimazione politica. Per tale ragione potranno esprimere pareri ed esaminare i programmi elettorali sul quale i partiti presenti in Parlamento hanno ottenuto il consenso attestato dalrisultato elettorale. Magari per individuarne i punti comuni, il minimo comun denominatore politico programmatico, ed enucleare argomenti per proposte legislative condivise da suggerireal Capo dello Stato - e solo a Lui - come punti comuni alle forze politiche.

E’ viceversa indiscutibile che i risultati di questaintelligence politico/istituzionale non potranno mai limitare la libera volontà dei partiti (e nemmeno dei singoli parlamentari), i quali potranno aderirvi o no. Di conseguenza il loro unico effetto sarà quello di dimostrare il tradimento degli impegni presi con gli elettori da parte dei partiti che li rifiutassero. Così come è evidente che il tradimento potrebbe essere denunciato solo da un Presidente del Consiglio incaricato che li facesse propri come programma di Governo (non dal Presidente del Consiglio attualmente in carica per gli affari correnti). Da questa prospettiva l’iniziativa potrebbe sembrare una stampella a Bersani ma è così solo in apparenza. Grazie a Bersani!

Con la nomina dei saggi ci si muove su un terreno sconosciuto, lungo il confine della costituzionalità. La Presidenza della Repubblica lo sa bene tanto da aver lasciato che l’unica personalità non partitica tra i dieci, l’ex Presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida, mettesse tutti i necessari puntini alle“i” dell’iniziativa. Ma lo sanno bene anche i Partititi onde è ragionevole concludere che le levate di scudi di ieri siano figlie più ditattica pre-elettorale che della paura del paventato ludibrio politico.

Tuttavia nel limitarsi a ribadire le posizioni note i due maggiori protagonisti della crisi hanno svelato una differenza sostanziale rispetto ai Saggi e al loro lavoro. Mentre infatti il PDL chiede che di quanto proporranno si possa fare occasione di riflessione e, se del caso, ragione di accordo politico, il PD si dimostra indifferente, perchè arroccato su una pregiudiziale soggettiva: nessun accordo con il leader del PDL. Verrebbe da dire che Bersani ha già bucata la presunta ciambella di salvataggiolanciatagli dal Presidente della Repubblica, però…

Per le modalità con cui è proposta di continuo la preclusione ha assunto il suono di una litania e fa ragionare sulla possibilità che possa costituire la nota iniziale della campagna elettorale della XVIII^ legislatura che Bersani ha deciso di intonare già all’indomani della mancata vittoria. Scegliendo come note per il canone inverso della melodia il corteggiamento, solo apparentemente, umiliante e supino del M5S. Con un doppio scopo: mantenere il controllo del partito (attraverso i giovani turchi e pasdaran e l’alleanza con Vendola) e recuperare i tanti voti drenati da Grillo.

A questo punto per andare lisci e compatti di filato alle elezioni a Bersani mancherebbero due tasselli: assumere il ruolo oggi di Monti, per gestire la tornata elettorale da palazzo Chigi e la condanna/ineleggibilità di Berlusconi. Il Presidente del PDL però come d’uso sembra sparigliare ancora, crescendo nei sondaggi grazie ad un comportamento post-elettorale inatteso. Una variabile inattesa ma non più casuale.
 

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