Sale la tensione tra Giappone e Stati Uniti

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Sale la tensione tra Giappone e Stati Uniti

Sale la tensione tra Giappone e Stati Uniti

06 Agosto 2007

Dopo i
risultati delle elezioni del 29 luglio che hanno visto la clamorosa sconfitta
del Partito Liberaldemocratico di Shinzo Abe, il rinnovo della legge
antiterrorismo che garantisce agli USA l’appoggio delle forze di Difesa
Marittima giapponese nell’Oceano Indiano per la lotta in Afghanistan  pare essere messo decisamente in discussione.

Il nuovo
partito di maggioranza, il Partito Democratico di Ichiro Ozawa, ha infatti ribadito
che non appena si presenterà la prossima occasione di voto su questa riforma
porrà nuovamente il veto. Delle tre volte che venne approvata l’estensione di
questa legge in passato, infatti, tutte e tre il Partito Democratico vi si
oppose.

“Ci
eravamo già dichiarati in modo contrario alla risoluzione in precedenza, non
potremo quindi certo approvarla questa volta” ha ripetuto Ozawa la scorsa
settimana in più occasioni, mettendo in allarme sia il partito di Abe che il
governo americano.

“Se non
riusciremo a far passare il rinnovo del progetto di legge, le fondamenta
dell’alleanza con gli USA verranno messe in crisi” ha detto un portavoce del
partito Liberaldemocratico.

Venerdì
scorso John Negroponte, Segretario Deputato di Stato degli USA, ha tenuto una
conferenza stampa presso l’ambasciata americana a Tokyo, subito dopo l’incontro
con il Segretario Capo di Gabinetto Yasuhisa Shiozaki ed altri ufficiali di
governo.

Negroponte,
di ritorno dal suo viaggio di stato a Manila, ha fatto tappa a Tokyo apparentemente
per ribadire l’impegno di Washington nell’agire da mediatore sullo spinoso
problema del rapimento di cittadini giapponesi da parte del governo di
Pyongyang in passato. In realtà la sua visita è sembrata tutt’altro che
disgiunta dalle dichiarazioni di Ozawa dei giorni scorsi. Il segretario
americano non si è infatti fatto sfuggire l’occasione per ribadire la necessità
di estendere la legge speciale che autorizza le forze americane a rifornirsi di
carburante dalle navi giapponesi stanziate nell’Oceano Indiano, provvedimento
questo che scadrà il primo novembre di quest’anno. “Secondo il nostro punto di
vista sarebbe dannoso per gli interessi internazionali se (le operazioni
militari) venissero interrotte. Di conseguenza speriamo che esse possano continuare
il che, da quanto ho inteso, è legato all’eventualità che questa legge venga
estesa” ha dichiarato Negroponte durante la conferenza stampa .

L’ambasciatore degli USA in Giappone, Thomas Shieffer, ha
in programma una serie di incontri con vari membri del partito di opposizione
e, in occasione della stessa conferenza, ha espresso  l’intenzione di discutere direttamente della
faccenda con Ozawa nel corso di questa settimana.

Quest’altalena
di minacce e smentite, di rifiuti e proposte pare non essere ancora giunta a
termine e probabilmente non se ne vedrà la fine finché non avverrà questo tanto
atteso incontro tra Shieffer e Ozawa. Ma è proprio l’alone di aspettativa che
circonda questo incontro – unico vero meeting ritenuto in qualche modo
risolutivo – a dare il primo segnale che “qualcosa è cambiato” in Giappone e
che non solo i cittadini giapponesi ma anche gli ambienti internazionali
cominciano ad avvertire le conseguenze dei risultati delle elezioni del 29
luglio.