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Salvare Contrada dalla morte in galera

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Intervista a Marisa Del Vecchio
di Dimitri Buffa

"In ordine alla sentenza di condanna di Bruno Contrada che alcuni magistrati palermitani ritengono di aver pronunciato “nel nome del popolo italiano” io sottoscritto, nella qualità di cittadino italiano, mi sento in diritto ed in dovere di sottolineare che non è stata pronunciata anche a mio nome perché da essa prendo le distanze e mi dissocio". Inizia così l'appello contenuto nel sito internet www.brunocontrada.info, curato e realizzato da Marisa del Vecchio, che di Bruno Contrada é la cognata. Un blog nato dopo la seconda sentenza di appello quella presieduta dal giudice Salvatore Scaduti, che si sarebbe dovuto astenere per legge dato che si era pronunciato anni prima sulla custodia cautelare come presidente del tribunale del riesame.

La signora Marisa, che ha accettato di parlare di questa iniziativa volta a "salvare il cittadino Bruno Contrada dal destino di morire nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere", presso il quale si é prontamente costituito due settimane orsono pagandosi pure l'aereo di tasca propria da Palermo a Napoli, é la sorella della moglie del superpoliziotto anti mafia, Adriana, gettata in profonda prosternazione dalla sentenza della Cassazione che ha confermato definitivamente la condanna per associazione mafiosa a dieci anni di reclusione.

Ed ecco come prosegue l'appello che si può sottoscrivere sul sito: "Questa sentenza non è certo il risultato di un giudizio sereno e meditato, teso alla ricerca della verità, ma è solo il risultato di un accanimento giudiziario nei confronti di un uomo che per ben trentacinque anni ha servito fedelmente lo Stato Italiano - come hanno dimostrato le testimonianze rese al processo da numerosi alti funzionari dello stato: Alti Commissari, Prefetti, Capi della Polizia, ( tra i quali, solo per citarne alcuni: Emanuele De Francesco, Mario Mori, Vincenzo Parisi, Ferdinando Masone). Al contrario si è data credibilità alle accuse infamanti di un manipolo di delinquenti, che sono stati da Contrada tenacemente perseguiti. A solo livello esemplificativo giova ricordare l’inquietante comportamento del giudice Francesco Ingargiola, che negli anni ’80 ritenne di dover assolvere il noto mafioso Rosario Riccobono - trascinato da Contrada davanti al Tribunale di Palermo per rispondere dei reati da lui commessi - e che negli anni ’90, non si sa ancora sulla scorta di quali prove, ha ritenuto di dover invece condannare Contrada. Pertanto, da questo tipo di sentenze - l’ultima è quella pronunciata dalla 1^ Sezione del Tribunale di Palermo - io mi dissocio perché esse non sono pronunciate con giustizia e serenità, ma servono solo per occultare la Verità e per il raggiungimento di fini
occulti".

 

Signora Del Vecchio, come è venuta l’idea di questa raccolta di firme per Contrada attraverso il sito internet a lui dedicato?
Questo sito è nato allo scopo di far conoscere a tutti gli Italiani la vicenda processuale ed umana di Bruno Contrada.

Temete per la sua vita in carcere?
Temiamo per la sua vita sia per il suo stato di salute, che non è certo eccellente dopo 15 anni di martirio, sia per la sua età, entrambi incompatibili con la vita carceraria.

E’ possibile secondo voi arrivare alla revisione del processo?
E che dubbio c’è!  Basta che chi ha mentito dica la verità e che i giudici abbiano fiducia negli uomini delle Istituzioni che hanno testimoniato a favore di Bruno Contrada.

Paralleli con il caso Tortora per via dei pentiti vi sentite di farne?

Finchè i “pentiti”sono considerati come il Verbo, sicuramente avremo altri casi Tortora e Contrada.

Come è possibile che non si creda alla testimonianza di una sfilza imponente di uomini delle forze dell’ordine e di rappresentanti dello stato ma si dia retta invece a quei pentiti che proprio Contrada mandò in carcere come mafiosi?
Questo bisognerebbe chiederlo ai Giudici che lo hanno condannato.

Che fa lui adesso?
Bruno è un uomo colto ed intelligente, non ha certo problemi su come impegnare il tempo: legge, studia, scrive…

L’essere stato giudicato in un processo da un magistrato che già si era occupato di lui come presidente del tribunale del riesame  ha lasciato il segno sulla sua fiducia nella giustizia?
La fiducia nella Giustizia è rimasta inalterata, ma penso che ancora una volta Bruno si è convinto che taluni uomini con la loro cattiveria e la loro invidia sono capaci di annientare gli ideali più alti.

La gente vi è vicina?
Certo tutti sanno che Bruno Contrada non ha commesso alcun reato e che ha servito fedelmente lo Stato.

Volete lanciare un appello per lui?
L’appello che rivolgiamo a tutti coloro che credono nell’innocenza di Bruno Contrada è di dire a gran voce che queste sentenze pronunciate contro di lui “in nome del popolo italiano”, non sono state pronunciate in loro nome!

Ha qualcosa ancora da dire?
Noi tutti non possiamo fare a meno di ribadire quanto detto da Bruno e cioè che quasi al termine della sua esistenza, l’ingiustizia degli uomini gli ha inferto quest’ultimo colpo. Lui farà appello alle sue residue forze fisiche e morali per resistere ancora, così come ha fatto per quindici anni. Noi tutti siamo sicuri che verrà il momento in cui la verità con la "V" maiuscola sulla sua vicenda giudiziaria sarà ristabilita e che qualcuno si pentirà del male fatto a Bruno Contrada ed all’Italia.

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