Home News “Salviamo il Parlamento, no a precedenti pericolosi per la democrazia”

La vicepresidente della Camera

“Salviamo il Parlamento, no a precedenti pericolosi per la democrazia”

Sembra un tema per addetti ai lavori, ma lo è solo in apparenza. Il Parlamento, già relegato al ruolo di quasi “ente inutile” per via dell’abuso di dpcm, rischia di subire il colpo di grazia per l’alto numero di deputati in quarantena e l’impossibilità, allo stato attuale, di garantirne la funzionalità senza che l’esito delle votazioni sia alterato dalle disposizioni sanitarie. Ne parliamo con Mara Carfagna, vicepresidente della Camera, che in queste ore ha aperto alla possibilità del voto a distanza come opzione eccezionale.

La gestione dell’emergenza Covid da parte del governo ha marginalizzato il Parlamento, anche per le procedure prescelte. Se non si trova il modo di assicurare la piena funzionalità delle Camere non c’è il rischio che la democrazia rappresentativa venga percepita come un inutile orpello?

“È proprio quello che dobbiamo evitare. L’attacco alla democrazia rappresentativa è iniziato già ben prima dell’emergenza, con il progressivo spostamento della funzione legislativa verso il governo. L’uso eccessivo di decreti-legge, maxiemendamenti, voti di fiducia ha contratto il dibattito parlamentare e il continuo ricorso a Dpcm al quale stiamo assistendo è solo l’ultimo atto di questo percorso. A ciò si aggiunge la campagna denigratoria e populista dei Cinquestelle che, in nome del mito della democrazia diretta, ha gettato fango sulle istituzioni repubblicane. Per tutti questi motivi, sentiamo la necessità di rivendicare oggi più che mai la centralità del Parlamento come cardine della democrazia rappresentativa nel nostro Paese. Dobbiamo combattere l’idea malsana che si possa fare a meno delle Camere, tanto c’è comunque chi decide”.

Ma qual è la situazione attuale? Se il Covid paralizza i lavori e il mondo va avanti, l’inutilità del Parlamento non diventerà una realtà della quale limitarsi a prendere atto?

“L’emergenza sanitaria costringe anche noi parlamentari a fare i conti con la realtà: questa settimana a Montecitorio non si svolgeranno votazioni, a causa delle troppe assenze per quarantena o isolamento cautelativo. Abbiamo però davanti tanti provvedimenti importanti, che non possiamo rinviare all’infinito.  Per fronteggiare questa seconda ondata di contagi, sostenere e rilanciare le attività economiche, preparare al meglio un piano per utilizzare il Recovery fund, il ruolo del Parlamento è fondamentale. Nessuno può pensare di farne a meno”.

C’è una soluzione praticabile per preservare al tempo stesso l’essenza del Parlamento come luogo di confronto e la sua funzionalità all’atto di varare provvedimenti?

“Tra le diverse proposte avanzate, maggioranza e opposizioni possono individuare insieme senza pregiudizi gli strumenti che consentano a tutti i deputati di partecipare alle votazioni in programma: se necessario, anche ricorrendo a modalità non convenzionali, come il voto a distanza per un periodo di tempo limitato. Sono la vicepresidente della Camera e sono la prima a voler tutelare e valorizzare la sua attività. So bene che non può ridursi a un arido votificio, che dibattiti, audizioni, atti di indirizzo e di sindacato ispettivo sono importanti per la formazione di decisioni motivate ed efficaci. Ma viviamo una condizione inedita e non possiamo far finta di nulla. Per questo, ritengo che bisogna trovare una soluzione al più presto, prima che Montecitorio si trasformi in un focolaio e la sua attività si paralizzi del tutto”.

Il nostro sistema istituzionale ha certamente bisogno di essere riformato ma alcuni strumenti per fronteggiare le urgenze li prevede. Non ritiene che il fatto che si sia andati oltre, regolando attraverso atti secondari le libertà fondamentali dei cittadini, trovi sempre meno giustificazione man mano che ci si allontana dalla fase dell’”imprevisto”?

“La scelta di accentrare tutte le decisioni nelle mani del presidente del Consiglio era discutibile nelle settimane più calde dell’emergenza e appare impropria oggi. Si poteva affrontare questa fase coinvolgendo tutte le forze politiche e sociali, chiamandole a raccolta attorno a un obiettivo comune: sconfiggere il virus e rilanciare l’economia. Lo stesso presidente Conte sarebbe apparso come uno statista, capace di anteporre gli interessi del Paese alla sua immagine personale. Hanno scelto un’altra strada, hanno marginalizzato le opposizioni e aperto perfino uno scontro con Confindustria. E oggi stiamo vedendo che i risultati ottenuti non sono nemmeno così positivi, come volevano farci credere. Il nostro sistema sanitario, sette mesi dopo l’inizio del lockdown, rischia di essere ancora inadeguato ad affrontare la seconda ondata dell’epidemia. L’economia sta reagendo, ma non come avremmo voluto, e un secondo lockdown sarebbe un colpo fatale per tante altre imprese che danno lavoro. Per di più, il piano nazionale per l’utilizzo dei fondi di Next Generation Eu è fermo alle buone intenzioni. Insomma, sono stati utilizzati strumenti e metodi sbagliati e, forse proprio per quello, non hanno ottenuto i risultati voluti”.

Questo metodo non rischia di creare una sensazione di emergenza permanente dalla quale sarà difficile liberarsi anche in epoca post Covid, con grave nocumento per il sistema democratico?

“Nessuno di noi crede che il presidente Conte voglia approfittare dell’emergenza per realizzare un colpo di Stato e instaurare una dittatura. Ma probabilmente il governo non si rende conto di creare un precedente pericoloso per la nostra democrazia. Siamo tutti consapevoli che viviamo una fase particolare e che quindi bisogna attrezzarsi anche con strumenti innovativi. Ma l’obiettivo deve rimanere quello di rafforzare la democrazia, non di indebolirla. È per questo che ritengo necessario mantenere pienamente operativo il Parlamento, con le sedute in presenza fin quando è possibile, ma anche utilizzando eccezionalmente e per un periodo limitato le nuove tecnologie per garantire l’attività di deputati e senatori costretti a rimanere a distanza”.

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