Il Santo di Assisi

San Francesco, un vero innamorato

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Quando penso a Francesco, nella mente ho nitida la sua immagine impressa in quel famoso affresco, tutt’altro che imponente, che si trova in una delle cappelle del Sacro Speco di Subiaco. Si racconta che rappresenti il Santo nelle sue reali fattezze, sia nel viso che nell’altezza. Non è solo una questione legata ai miei ricordi di infanzia e alle mie suggestioni da bambino. Lassù, tra quelle valli gonfie e mormoranti di acqua, Francesco in una qualche maniera lo si può incontrare davvero. Francesco, attraverso quell’affresco, lo si può guardare negli occhi realmente e provare ad intuire nel suo sguardo anche solo un frammento della sua profonda gioia.

Sì, perché Francesco, a chiunque lì arrivi, accenna un sorriso delicato, per nulla impudente. È il sorriso abbozzato di chi sta per arrossire. Il sorriso di un innamorato, questo appare. E tutto là sta il mistero del poverello di Assisi. Egli è innamorato di Cristo. Non di una filosofia, di un canone astratto, ma di una persona, reale e concreta. Di quella persona non semplicemente si fa seguace, ma per quella persona si premura di vivere. In tutto, perfino nella Passione, che lo afferra sugli alti e verdi monti dell’Appennino, in quel della Verna.

Per amore allora Francesco corre, sì, questo direbbe Chesterton. A leggere la sua storia Francesco è sempre lì senza fiato, ma non in un affanno vano e vuoto, come quello che oggi strozza la gola di troppi di noi. Egli corre in una direzione ben precisa e a chi sa dove andare parla lo Spirito. E questa corsa, oltre ogni limite, egli la compie nei limiti della sua nuda umanità. Sta qui ciò che rende così affascinante Francesco. Egli amando Dio non può fare a meno di amare anche l’uomo. Non un concetto astratto di umanità, ma ogni singola persona, manifestazione di qualcosa di più grande, con l’impronta di qualcosa di eterno. Di più, perfino ogni creatura, animale o vegetale, ancora, ogni accidenti e circostanza della realtà diviene per Lui la più nitida realizzazione di una evangelica certezza: l’amore dell’uomo per Dio è ricambiato. Tutto è persona per Francesco, tutto è lode, come in quella sua meravigliosa poesia, in cui chiama sorella perfino la morte.

E la cosa che più strugge di Francesco, quella cosa che appariva così inaccettabile alla sua di modernità, figurarsi alla nostra, è il suo affidamento totale. È questa la vera misura dell’amore, la più coraggiosa ed eroica in realtà. Significa dar ragione a noi stessi più della Sua provvidente volontà che della nostra. Non parlare ma metterci in ascolto. Non vivere di solo pane. Sta proprio in questo forse la perfetta letizia: nella forza di vincere perfino se stessi.

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