Sandra Mariani: l’italiana nelle mani di Al Qaeda dimenticata dalla stampa

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Sandra Mariani: l’italiana nelle mani di Al Qaeda dimenticata dalla stampa

14 Maggio 2011

Sandra Mariani: un nome ricomparso sulla stampa lo scorso 2 maggio grazie ad un video, a distanza di tre mesi da quando l’avevamo vista per l’ultima volta nel deserto algerino, nelle mani di Al Qaeda. Un nome passato sotto silenzio in questi mesi, quasi dimenticato.

A rompere il silenzio e riaccendere la speranza nei cuori dei familiari è stato il messaggio che la scorsa settimana i rapinatori della 53enne fiorentina di San Casciano Val di Pesa – che di tanto in tanto si recava in Algeria per portare vestiti e giocattoli ai bambini – hanno fatto recapitare al premier Silvio Berlusconi, per negoziare con il governo un riscatto. Tra le richieste si ipotizza il ritiro delle truppe francesi dall’Afghanistan e una contropartita economica destinata al finanziamento della loro organizzazione terroristica.

Quella giunta al presidente del Consiglio è qualcosa di più dell’ennesimo video di rivendicazione. È la prova che Sandra è viva e che i qaedisti del Maghreb islamico sono disposti a raggiungere un accordo. Cosa che dice anche la polizia maliana. Cosa che scrive anche la testata online araba, Echorouk: “I rapitori della turista italiana vogliono negoziare con Berlusconi. Noi siamo Aqim, Al Qaeda nel Maghreb islamico, brigata Tarq Ibn Riyadh. Parlo a nome di Abdul Hamid Abu Zayd. Questa donna chiede di trasmettere questo messaggio, cosicché il presidente del suo Paese lo ascolti…”.

Nonostante ciò, da più di dieci giorni ormai, anche questo segnale di speranza sembra essere caduto nell’oblio, scavalcato magari dall’onda mediatica sollevatasi in seguito alla notizia della morte di Osama bin Laden, giunta nello stesso giorno della comparsa del videomessaggio. Per ironia della sorte nello stesso giorno si sono fatalmente incrociate due storie diverse, quella di una vittima e quella di un carnefice, ma legate dallo stesso minimo comune denominatore: Al Qaeda.

Questa coincidenza fa salire la paura ai parenti della donna, perché il prezzo di Maria Sandra, d’improvviso, sarebbe salito al fixing internazionale dei jihadisti: “Questa faccenda del Bin Laden ammazzato ci fa paura”, dice papà Lido. La cosa che allarma di più è che sono dello stesso avviso anche gli esperti di terrorismo nordafricano, come Geoff Porter, che avverte: “Temo che i rischi per gli ostaggi adesso aumentino. Il loro destino sta virando”.

I qaedisti dell’Aqim e del Gspc sono delle cellule nate dal terrorismo islamico di questi anni e vedono a capo un amico personale di Osama, Abdel Malek Droukdel. La jihad sahariana è erede diretta del sanguinario Gruppo islamico armato (Gia) che negli anni ‘90 trucidò spietatamente migliaia d’algerini e dal quale perfino Bin Laden, che inizialmente gli aveva fornito armi e denaro, prese le distanze.

Negli ultimi tre anni sono stati alcune decine i turisti stranieri sequestrati e rilasciati dopo alcuni mesi e solo dopo il pagamento di un riscatto. Ma qualcuno di loro, però, non ha superato indenne la prigionia e ha dovuto pagare con la vita. Speriamo non sia questo il caso. Ci auguriamo che il silenzio calato sulla vicenda sia solo funzionale a risolvere nel migliore dei modi la questione e che la storia di Sandra si concluda con un lieto fine, come successo un anno fa a Sergio Cicala e sua moglie.