Home News Sandro Gozi e la conferma della esterofilia della sinistra

La nomina

Sandro Gozi e la conferma della esterofilia della sinistra

1
53

In giornate dominate da casi politici e di cronaca mediaticamente rilevanti, solo a stento è riuscita a farsi largo una notizia dai risvolti poco chiari, ma potenzialmente molto importanti: la nomina di Sandro Gozi a responsabile degli Affari Europei del governo francese.

Questa nomina sembrerebbe coerente con il percorso intrapreso da Gozi negli ultimi vent’anni, dato che tanto la sua formazione accademica quanto quella politica si sono svolte in istituzioni vicine all’Unione Europea o in enti internazionali (è stato docente presso diversi atenei europei e americani, nonché membro dello staff di Romano Prodi ai tempi in cui il “Professore” era Presidente della Commissione Europea) prima di essere eletto parlamentare tra le fila del PD e ricoprire per ben due volte l’incarico di Ministro per gli Affari Europei sotto i governi Renzi e Gentiloni.

Alle ultime elezioni europee era stato candidato nella lista Renaissance, vale a dire quella che faceva riferimento al Presidente Macron. Già l’inserimento nelle liste di un movimento politico estero aveva destato più di qualche perplessità – Gozi alla fine è risultato essere il primo dei non eletti – ma l’assunzione di un incarico così importante rappresenta ben altra storia. A questo punto, una domanda dovrebbe sorgere spontanea: può un esponente politico italiano ricoprire un ruolo di governo in Francia, paese competitor (se non vero e proprio avversario) della nostra Repubblica in molteplici ambiti politici, economici ed industriali?

Non sarà la prima volta che un italiano potrà svolgere un incarico di prestigio a Parigi, visto che Franco Bassanini e Mario Monti fecero parte della cosiddetta “commissione Attali”, ma ciò avvenne in un altro contesto storico, nel quale la conflittualità tra Italia e Francia non aveva raggiunto gli attuali picchi. Dalla non ancora perfezionata acquisizione dell’azienda nautica francese STX da parte di Fincantieri (bloccata da Macron non appena si insediò all’Eliseo) alla spaccatura sulla questione libica (la Francia sostiene il Generale Haftar, mentre l’Italia il governo di Al – Sarraj) per arrivare alle nette divergenze in materia di politica migratoria e alla ridefinizione dei confini marittimi nel Mediterraneo, mai come oggi questi due Paesi si sono ritrovati divisi in maniera totale su argomenti cardine dell’agenda politica internazionale. Per questo la nomina ottenuta da Gozi ha gettato un’ombra su parte della classe politica dirigente italiana che, diciamocelo chiaramente, sembra spesso più propensa ad impegnarsi in cause che cozzano notevolmente con le necessità dell’ Italia.

Ci risulta infatti difficile credere che un componente del governo francese, pur essendo italiano, cercherà di salvaguardare le nostre posizioni in tutti i dossier precedentemente citati e vi è una certa frustrazione nel pensare che proprio un nostro connazionale potrà in qualche modo renderci la vita difficile, confermando così l’impressione che il concetto di interesse nazionale, nell’attuale sinistra italiana, sia sempre più latitante.

Insomma: a quanto pare, gli ultimi negativi risultati elettorali sembrano non aver insegnato molto ad alcuni esponenti del PD. Anzi…

 

  •  
  •  

1 COMMENT

  1. Premesso che un italiano che ricopre incarichi in un governo straniero deve andare in galera, premesso che in effetti la sinistra è antitaliana, vogliamo metterci anche un mano sulla coscienza? In Francia c’è il semipresidenzialismo ed è possibile fare riforme. In Italia no. Non avete voluto la riforma Renzi e il tizio se ne va a lavorare in Francia. Pica, di che ti lamenti?

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here