La recensione

“Sangue e Terra”: l’antidoto alla società globale del multiculturalismo

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La vicenda della Sea Watch 3, capitanata da Carola Rackete è balzata agli onori delle cronache internazionali, alimentando un dibattito acceso e controverso. Le ripetute violazioni delle leggi in materia, evidenziate dalla politica salviniana dei “Porti Chiusi”, erano state già state documentate anzitempo dalla missione “Defend Europe”, portata avanti dai militanti di Generazione Identitaria a bordo della nave C-Star.

Tra i promotori dell’iniziativa anti immigrazionista vi era anche Gian Marco Concas che, a largo delle coste libiche, aveva contribuito a smascherare il business, gli interessi ed i secondi fini delle Organizzazioni Non Governative impegnate nel traghettamento dei clandestini verso le coste europee. È questo, tra i tanti, il tema sviluppato nelle pagine di “Sangue e Terra”, edito da Passaggio al Bosco e scritto dallo stesso Concas: un testo controcorrente che, in barba al pensiero dominante, offre una fotografia della drammatica situazione del Vecchio Continente, sconvolto dalle tempeste finanziarie, dall’invasione migratoria e dallo smarrimento della propria identità.

Un viaggio che inizia nell’Inghilterra del Commonwealth e termina nell’Italia del Terzo Millennio, dove sono portati alla luce i guasti della società liquida, globale e multietnica. È sulla scia di queste proposte culturali – libere e politicamente scorrette, come nello stile della Casa Editrice fiorentina, di chiara impronta identitaria e sovranista – che è possibile contrastare un progressismo dilagante e sradicante. Sangue e Terra ci riporta ad una dimensione di autenticità tradizionale capace di risvegliare le necessarie energie di quell’Europa che non intende consegnarsi al fatalismo.

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