Sanità, la fine dell’emergenza è a un passo
23 Febbraio 2011
Pareggio di bilancio e uscita dal regime commissariale. Fatti e non parole che il presidente della Regione, Gianni Chiodi, è pronto a perseguire, insieme all’impegno a presentare in commissione consiliare la rimodulazione e la nuova programmazione dei fondi dell’articolo 20 (legge finanziaria 1988) per gli investimenti nel settore dell’edilizia sanitaria e delle attrezzature tecnologiche.
Si è chiuso così, ieri, il Consiglio regionale – una seduta straordinaria, interamente concentrata sulla “vertenza sanitaria”-, con l’approvazione di una risoluzione della maggioranza di Centrodestra che scrive sul futuro della sanità abruzzese la parola risanamento e rispedisce al mittente tutte le accuse dell’opposizione. Questa volta davvero in autogol, con critiche dal retrogusto strumentale condensate in un libricino nero (“le dieci bugie di Gianni Chiodi”) sventolato ai 4 venti. Ma il tentativo di travestire da Pinocchio il presidente della Regione non è andato a buon fine. Perché sul fronte della sanità l’operato di Chiodi, nel ruolo di commissario, è davvero inattaccabile.
Rigore era necessario e rigore è stato utilizzato, per risanare un debito di portata drammatica che ha rischiato di compromettere la stabilità economica dell’intera regione. E che, è noto a tutti, è il frutto di politiche scellerate che negli anni precedenti hanno alimentato corruzione e sprechi.
Invece la marcia si è invertita, tanto che ieri il presidente Chiodi ha assicurato che “il disavanzo della Regione relativo al 2010 sarà notevolmente inferiore a quanto previsto nel Dpef, il Documento di programmazione economico-finanziaria”.
“La spesa sanitaria pubblica rappresenta, ma lo sarà ancora di più in futuro – ha spiegato Chiodi – una spesa pubblica strategica poichè incide direttamente sulla qualità della vita dei cittadini, ma si dovrà confrontare costantemente con la rarefazione delle risorse pubbliche a disposizione. Per questo, la politica, talvolta, è anche chiamata a prendere decisioni drammatiche”
“Rimodulare la spesa pubblica – ha proseguito il Presidente – cioè ridurla laddove non emergeranno valenze strategiche, appare, quindi, una necessità poichè non si può più assicurare tutto a tutti. Del resto, se vogliamo un sistema sanitario sostenibile, dobbiamo puntare sulla creazione di un sistema di qualità ma a costi adeguati. Ecco perchè evitare di ricorrere all’indebitamento non è una scelta ragionieristica ma rappresenta l’unico modo per restituire quote di futuro e di speranza ai giovani abruzzesi”.
Via libera dunque al percorso delle riforme strutturali, che deve essere avviato al più presto, soprattutto nell’ambito del sistema sanitario regionale, dove, per ovvie ragione, sarà particolarmente lento e impegnativo. “D’altronde – precisa Chiodi -, nessuno può negare il forte condizionamento causato dalla drammatica situazione di partenza di un modello sanitario, quello abruzzese, che, così come era stato costruito, non funzionava affatto”. I dati, del resto parlano chiaro: l’Abruzzo è la regione dei 560 primariati e delle altrettante Unità operative complesse; così come è la regione dei 35 ospedali pubblici e privati; dei più alti tassi di inappropriatezza dei ricoveri; degli ospedali sotto casa che hanno fatto registrare una casistica assai limitata e quindi generato elevati tassi di rischio per i pazienti. “Come ignorare – ha chiesto Chiodi – che l’Abruzzo ha avuto i più elevati livelli di presenza della sanità privata d’Italia e che ha tollerato un sistema spesso privo di regole?”.
Se questo è il quadro, piuttosto che lo stillicidio delle contraccuse, quello che occorre è una seria e responsabile collaborazione. A questo sono chiamate le opposizioni. E Chiodi, infatti, ha rivolto il suo appello affinché “almeno sulle decisioni che impone la legge, non ci sia ostilità preconcetta ma una lealtà di fondo ed una disponibilità a condividere le scelte da compiere, anche se dovessero rivelarsi impopolari”.
