Santanchè: “Fatima è solo l’ultima vittima del fondamentalismo, e il governo sta a guardare”

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Santanchè: “Fatima è solo l’ultima vittima del fondamentalismo, e il governo sta a guardare”

03 Agosto 2007

Intervista a Daniela Santanchè di Francesca Burichetti

“Ma cosa
bisogna aspettare perché nel nostro paese la politica si mobiliti? È necessario
che vengano lapidate pubblicamente in piazza dieci donne?” Il tono della voce di
Daniela Santanchè è deciso, lei sa di essere, a suo modo, una vittima del “sistema”,
creato nel nostro paese da un misto di ideologismo, garantismo e politicamente
corretto. Quel sistema la costringe a vivere da due anni sotto scorta perché esposta alle minacce di un
imam islamico, non ha concesso giustizia alla povera Hina, la giovane donna pachistana sgozzata dal padre con la testa rivolta verso La Mecca, e oggi  – per tramite dell’ennesima sentenza
giudiziaria – ha condannato anche Fatima: la ragazza maghrebina segregata e
maltrattata dalla famiglia perché troppo occidentale. I fatti sono cronaca dei
giorni scorsi: la Corte di Cassazione italiana assolve i genitori e il fratello
di Fatima perché la picchiavano e le vietavano di uscire (soprattutto con gli
occidentali) al solo fine di “impedirle il suicidio, non per una volontà di sopraffazione e
disprezzo”. Secondo la giustizia del nostro paese, dunque, la ragazza non sarebbe mai
stata vittima di sequestro e i familiari innocenti perché
non c’è “la piena abitualità delle condotte violente”. In sostanza, non la picchiavano abbastanza.

Ma che sta accadendo nel nostro paese, onorevole Santanchè? “Significa semplicemente che la giustizia non esiste”,
commenta indignata la parlamentare di An. Che aggiunge: “tutto
questo è possibile perché in Italia molti non si sono ancora resi conto che le
donne non sono sostanzialmente libere. E fintanto che non le liberiamo – spiega – non si
può parlare di questo paese come di un paese civile.”

Il modo per
proteggere e tutelare le donne, per garantire loro la parità dei diritti è
soltanto uno: un serio intervento politico e legale. Ma in Italia si parla
tanto e si fa poco. Infatti, spiega la Santanchè, “in parlamento è in
corso la discussione di un disegno di legge in tutela delle donne, che non dice assolutamente
niente di importante, che non provvede per nulla a cambiare il sistema”.

Eppure di tutt’altro avviso sembrava oggi Barbara
Pollastrini, ministro per i diritti e le pari opportunità, che ha reagito con
indignazione e meraviglia di fronte alla sentenza della Cassazione da cui si è
sentita “colpita e ferita”.  Tra l’altro, aggiungendo: “È la prova di quanto sia urgente affrontare il capitolo dei diritti
e della tutela di moltissime ragazze e donne immigrate nel nostro paese. È per
questo necessaria una rapida approvazione della legge contro la violenza sulle
donne”. “Ma quella è una legge senza corpo – insorge la Santanchè – è aria fritta! Di cosa si
meraviglia la Pollastrini? Siamo di fronte a
una triste realtà che la politica e il governo non riescono (o non vogliono?)
vedere. Infatti, è vero che c’è bisogno di una legge, ma il
parlamento non sta affrontando la questione con serietà”.

E il governo? “Peggio che andar di notte. Pensi – spiega l’esponente di
Alleanza Nazionale – che il governo a distanza di otto mesi, non è ancora
riuscito ad investire i fondi riservati in finanziaria alla tutela delle donne
nel nostro paese”. E quando spera di farlo? “L’anno sta finendo e intanto sono stati almeno due gli scandali di violenza
ingiustificata sulle donne islamiche che avevano semplicemente voglia di
sentirsi libere dalle oppressioni della famiglia”. Due scandali che però portano un nome: quello di Hina e Fatima.