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Meno legge e più contrattazione territoriale

Sarà il lavoro l’arena competitiva della nuova tornata elettorale

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Le Commissioni del Senato hanno concluso l’esame della Legge di Stabilità e formulato i loro pareri alla Commissione Bilancio, che dovrà valutare gli emendamenti presentati al testo approvato dalla Camera e portare all’esame dell’Aula un nuovo testo espressione della convergenza in una maggioranza parlamentare, per quanto temporanea, dei partiti: ma ciò avverrà in un contesto reso convulso e acre dalle dimissioni del premier.

Le dinamiche parlamentari si annunciano assai interessanti, dopo la cesura politica imposta prima (a sorpresa) dal Popolo della Libertà mercé il passaggio dal pieno sostegno sinora garantito al Governo all’astensione, e drammatizzata poi dalla salita al Colle del prof. Monti per dichiarare esaurito il proprio mandato. E le dichiarazioni che ribadiscono l’impegno a sostenere l’iter della Legge di Stabilità e di altri decreti in conversione evitando l’instabilità e le sue conseguenze sui mercati finanziari internazionali andranno verificati in concreto.

In effetti, s’intrecceranno ancora nei prossimi giorni, paradossalmente ma non troppo, la traiettoria bipartisan che ha segnato l’ultimo anno di attività parlamentare e quella identitaria che avrà come trazione il posizionamento nell’imminente campagna elettorale.

Alla prima traiettoria, va senza dubbio attribuito il cospicuo lavoro che nella Commissione Lavoro ha visto confluire sia il consenso dei partiti di quella che fu la “strana maggioranza”, sia quello del Governo tecnico, su ordini del giorno approvati congiuntamente con il parere favorevole del Ministero del Lavoro, rappresentato dalla prof. Cecilia Guerra.

Gli ordini del giorno prefigurano coerenti emendamenti e di matrice parlamentare e di matrice governativa sui temi più critici dell’attuale congiuntura: dal reperimento dei fondi per garantire nel 2013 la continuità dell’intervento degli ammortizzatori sociali in deroga, alle ricongiunzioni previdenziali escludendone il carattere oneroso laddove non si generino benefici “senza causa” per i lavoratori richiedenti; dalla correzione della circolare INPS n. 35/2012 in quanto esclude indebitamente dall’accesso al trattamento pensionistico anticipato alcuni gruppi di lavoratori, alla razionalizzazione delle modalità di svolgimento e degli effetti finanziari della “campagna” dell’INPS per la verifica delle condizioni di invalidità civile al fine di depurarla dei suoi accenti propagandistici e di misurarne gli esiti in termini integrati di costi-benefici; dalla rimappatura della platea degli esodati e dei salvaguardati per ricomprendervi quei lavoratori coinvolti in processi reali di ristrutturazione e come tali espulsi dal circuito e dell’impiego e dell’ammortizzazione, all’approvazione del meccanismo, concordato all’unanimità in Senato e modellato sul precedente delle mansioni usuranti, di pensionamento anticipato flessibile per i lavoratori dedicati alla cura di congiunti affetti da handicap grave; dall’esclusione delle cooperative sociali dagli aggravi dell’aliquota IVA, all’introduzione di meccanismi di progressività e di gradualità nell’accesso al nuovo regime dell’ASpI al fine di evitare la concentrazione patologica di risoluzioni del rapporto di lavoro in coincidenza con l’avvio del nuovo regime contributivo. Ancora alla prima traiettoria, va ascritto l’emendamento dei due relatori alla Legge Fornero, Castro e Treu, con il quale si chiede di riservare una quota del 15%, nella distribuzione degli incentivi premiali della produttività, agli accordi aziendali che prevedano la partecipazione dei lavoratori agli utili o al capitale d’impresa in analogia al modello francese del salario di partecipazione o a quello anglosassone degli ESOP.

Alla seconda traiettoria va invece riferita la presentazione da parte dei senatori pidiellini della Commissione Lavoro di un pacchetto di dodici emendamenti alla Legge di Stabilità, mirati a ripristinare la piena efficacia della Legge Biagi e delle sue forme contrattuali flessibili. Infatti, nella loro valutazione, la Legge Fornero, pur robustamente migliorata nel cammino parlamentare rispetto al testo originario, predispone meccanismi d’ingresso nel mercato del lavoro tanto rigidi da risultare inibenti se non ostruttivi proprio in concomitanza con la fase economica più critica per l’occupazione a fronte del permanere di tendenze regressive o stagnanti nell’andamento del PIL. Muovendo da questa prospettiva, gli emendamenti puntano a: estendere il contratto a termine senza obbligo di causale sino al 10% dell’organico; rendere più fluido l’apprendistato, eliminando i limiti quantitativi di accesso e l’imponibile di conferme in servizio; ripristinare perimetri più dinamici per il lavoro a progetto, il lavoro a chiamata, il lavoro occasionale e l’associazione in partecipazione, che hanno contribuito a rendere più competitivi settori-chiave come il turismo e l’agricoltura; semplificare il regime delle dimissioni; espandere l’orario di lavoro accorciando il gap italiano rispetto ai concorrenti europei; e rafforzare l’autonomia delle parti sociali nella sottoscrizione di accordi di prossimità in deroga alle prescrizioni legali su orari, licenziamenti, mansioni, terministi, collaborazioni.

L’idea che, per superare questa drammatica congiuntura occupazionale, e insieme migliorare i depressi standard nazionali di produttività del fattore lavoro, sia indispensabile valorizzare la dimensione comunitaria e partecipativa dei contratti aziendali e territoriali, azzerando ogni zavorra burocratica, riducendo le intrusioni giudiziarie e favorendo l’energia d’impresa, rappresenterà probabilmente un elemento fortemente distintivo del centrodestra nel complessivo posizionamento politico-programmatico delle prossime settimane, cui è lecito attendersi risponderà, in chiave di contrapposizione identitaria, il centrosinistra riproponendo i suoi accenti più tradizionalmente retro-laburisti di regolazione centralizzata e contenitiva delle flessibilità. Insomma, il lavoro tornerà ad essere l’arena competitiva in cui con più asprezza si misureranno gli schieramenti politici in vista della scadenza elettorale, secondo lo schema dialettico bipolare che aveva segnato la sedicesima legislatura sino alla tregua, imposta dalla pressione degli organismi internazionali in concomitanza con quella Legge Fornero il cui anchilosato e claudicante avvio sul campo, anche per colpa di molti feroci agguati magistratuali, ha di sicuro accelerato la scomposizione della maggioranza a sostegno del premier Monti.

Tratto da amicimarcobiagi

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