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Sardine, ma dove andate? Ci sono le regionali…

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La pausa di riflessione è durata pochissimo: il tempo di consultare il calendario e capire che la prossima tornata elettorale per le Regionali in Toscana e Puglia, ma anche Veneto, Campania, Liguria e Marche, è alle porte. Ed ecco allora che le Sardine con alto senso di responsabilità e abnegazione hanno risposto presente. Ancora una volta. Per combattere il nemico “sovranista, populista, negazionista” per citare le parole del leader Santori. L’idea di concedersi una pausa, annunciata dallo stesso Santori due giorni fa, è stata cancellata infatti ieri in video assemblea. “A luglio e agosto verrà data priorità alle regioni che andranno al voto, come sette mesi fa saremo la risposta immunitaria della società civile” – ha detto orgoglioso il capo pesciolini bolognese. Insomma lo sbandamento, la delusione, la “frustrazione e la saccenza” ammessa pochi giorni fa sono scomparse. Le sardine non mollano!

Una scelta dietro la quale vi sono evidentemente le pressioni del Pd e del centrosinistra, vera stella polare del Movimento. Il ragionamento politico fatto dal padre ‘spirituale’ Prodi è chiaro: è vero che le sardine hanno perso smalto, è vero che la loro vacuità si è ormai palesata dalla foto coi Benetton in poi, è vero tutto. Ma è anche vero che è meglio avere una arma spuntata, piuttosto che non avere nessuna arma. Accidenti, qualche elettore coi paraocchi crederà ancora nel bluff… E magari più di uno. L’economia domestica insegna: in tempi di magra prima di buttare una vecchia pentola la si sfrutta fino all’ultimo: i piatti non saranno ottimi, ma ci si accontenta. Per il Pd il ragionamento non fa una grinza: in profonda crisi di identità, senza una leadership vera, ancora piegati dal patto scellerato coi 5 Stelle, i Dem si aggrappano a quel che resta della loro invenzione emiliana, gemma preziosa per Bonaccini, per sfruttarla fino all’ultima goccia, o sarebbe meglio dire l’ultima squama. In Toscana e Campania, soprattutto, si annuncia una battaglia epocale e non si può lasciare nulla al caso.

Dal punto di vista delle sardine il discorso è un po’ diverso. Per Santori e compagnia era evidentemente meglio uscire di scena con ancora gli abiti addosso, magari con qualche macchia ma ancora presentabili per poi rinascere dalle ceneri con nuove vesti. Di qui l’annuncio della pausa di riflessione. Quello che viene loro chiesto dal Pd invece è di stare sul palco fino alla fine, con i pantaloni strappati e la camicia a brandelli pur di portare a casa le ultime briciole di consenso. A costo di farsi trovare nudi prima che cali il sipario, una nudità volgare ormai visibile a tutti, non solo alla innocenza del bimbo di Andersen. E la dignità? Pazienza… La quasi certa fine ingloriosa, una volta sconfitta l’armata del Male leghista, sarà ripagata.

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