Sarkò d’Israele propone la sua mediazione nel dialogo con la Siria

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Sarkò d’Israele propone la sua mediazione nel dialogo con la Siria

24 Giugno 2008

Il presidente francese Nicolas Sarkozy – da domenica in Israele con tanto di consorte – ha parlato lunedì davanti alla Knesset, celebrando la rinnovata amicizia tra Parigi e Tel Aviv. Prima di lui, solo Francois Mitterand (nel 1982) era stato invitato a tenere un discorso davanti al parlamento israeliano. La grande accoglienza tributata a Sarkozy mostra come le politiche del presidente francese – lontane dall’approccio di Jacques Chirac – riscuotano successo presso il popolo israeliano: dopo anni di freddezza, Francia e Israele sembrano aver ritrovato una linea comune nella lotta al terrorismo e alle minacce mediorientali.

L’amicizia con Sarkozy è stata espressa da più parti: un sentimento comune e trasversale, sempre più raro in un parlamento sull’orlo della crisi per le accuse che pendono sul capo di Olmert. Pazienza se mercoledì la Knesset sarà chiamata a votare su una mozione di sfiducia proposta dai laburisti di Barak: ieri è stato il giorno di Sarkò, lodato tanto dalla Speaker Dalia Itzik per la sua "determinazione" e le sue "coraggiose riforme" quanto dal leader dell’opposizione Benjamin Netanyahu (Likud), che ha definito l’ospite un "sincero amico di Israele".

Incassato anche l’applauso di Ehud Olmert – che ha ringraziato Sarkozy per la sua "determinazione nel combattere l’antisemitismo in Francia", dopo il terribile pestaggio ai danni di un ragazzo ebreo a Parigi – a prendere la parola è stato il presidente francese. "Chiunque voglia distruggere Israele troverà la Francia a bloccargli la strada" ha detto Sarkozy: in altri termini, "Israele deve sapere che non è solo nella lotta contro le ambizioni nucleari iraniane". Una rassicurazione che può essere letta come un maggior impegno europeo sul fronte della corsa al nucleare a partire da luglio, quando proprio la Francia assumerà la presidenza semestrale dell’Unione Europea.

Lasciato l’Iran, il discorso di Sarkozy si è concentrato sul conflitto israelo-palestinese. Già domenica, nel corso di un incontro con il presidente israeliano Shimon Peres, Sarkozy si era detto fiducioso in vista delle trattative che dovrebbero portare a un accordo tra le parti entro la fine dell’anno. La linea francese, in questo senso, coincide con quella degli Stati Uniti: come da tempo va ripetendo Condoleezza Rice, anche per il presidente francese "non potrà esserci la pace senza il blocco degli insediamenti" israeliani nel West Bank. Sarkozy – che ha espresso l’auspicio di vedere di Gerusalemme capitale condivisa dei due Stati – ha poi ricordato ai palestinesi l’importanza della lotta al terrorismo contro lo Stato ebraico. In conclusione, il presidente ha assicurato il suo appoggio nelle trattative per il rilascio del soldato israeliano Shalit: Sarkò incontrerà i parenti del militare, e della questione parlerà anche con il presidente dell’Anp Abu Mazen.

Nel corso del suo viaggio, Nicolas Sarkozy è andato oltre alle parole di rito. L’idea del presidente è infatti quella di promuovere la Francia al rango di mediatore per le questioni mediorientali: un ruolo attualmente ricoperto dagli Stati Uniti (per quanto concerne le trattative israelo-palestinesi) e da Tony Blair, inviato del quartetto (Stati Uniti, Russia, Europa e Nazioni Unite). "Vi chiedo di avere fiducia in noi perché vogliamo aiutarvi" ha detto il presidente: "La Francia è pronta ad assicurarvi la sua protezione, è pronta a mobilitare i suoi sforzi diplomatici, le sue risorse, i suoi soldati. Abbiate fiducia nella Francia".

Nicolas Sarkozy non ha però specificato quale ruolo la Francia possa concretamente ricoprire nelle trattative mediorientali. Vero è che i fronti aperti sono molti: al momento, però, Sarkò sembra volersi intromettere nelle trattative tra Siria e Israele. Quel che è certo è che il 13 luglio – in occasione del meeting delle Nazioni mediterranee – il presidente francese siederà allo stesso tavolo con il suo omologo siriano Assad: un invito contestato, che ha fatto arricciare il naso perfino al ministro degli Esteri francese – la presenza di Assad al mio stesso tavolo, ha detto Kouchner, "non mi rallegra". A leggere positivamente l’iniziativa di Sarkozy è stato invece il presidente israeliano Peres, che vede nell’apertura francese ad Assad una maggior possibilità per il dialogo tra Damasco e Tel Aviv.

Ma al di là delle diverse posizioni, il feeling con Assad stride con le dichiarazioni di sostegno a Israele pronunciate dal presidente francese. L’idea di Sarkozy, coerente con il suo spirito pragmatico, era quella di mettere Olmert e Assad l’uno di fronte all’altro per un confronto privato: ipotesi esclusa da entrambi i capi di Stato, impegnati in trattative che al momento restano rigorosamente indirette. Al tavolo del Mediterraneo, dunque, i contatti tra Siria e Israele saranno solo di carattere superficiale e mediati dagli altri ospiti dell’evento.

L’ambiguità sulla Siria emerge insomma come unica "macchia" del viaggio del presidente francese: già prima della partenza, Sarkozy aveva dovuto rassicurare gli israeliani promettendo di mettere un freno al riavvicinamento franco-siriano. Per un dialogare con la Siria, ha fatto sapere la Francia, le condizioni restano quelle poste da Israele: Assad deve allontanarsi dai paesi facenti parte dell’"asse del male", Iran in testa. Sulla lealtà di Damasco, infine, qualcosa avranno da dire anche gli esperti nucleari delle Nazioni Unite, giunti ieri in Siria per compiere dei rilevamenti.