Sarkò e Zapatero in viaggio d’affari a Roma

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Cosa sono venuti a fare a Roma Sarkozy, senza la nuova fidanzata italiana Carla Bruni, e Zapatero? Certo non gli auguri di Natale a Prodi.

Sono venuti a fare affari. Non a caso, appena due giorni fa, Zapatero aveva gridato ai quattro venti che la Spagna ha superato l’Italia per ricchezza. Un po’ come certi animali, che prima di un combattimento o una sfida importante, si gonfiano per far vedere che sono i più forti.

E invece non è vero niente. Nonostante i giornali abbiano preso per oro colato i dati spediti da Madrid.

Ci voleva una fonte ufficiale, la Banca mondiale, per avvertirci che in effetti la Spagna sta crescendo, ma l’Italia è ancora economicamente molto più robusta.

E dire che la balla madrilena non era difficile da smascherare. Se giri il mondo trovi dovunque il Made in Italy, mica il Made in Spain; le spiagge più suggestive del Mediterraneo sono certamente quelle italiane e non quelle spagnole; il cuore della cultura europea batte a Roma e dopo, molto dopo, a Madrid.

Ma dunque, che ci fanno in Italia Zapatero e Sarkozy?

Il presidente francese ha una pratichetta calda calda da far vistare a Prodi: il trasloco dell’Alitalia a Parigi. Il premier spagnolo, invece, ha da fare un check up a due dossier altrettanto delicati: ricordiamo che la spagnola Telefonica è il maggiore azionista di Telecom, mentre l’Enel è fortemente impegnata sul mercato dell’energia iberica, dopo essere entrata in Endesa.

Affari, dunque. E trattati alla luce del sole. Alla faccia di quei puri che ancora credono alla supremazia del mercato sul dirigismo della politica.

Ma d’altra parte, un governo che intermedia la grandissima parte dell’economia nazionale, può rinunciare a mettere becco sulle grandi transazioni industriali sul piano internazionale?

Per i liberisti, quelli veri, questi sono anni bui.

Oggi il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, ha detto che l’Italia non cede al declino. Un messaggio d’ottimismo coretto e sacrosanto. Ma con questa politica, anche le grandi risorse di cultura, fantasia e qualità che hanno fatto grande l’Italia, rischiano di andare perdute.

Siamo in periodo di auguri? E allora auguriamoci che questo Paese riesca a cambiar pagina, sostenendo – e non strozzando con le tasse – le imprese; valorizzando il merito dei giovani, riformando profondamente rendite di posizione e codici burocratici di cui non sentiamo più nessun bisogno.

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