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Sarkò invita Hezbollah a Parigi e Israele trema

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Altro che metterli sulla lista nera delle organizzazioni terroristiche europee. Gli hezbollah verranno invitati in Francia a partecipare alla conferenza di pace sul Libano che si dovrebbe tenere entro giugno.

La notizia è ufficiale e non farà piacere ai tanti ammiratori del neo eletto presidente Nicolas Sarkozy. Anche perché in molti, a Gerusalemme e negli Stati Uniti, avevano interpretato come premesse  pre elettorali gli intenti più volte manifestati e ribaditi dallo stesso Sarkozy e dal suo staff di darsi da fare per includere il partito di Dio di Nassan Nasrallah nella black list dove grazie all’Italia di Berlusconi è finito il movimento terrorista di Hamas. Addirittura si era beccato un articolo negativo per questo da uno dei quotidiani di riferimento della sinistra americana, il New York Times.

Ieri un diplomatico israeliano, sentito nell’ambito di  lungo articolo del Jerusalem Post, commentava senza particolare sorpresa questo voltafaccia presidenziale. Spiegandolo così: “il punto di vista a Gerusalemme è che Sarkozy voglia agire gradualmente e giocare un ruolo onesto per stabilizzare il Libano e la conferenza di Parigi fa parte di questo sforzo.”

Ma perchè allora invitare un movimento filo iraniano, islamo fascista e spiccatamente anti semita come gli hezbollah?

“L’eredità di Chirac non si può dissipare in un attimo”, è la risposta delle alte sfere diplomatiche. Che comunque, sebbene molto disilluse dopo questo invito ufficiale, fanno sapere di non avere ancora perso tutte le speranze che la vittoria di Sarkozy possa alla fine persuadere tutta l’Europa che le milizie hezbollah debbano essere messe al bando dall’Europa.

La finezza, un po’ ipocrita, di Sarkozy sta nel separare le milizie armate dal partito che ha attualmente 13 deputati nel parlamento libanese. “Se pure l’ala armata fosse messa fuorilegge, noi continueremmo a trattare per il bene del Libano con il movimento politico.”

Il  nuovo ministro degli esteri francese Bernard Kouchner, che in passato ha spesso sferzato gli uomini della sinistra francese di cui fa parte, per il proprio filo arabismo senza sé e senza ma e per il proprio essere pregiudizialmente sempre e comunque contro Israele, fa una certa fatica a spiegare alla stampa francese il proprio passo diplomatico: “l’obiettivo della conferenza di Parigi è quello di restaurare una certa confidenza tra i partiti libanesi, noi abbiamo l’opportunità di mettere fine al conflitto e non parlare con loro, cioè con gli hizbullah, vorrebbe dire essere negligenti con l’attuale posizione geo politica libanese, perché hizbullah ne è un componente fondamentale.”

Qualcuno ha anche chiesto a Kouchner se non temeva che questa iniziativa sarebbe costata non poco in termini di credibilità all’immagine di serietà del paese che pure Sarkozy sta tentando di costruire a livello interno e internazionale, Kuchner ha replicato in maniera disarmante: “in questo momento è più importante la pace e la stabilità in Libano che l’immagine della Francia”.

Cosa dunque sottende questa prima virata politically correct e di continuismo chiracchiano di Sarkozy?

Le ipotesi che si fanno sono molte. Qualche esperto francese di dietrologia all’italiana fa anche il seguente ragionamento:

 “bisogna ragionare con l’ottica diplomatica di Sarkozy, lui da una parte legittima gli hezbollah come partito dall’altra farà pressioni perché l’ala militare sia messa fuori legge in Europa e così lo costringerà a trattare con la politica internazionale e con il governo di Sinora, un po’ come fece Blair con l’Ira”.

D’altronde, e questa sarebbe la riprova del precedente ragionamento, Sarkozy ha invitato alla stessa conferenza anche la Siria, ma non per questo non continuaa tenere puntata alla tempia di Assad la pistola del tribunale internazionale che deve indagare sulle complicità siriane nell’omicidio dell’ex premier libanese Hariri.

Qualche maligno fa anche notare l’interesse di Sarkozy di venire comunque a un compromesso che garantisca la pace nella travagliata regione libanese dove di recente molti studi dimostrerebbero l’esistenza di numerosi e ricchi giacimenti petroliferi su cui la Francia vorrebbe in qualche maniera mettere le mani.


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