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Sarkò riforma la Difesa e riporta la Francia nella NATO

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Il Presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha presentato ieri mattina alle porte di Versailles, di fronte a circa tremila militari, al Ministro dell’Interno ed al Ministro della Difesa, il tanto atteso Libro Bianco per la difesa e la sicurezza nazionale. Il tema sta particolarmente a cuore al Presidente che conosce bene le problematiche della sicurezza, essendo stato ministro dell’Interno per circa 4 anni. L’ultimo documento di questo tipo risaliva al 1994 ma, come ha rilevato lo stesso Sarkozy, negli ultimi quattordici anni il mondo è cambiato e la politica di difesa francese ha urgente bisogno di un profondo cambiamento strategico per adeguarsi ai mutamenti fondamentali dell’ “era della globalizzazione”. Il Libro Bianco, dunque, ridefinisce con una prospettiva di quindici anni la strategia francese, sia quella relativa alla sicurezza interna, sia quella relativa alla difesa esterna in un’ottica integrata al fine di fornire “risposte adeguate ad ogni rischio e minaccia che può mettere in pericolo la vita della Nazione”.

Nella sostanza la nuova strategia prevede una riduzione in sei, sette anni di 54.000 unità (principalmente personale addetto alle funzioni logistiche e di supporto), al fine di creare Forze Armate più snelle e mobili, capaci di dispiegare 30.000 uomini in sei mesi, ovunque ve ne sia bisogno, e 10.000 uomini sul territorio nazionale in caso di grave crisi (con una forza permanente di 5.000 uomini). Al termine di questo processo, il totale degli effettivi sarà ridotto da 271.000 a 224.000 uomini: la fanteria conterà 130.600 uomini (- 17%),  l’aereonautica 50.000 (- 24 %) e la marina 44.100 uomini (- 11 %). Questa necessaria riduzione dovrebbe consentire di invertire la tendenza in base alla quale “ormai il 60% degli effettivi sono deputati alle funzioni di sostegno e solo il 40% alle funzioni operative”. Ciò che sarà risparmiato grazie ai tagli al personale “sarà completamente reinvestito per il miglioramento del personale rimasto, ma soprattutto all’aumento del budget per l’equipaggiamento, che passerà da 15,5 a 18 miliardi di euro ". Meno personale ma più finanziamenti quindi. La Francia consacrerà alla difesa un impegno finanziario maggiore accrescendo, a partire dal 2012, il budget destinato a tale scopo del 1% all’anno al netto dell’inflazione, portandolo entro il 2020 a 377 miliardi di euro.

L’altro aspetto fondamentale nella nuova strategia francese è il riconoscimento del ruolo delle istituzioni internazionali, segnatamente Unione Europea e NATO. “L’Europa rappresenta una priorità” ha detto il Presidente Sarkozy, e in questo senso il Libro Bianco propone alcuni obiettivi concreti, come la creazione di una forza di intervento di 60.000 uomini, dispiegabile per un anno nei teatri caldi con il necessario supporto navale ed aeronautico; la capacità di affrontare per una durata consistente 2 o 3 operazioni di peace-keeping o peace-enforcing contemporanee; la ristrutturazione dell’industria europea per la difesa, poiché i singoli stati membri non possono possedere a livello nazionale ogni tecnologia necessaria alla difesa. Ma il Presidente Sarkozy ha anche confermato l’intenzione della Francia di rientrare nel dispositivo militare dell’Alleanza Atlantica e di porre fine alla “particolarità” francese, imposta dal Generale De Gaulle negli anni ’60, fissando come data aprile 2009, in occasione dei festeggiamenti per il 60° anniversario della NATO. Il rinnovato impegno francese sarà guidato da tre obiettivi : "pervenire ad una analisi comune delle nuove minacce che le missioni della NATO dovranno affrontare, definire una migliore distribuzione delle responsabilità tra americani ed europei, razionalizzare la struttura di comando ". Il tutto potrà avvenire a precise condizioni: la Francia manterrà "piena libertà di valutazione", che sarà resa possibile da una rinnovata capacità informativa francese (ottenuta anche puntando sugli investimenti in sistemi militari spaziali, il cui budget verrà raddoppiato rispetto agli attuali 380 milioni di euro); la Francia manterrà piena libertà di decisione, non vi sarà alcun "automatico contributo della Francia agli interventi della NATO". Inoltre la Francia dovrà mantenere "l’indipendenza nucleare totale, sia in termini di capacità che di strategia " allo scopo di “prevenire ogni aggressione contro gli interessi vitali della nazione dovunque essi vengano e sotto qualunque forma di presentino”, perché la deterrenza nucleare rappresenta “l’ultima garanzia alla sicurezza e all’indipendenza della Francia”. Infine, l’ultima condizione per il ritorno della Francia nella NATO, è che "nessuna forza francese sarà posta permanentemente sotto il comando NATO in tempo di pace ".

Gli obiettivi della Francia e del suo Presidente sono sicuramente ambiziosi, e la nuova strategia sarà messa a dura prova negli anni a venire, ma non c’è dubbio che l’Europa e l’Alleanza Atlantica devono ripensare loro stesse e le loro politiche di difesa se vogliono essere preparate ad affrontare in maniera vincente le sfide dei nostri tempi. UE e NATO dovranno dimostrare di essere capaci di raccogliere le proposte della Francia, con l’obiettivo comune di contribuire alla sicurezza dei paesi dell’Alleanza e del mondo, nella convinzione condivisa che  “non c’è libertà, non c’è uguaglianza, non c’è fraternità senza sicurezza”.

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