Sarkozy: “accordo storico su clima”. Berlusconi: “ho fatto un ricamo”

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Sarkozy: “accordo storico su clima”. Berlusconi: “ho fatto un ricamo”

Sarkozy: “accordo storico su clima”. Berlusconi: “ho fatto un ricamo”

13 Dicembre 2008

"Abbiamo ottenuto tutto". Con queste parole il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha riassunto l’esito delle trattative al vertice europeo dei capi di Stato e di governo sui due argomenti cruciali sul tavolo: la risposta all’economia in crisi e il pacchetto di misure per la lotta al cambiamento climatico. Già nella serata di giovedì era chiaro che la maggioranza delle richieste italiane sul clima avevano ottenuto risposta, tanto da far ritirare a Berlusconi la minaccia di un veto. Ma solo ieri, al termine del negoziato e dopo l’analisi dei tecnici sul compromesso messo a punto dalla presidenza francese, il premier dice di aver "fatto un ricamo" che ha portato a un "risultato pieno, soddisfacente", grazie alla quale l’Europa si è posta "all’avanguardia sull’ambiente senza essere quella che paga per tutti".

Le esigenze dell’Italia e di altri Stati contrari al pacchetto ma per ragioni molto diverse, come la Polonia, si sono incrociate con la ferma determinazione del presidente di turno francese, Nicolas Sarkozy, di chiudere con un successo un semestre di presidenza tra i più fattivi degli ultimi anni. Berlusconi glielo ha riconosciuto nel corso della conferenza stampa finale. "Debbo fare i complimenti per l’intelligenza e per l’apertura mostrata da Sarkozy", ha detto Berlusconi, mentre l’inquilino dell’Eliseo, a sua volta, ha voluto rendere "omaggio all’Italia", spiegando: "Sapevo che all’inizio non c’era molto entusiasmo ma abbiamo trovato grazie al presidente Berlusconi un accordo abbastanza rapidamente". E annunciando un accordo raggiunto "all’unanimità", grazie al quale l’Ue diventa il continente che si è dotato delle regole più vincolanti al mondo".

Sarkozy ha annunciato che gli obiettivi del ’20-20-20′ sulla riduzione delle CO2, l’efficienza energetica e le rinnovabili entro il 2020 sono confermati. "La crisi non può essere una scusa per non procedere sulla tutela dell’ambiente", ha aggiunto. La cancelliera tedesca Angela Merkel, che nel marzo del 2007 durante il semestre tedesco aveva varato il piano salvo poi mostrarsi più timorosa sulle ripercussioni del pacchetto sull’industria nazionale, gli ha fatto eco: "Ci siamo riusciti, siamo degni del nostro ruolo di avanguardia". L’accordo dovrebbe infatti mettere gli europei in una posizione di forza per i negoziati internazionali sul clima di Copenhagen nel dicembre 2009.

Italia, Germania e Polonia erano insorte contro il rischio di costringere le imprese a farsi carico di aggravi ulteriori in un momento in cui la crisi economica sta già facendo molti danni. Le imprese dovranno infatti iniziare, a partire dal 2013, a comprare all’asta i permessi di emissioni di Co2 fino ad ora gratuiti. Parigi ha prestato ascolto a molte di queste esigenze, tanto che ora la proporzione di ‘licenze di inquinare’ che le industrie non esposte ad una concorrenza eccessiva dovranno acquistare sarà ancora molto bassa nel 2013, per poi aumentare gradualmente entro il 2020. Le industrie particolarmente esposte alla concorrenza o alla delocalizzazione, tema sul quale l’Italia si è in particolare battuta, avranno diritti di emissione dai costi molto bassi o gratuiti fino a quando anche i paesi concorrenti non si saranno sottoposti a misure analoghe.

La Germania ha ottenuto la possibilità di sovvenzionare con il 15% di aiuti di Stato la costruzione di centrali ad alta efficienza tra il 2013 e il 2015. Le centrali elettriche a carbone della Polonia e degli altri paesi dell’est pagheranno solo il 30% delle loro quote di emissione nel 2013, per arrivare al 100% nel 2019. Un risultato, questo, di cui il premier polacco Donald Tusk si è detto "soddisfatto". L’ultimo ostacolo al raggiungimento di un accordo è stato messo dall’Ungheria, secondo cui i meccanismi di solidarietà previsti per andare incontro ai paesi dell’est erano insufficienti. Grazie ad una versione emendata, anche Budapest è stata convinta.