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Sarkozy detta i temi della campagna elettorale

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A venti giorni delle elezioni, la situazione nella campagna elettorale francese si sta davvero semplificando? Secondo Sarkozy, i francesi avranno un solo dilemma: “il 22 aprile e il 6 maggio, […] dovranno scegliere tra due concezioni della politica, due concezioni della nazione, due concezioni della Repubblica e, in fondo, due concezioni dell’uomo e della civiltà” (Discorso di Nizza di venerdì 30 marzo).

Ormai si parla meno che mai di economia, politica estera, riforme sociali. Il leader della destra liberale è riuscito ad imporre al centro della campagna il tema dell’identità nazionale, e la “crisi morale” della Francia come problema centrale dei tempi nostri.

L’”effetto” Bayrou è durato poco più di un mese, anche se è ancora un po’ presto per seppellire definitivamente, come fanno Sarkozy e Royal, le sue chance di vittoria. È certo che la sua presenza non giova alla Royal, della quale il centrista intercetta con successo parte dell’elettorato, ma non giova nemmeno a Sarkozy, che preferirebbe di gran lunga avere la candidata socialista come avversaria al secondo turno. Nel caso in cui Bayrou dovesse andare al ballottaggio, infatti, non è affatto scontato che a Sarkozy basterebbero i suffragi dei suoi e quelli di Le Pen.

Questi ultimi rimangono certamente il primo obiettivo del candidato della destra liberale. Mentre Bayrou saliva ancora nei sondaggi, l’8 marzo, Sarkozy si è ricollocato al centro dell’attenzione pubblica con la proposta di un ministero dell’immigrazione e dell’identità nazionale. L’effetto politico di questo annuncio è di certo stato vincente. Esso, insieme alla polemica nata sul caso della scuola di Belleville in merito all’eventuale regolarizzazione delle famiglie con figli scolarizzati, e a quella sugli eventi della Gare du Nord, hanno permesso all’ex ministro dell’Interno di riprendere l’iniziativa, fermando l’ascesa nei sondaggi di Bayrou e dividendo i socialisti.

Su questi temi, che in tempi recenti hanno sempre giovato al candidato UMP, gli è stato facile affermare che il rispetto delle leggi della Repubblica è la condizione della libertà del cittadino e richiamare alla necessità dell’autorità dello stato, mentre Bayrou e Royal affondavano in una polemica sterile sulla sua gestione del ministero dell’Interno. Il primo si è tirato indietro sul tema dell’identità nazionale, affermando che “nella storia francese non si è mai ceduto all’esaltazione della nazione”, che mettere sullo stesso piano l’immigrazione e l’identità nazionale aveva come solo effetto di esaltare la paura, preferendo essere “quello che rassicura e pacifica le tensioni affinché i Francesi rimangano coesi”. Sugli incidenti nella Gare du Nord, ha richiamato alla “fermezza” ma anche alla “comprensione”. Ségolène Royal, già prigioniera della sua estrema sinistra, ha proposto di affrontare il problema dell’identità nazionale facendo cantare la Marsigliese ed esponendo la bandiera francese alla finestra il giorno della festa nazionale. Pronunciandosi sul problema della regolarizzazione dei “sans papiers” in seguito all’evento della scuola di Belleville,  la candidata socialista ha proposto che “la regolarizzazione debba seguire la scolarizzazione”, ma il suo compagno e segretario generale del partito, Hollande, si è affrettato a precisare che il PS non propende per “regolarizzazione automatiche”. Ha, infine, richiamato alla sua parola d’ordine, “l’ordine giusto”, per stigmatizzare l’azione dell’ex ministro dell’Interno, attribuendogli la responsabilità degli eventi.

Eppure, l’unico a uscire rafforzato da questi eventi è Sarkozy. Il 16% dei Francesi, infatti, giudica il tema dell’identità nazionale “prioritario” e il 48% “importante”. E su questo terreno, il 30% considera che il candidato dell’UMP è più convincente, mentre il 19% la pensa così per Le Pen e solo il 15% per Royal. Il 39% dei Francesi stimano che Sarkozy è l’uomo politico più idoneo a combattere eventi come quelli della Gare du Nord contro il 17% per Royal. E le proposte di Royal, dai simboli dell’identità nazionale alla regolarizzazione automatica dei “sans papiers”, non suscitano alcun entusiasmo presso l’opinione pubblica.

Da parte del candidato della destra liberale, però, la volontà di sedurre l’elettorato di estrema destra, benché da un lato lo spinga a cavalcare i temi di battaglia di questo, dall’altro non comporta una riappropriazione delle idee del Fronte nazionale. Egli non ha mai integrato nel suo patrimonio ideale né xenofobia, né sistemi di discriminazione su base nazionale. Sarkozy richiama la necessità dell’immigrazione per la Francia, ma un’immigrazione scelta e controllata, sulla base delle capacità di assorbimento del paese e di un’accettazione dei valori fondamentali dell’identità nazionale (la laicità, l’uguaglianza uomo/donna, la libertà di coscienza, l’istruzione come condizione dell’emancipazione degli individui). Quei valori universali “che esprimono una grande idea dell’uomo e che non sono negoziabili”.

Basterà? Intanto, il ritmo delle adesioni alla politica di Sarkozy accelera. Il ministro del lavoro e della coesione sociale, Jean Louis Borloo, sullo schieramento del quale si era molto speculato, ha dato il suo sostegno al candidato dell’UMP, così come il neo-ministro chirachiano dell’Interno Barouin, non ha cambiato una riga della linea politica precedente. Il ricupero più simbolico di questi giorni è stato, però, quello dell’unico ministro UDF del governo, Gilles de Robien (Istruzione pubblica), che aggiunge il proprio nome alla lunga lista delle defezioni di personalità politiche di primo piano per Bayrou.

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