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Il Maldestro

Sarkozy e la sinistra italiana ridono. Ma non per molto

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Gioiscono davanti al sorriso sarcastico di Sarkozy, con compiacimento ricambiato dalla collega tedesca Merkel, le opposizioni di sinistra (Casini si è distinto nel non associarsi alla vigliaccata e gliene diamo atto). Traggono alimento dalla indignazione partitocratica del presidente francese contro Berlusconi e contro l’Italia per aver perso un posto nel board della Bce ed intende farcela pagare. Si dicono ancor più convinti che questo governo deve andare a casa immediatamente. E già sperano in cuor loro di baciare le mani all’inquilino dell’Eliseo ed alla Cancelliera venuta dall’Est per il servizio resogli. Se la maggioranza di centrodestra non gode buona salute, la minoranza che dovrebbe prendere il suo posto è in stato addirittura comatoso. Aggrapparsi alle disgrazie interne per gioire delle nefandezze europeiste (si fa per dire) di due sconfitti di successo quali sono Sarkozy e la Merkel, prossimi al pensionamento politico come concordemente tutti i sondaggi di opinione prevedono, asseverati dalle verticali e rumorose cadute elettorali che hanno registrato negli ultimi due anni, è veramente il segno della più indifendibile debolezza delle sinistre italiane il cui patriottismo si riduce ad una spilletta da esibire in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Garruli come fringuelli a primavera i Bersani e i Letta, i Di Pietro e i Donadi, unitamente ai loro sodali, hanno rovesciato nel pomeriggio di domenica scorsa fiumi di contumelie contro il governo irriso dal direttorio franco-tedesco, rappresentativo, secondo i poteri fortissimi che imperversano lungo la Penisola, dell’Europa che, alla prova dei fatti, non solo non conta niente, ma neppure esiste se venticinque Stati permettono soltanto a due di elargire patenti di affidabilità ed inducono organismi burocratici che ragionano in base a parametri fantasiosi delle difficoltà reali dei popoli dell’Unione, a declassare chi, per motivi diversi, si trova in difficoltà.

Certo, non si pretende che le opposizioni assolvano il governo che di responsabilità ne porta. Ma è disgustoso questo sentimento antinazionale a fini puramente interni, di lotta politica insomma, insufflato dal marito di una Carlà capace di perdere un notevole patrimonio di consensi in soli tre anni perché dedito arrogantemente alla cura del suo potere personale piuttosto che dedicarsi alla cura degli interessi della collettività. Al punto che il suo predecessore Jacques Chirac ha già fatto sapere che alle presidenziali di maggio voterà per l’antagonista socialista François Hollande. Non gli resta che il palcoscenico dell’Unione europea e la platea dei giornalisti che detestano Berlusconi, il centrodestra, l’Italia forse, per farsi una risata. La prossima primavera le sue labbra, con ogni probabilità, resteranno chiuse in un imbarazzante mutismo e sul suo volto calerà un velo di tristezza constatando, per di più, che lascia al suo successore una Francia economicamente non proprio florida come vorrebbe far credere in questi mesi di campagna elettorale.

Torniamo alla miseria dell’opposizione italiana. Soltanto per dire che se domani, disgraziatamente, dovesse varcare il portone di Palazzo Chigi un Bersani o un Vendola o un Di Pietro cos’altro potrebbe fare se non dare seguito alle puntuali indicazioni della Bce, alle intemerate di Van Rompuy, alle pretese di Sarkozy e della Merkel? Senza un briciolo di dignità. E senza neppure prendere in considerazione i sindacati che non vogliono assolutamente che si tocchino le pensioni e la Confindustria che alla patrimoniale neppure ci pensa. Un governo zerbino degli euro-burocrati piuttosto che decisionista. Ma che certamente si guadagnerebbe bei titoli sui giornali che contano e considerazione in Eurolandia dove più che governanti i padroni del vapore gradiscono interloquire con lacchè.

Tuttavia, quel che è accaduto a Bruxelles non ci esime dal ricordare che il governo, pur ereditando disastri strutturali, nell’ultimo anno, complice la testardaggine del ministro dell’Economia, poco o niente ha fatto per evitare l’impasse attuale. C’è pure da ricordare che la Lega gli ha dato una bella mano a Berlusconi nel farsi corbellare in Europa. E questo è un altro problema ancora.

Come se ne esce? Posto che le elezioni non sono la soluzione e guai se il premier e Bossi ne fossero tentati, bisognerebbe mettere subito mani alla riforma delle pensioni, ma non sotto dettatura dell’Unione europea, dismettere l’ingente patrimonio dello Stato, procedere con le privatizzazioni, investire nella ricerca. Poi accada quel che deve accadere. Non escluso la fine di questa ridicola Europa e di questa sciagura che è l’euro.

  

 

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6 COMMENTS

  1. sinistri e sorrisi
    i nostri sinistri sono pronti a giurare sulla costituzione, inchinarsi alla bandiera tricolore (non più rossa) e quando due falliti premier d’europa ci sfottono prendono le loro parti per azzannare il governo SCIACALLI e IENE e noi li dovremmo votare per farli governare, magari con qualche cardinale a conforto?

  2. Risate
    Perfetta l’ultima frase dell’articolo!Ma come è possibile che in Italia non esista una forza politica di un qualche peso che chieda la fuoriuscita dall’ euro e dalla palude europea?

  3. fuori da questa presunta europa unita
    Spero non serva altro per fare constatare che questa “europa unita” non sia altro che una riedizione farsesca dell’ URSS in sedicesimo. L’arroganza di queste mosche cocchiere comincia a diventare imbarazzante. Vi fossero cervelli pensanti in grado di formulare una strategia precisa sul da farsi allora varrebbe la pena sopportarli, ma ci troviamo davanti al vuoto assoluto, condito da un neocolonialismo strisciante da parte di Germania e Francia. Finiamola con questa immane pagliacciata tragicomica che di tragico ha il conto che stiamo pagando in distruzione di ricchezza.
    Questa e’ l’eredita’ pesantissima della socialdemocrazia che ha partorito l’euro, ma le persone in grado di pensare con la propria testa si devono riunire per fare cessare questo scempio.
    Con le buone o con le cattive.

  4. La magnacrauti Merkelona e l’orindo zingaro ungherese Sarcozj
    Entrambi fanno solo pena e schifo: per quanto mi riguarda questa destra bécera berluskazziana non m’ha mai rappresentato; ma nemmeno questa sinistra smidollata anche se alle recenti elezioni locali ho dato il mio voto a PISAPIA che, comunque, lo ritengo UOMO D’ONORE E DIGNITÀ : doti e qualità queste che nessun esponente di questa destra in Lombardia ha mostrato avere. Berluskazz comunque ha fatto bene a reagire cosí contro un irricevibile ultimatum di due ladri…pardòn LEADER assai poco europei

  5. Non si può fare una moneta
    Non si può fare una moneta unica senza avere una politica unica, un unico governo. Quando venne lanciato l’euro (aahh,potessimo riavvolgere il nastro all’anno precedente!), dal giorno dopo dovevano nascere gli Stati Uniti d’Europa, con un solo governo che decida, ad una sola voce, tutta la politica economica. Poi, per le leggi “locali”, ogni paese faccia per sè, un po’ sul modello degli Stati Uniti d’America…
    Oggi invece, dilaniati e divisi più che mai da interessi personali, vediamo la barca affondare, e dobbiamo pure sopportare di essere derisi e presi in giro per colpa di un premier che ci ha trasformato nella barzelletta più triste del mondo… mister forza gnocca!

  6. Un sogno d’amore
    Ma sì! In queste ore, in cui Berlusconi sta tentando di tutto per “obbedire” al ricatto europeo, viene da chiudere gli occhi, e sognare ad occhi aperti un clamoroso risultato: lui che esce da palazzo Chigi, si ferma e fa un clamoroso gesto dell’ombrello a Bruxelles, a Draghi, alla BCE, ai francesi, ai tedeschi, ai comu, a Napolitano …… Tripudio generale, la gente scende in piazza a festeggiare, bottiglie stappate, fuochi d’artificio, coro polifonico di pernacchie laceranti, spogliarelli liberatori ….. E il giorno dopo ritorno alla lira, svalutazione del 300% e tutti a fare dei bei soldi, in c**o all’Europa e alla Germania. Ahh

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