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L'uovo di giornata

Saviano ricorda D’Avanzo ma come sempre parla di sè

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Ci sono persone che hanno la tendenza a porre se stesse al centro della scena anche quando parlano di un altro. In certi casi tale attitudine è talmente radicata da diventare un inconsapevole tratto distintivo. Al punto da ingombrare il proscenio anche se la ragione per cui si parla dell' "altro" è la sua morte.

Avevamo avuto sentore che Roberto Saviano potesse far parte di questa particolare categoria di egocentrici quando ad esempio, raccontando su Repubblica la tragica storia di don Peppino Diana, si premurò di far sapere ai lettori che "oggi mi ritrovo ad essere quasi un suo coetaneo". Tuttavia il pensiero maligno subito sparì. Don Peppino era morto ammazzato dalla camorra, e in fondo la camorra e la morte sono parte dell'esperienza esistenziale del giovane scrittore: quella morte di cui la camorra l'ha minacciato e dalla quale lo Stato lo difende, come Saviano ricorda quotidianamente al suo pubblico ostentando quell'aria tenebrosa e quel pallore scavato quasi fossero indelebili stimmate.

Poi è arrivata la scomparsa di Pietro Taricone, e l'immancabile dichiarazione alla stampa dell'autore di Gomorra: "Mi mancherai Pietro, compagno di liceo". Testo: "Sono profondamente addolorato per la scomparsa di Pietro Taricone. Abbiamo frequentato a Caserta la stesso liceo, io e Pietro, il liceo scientifico Diaz. Lo ricordo quando eravamo adolescenti, lui era rappresentante di istituto, un ragazzo carismatico, solare e un po' guascone. Nella Caserta di quegli anni la sua ribalta sconvolse tutti, si sentì aggredito da tanto successo, una luce che la nostra terra non è abituata a ricevere. E lui sulla soglia del circo mediatico seppe prendersi il suo tempo, scegliere il suo percorso, approfittare dell'opportunità avuta per studiare e migliorarsi. Non farsi ferire dalla bile o dalle accuse per il successo che in certe parti d'Italia è la colpa peggiore. Amava volare, 'perché il cielo non tradisce' come ogni paracadutista sa. A tradirlo è stato l'atterraggio, è stata la terra. Soffro per non essere riuscito a ringraziarlo, perché all'indomani delle critiche rivoltemi da Berlusconi, mi difese pubblicamente, cosa non scontata per chi viene dalla nostra provincia. Mi mancherà riconoscere nei sui sguardi e nel suo atteggiamento l'inconfondibile matrice della mia terra, mi mancherà guardandolo ricordare la nostra adolescenza, le manifestazioni a scuola, le gite. Quella vita che lo attraversava e mi contagiava. Addio Pietro, addio guerriero".

Eccolo dunque di nuovo sulla scena di una prematura dipartita. A fare della notizia non più la morte di Taricone ma il fatto che 'o guerriero avesse frequentato neanche la stessa classe, ma semplicemente lo stesso liceo di Roberto Saviano. Quasi a confondere la sofferenza di parenti e amici veri di un giovane padre schiantatosi al suolo con la sofferenza - "soffro", disse lui - di uno scrittore talmente pieno di se stesso da pensare che in quel momento a qualcuno potesse interessare che Pietro Taricone lo aveva difeso dalle critiche di Berlusconi, e che poverino lui non era riuscito a ringraziarlo.

E ora ci risiamo. Una pedalata fatale s'è portata via Giuseppe D'Avanzo, giornalista di Repubblica con il quale nel nostro piccolo, qui all'Occidentale, abbiamo polemizzato e molto duramente. E proprio dalle colonne di Repubblica, sovrapponendo la sua firma a quella di molti altri che con D'Avanzo hanno condiviso lunghi anni di amicizia e di colleganza e che pure hanno salutato in silenzio il loro amico e compagno di lavoro, Saviano non ha resistito alla tentazione di farci sapere che pochi giorni prima di morire il giornalista gli aveva mandato l'ultimo messaggio, e che qualche volta era stato a casa sua, e che una volta l'aveva consolato di fronte alle insinuazioni di chi lo accusava di essere solo uno in cerca di soldi e notorietà.

Caro Saviano, almeno per una volta spostati dai riflettori e lasciaci piangere in pace la morte di un valoroso avversario.

 

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