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Il blitz nella residenza del leader uscente ivoriano

Scacco matto per Gbagbo, catturato dalle forze del rivale Ouattara

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Scacco matto per il presidente ivoriano Laurent Gbagbo, catturato oggi nella sua residenza. È stato l'ambasciatore di Francia in Costa d'Avorio, Jean-Marc Simon, a dare conferma dell'arresto avvenuto per mano delle forze del presidente eletto, Alassane Ouattara. Si smentisce, così, la voce, diffusa poco prima da Alain Toussaint, collaboratore di Gbagbo a Parigi, secondo cui sarebbero state le forze speciali francesi a entrare nel bunker, situato nel quartiere Cocody di Abidjan, in cui in questi giorni il presidente decaduto ha vissuto asserragliato.

Ulteriore prova dell’arresto è stata data dal portavoce del nuovo presidente, Anne Ouloto: “Confermo che Gbagbo si trova qui al Golf Hotel con la sua famiglia ed alcuni dei suoi collaboratori”. Poco dopo la sua cattura Gbagbo si è mostrato, nonostante le circostanze,  in buona salute sugli schermi di Tci, la Tv controllata da Ouattara, e si è presentato con indosso una canottiera bianca e una camicia dai colori sgargianti.

L’ex presidente ivoriano, nonostante fosse uscito sconfitto dalle elezioni presidenziale svoltesi lo scorso novembre, in questi mesi non aveva mai voluto accettare il verdetto e il passaggio di consegne al suo successore. Il rifiuto di cedere la sua poltrona ha portato allo scoppio di una vera e propria guerra civile tra le milizie dei due schieramenti che ha avuto il suo centro nevralgico ad Abidjan, la capitale economica del Paese, e che nelle ultime settimane ha causato centinaia di vittime. Sul suolo ivoriano hanno agito anche i militari francesi della missione Licorne e i caschi blu della locale missione Onu (Onuci, ndr).

L'attacco contro l’ex presidente era stato auspicato nei giorni scorsi dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon. E' stato lo stesso coreano a confermare che la scorsa settimana “Gbagbo ha riunito le sue forze e ha dispiegato nuovamente l'artiglieria pesante”.

Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu si è riunito per consultazioni sul futuro della Costa D'Avorio e da Palazzo di Vetro Alain Leroy, il capo del dipartimento Onu per il peacekeeping, ha detto che spetterà ad Ouattara a decidere cosa fare con Gbagbo. La sua incolumità e quella della moglie sono garantite da gendarmi Onu,che piantonano le stanze dove l'ex leader e la moglie sono tenuti in custodia. La Francia non nascondeda parte sua soddisfazione, dichiarando che l'arresto di Gbagbo porterà al Paese la pace e un nuovo sviluppo economico, come ha dichiarato il ministro dell'interno Claude Gueant. Per il segretario di Stato americano Hillary Clinton, la cattura dell'ex leader manda un chiaro segnale a tutti i dittarori, che "non possono ignorare la volontà del popolo espressa attraverso le elezioni".

Nato in una di rigida fede cristiana evangelica, in un piccolo villaggio dell' ovest, Laurent Gbagbo ha studiato in seminario e poi all'università di Abidjan. Diventato professore di storia, partecipò alle elezioni presidenziali del 1990 ricevendo un 11% di preferenze contro il presidente in carica, Félix Houphouët-Boigny. Partecipò alle elezioni presidenziali del 22 ottobre 2000, contro il leader militare Robert Guéï; quando quest'ultimo dichiarò la vittoria, una rivolta popolare a favore di Gbagbo (che sosteneva di aver vinto con il 59,4% dei voti) scoppiò nella capitale Abidjan. Guéï fu costretto a fuggire e lui divenne presidente il 26 ottobre. Il 19 settembre 2002, un tentativo di colpo di stato contro il governo Gbagbo fallì e si trasformò in una rivolta.

Il suo mandato presidenziale è terminato ufficialmente il 30 ottobre 2005, ma a causa del mancato disarmo fu dichiarata l'impossibilità di indire un'elezione, pertanto il mandato è stato esteso per un massimo di un anno, secondo un piano elaborato dall'Unione Africana; questo piano fu sostenuto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. All'approssimarsi della scadenza di fine ottobre del 2006, si ritenne molto improbabile che le elezioni si sarebbero tenute entro la data stabilita; l'opposizione ed i ribelli rigettarono la possibilità di un prolungamento del mandato per Gbagbo. Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha avallato un'altra estensione di un anno il 1º novembre 2006; in ogni caso, la risoluzione ha stabilito il rafforzamento dei poteri del Primo Ministro Charles Konan Banny. Gbagbo ha dichiarato il giorno seguente che alcuni elementi della risoluzione ritenuti anticostituzionali non sarebbero stati applicati.

Nelle elezioni presidenziali tenutesi alla fine del 2010, dopo aver vinto al primo turno, Gbagbo è risultato sconfitto al ballottaggio contro Alassane Ouattara (45,9% contro il 54,1% del suo avversario) ma non ha mai riconosciuto questo esito. Con l'appoggio del Consiglio Costituzionale, organismo strettamente legato alla presidenza, è stato infatti ratificato un altro risultato con il quale, per l'annullamento di 7 sezioni elettorali del nord, corrispondenti al 13% degli aventi diritto al voto, Gbagbo è risultato vincente con il 51,45% dei consensi. La comunità internazionale ha pressoché unanimemente riconosciuto la legittimità dell'elezione di Ouattara contestando le resistenze di Gbagbo che non cede né alle rivendicazioni interne né alle pressioni esterne, alimentando un clima di tensione.

 

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