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Scajola si dimette da ministro: “Vivo da 10 giorni in una grande sofferenza”

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Il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola annuncia le sue dimissioni: "Vivo da 10 giorni una grande sofferenza", dice in conferenza stampa, "mi trovo esposto ogni giorno a ricostruzioni giornalistiche contraddittorie. In questa situazione che non auguro a nessuno io mi devo difendere. E per difendermi non posso continuare a fare il ministro come ho fatto in questi due anni, senza mai risparmiarmi. Ne siete testimoni, ho dedicato tutte le mie energie e il mio tempo commettendo sbagli ma pensando di fare il bene". E continua: "Sono al centro di una campagna mediatica senza precedenti e non sono indagato. Mi ritrovo la notte e la mattina ad inseguire rassegne stampa per capire di cosa si parla". Il ministro, sotto pressione da giorni per le indagini di Perugia sugli appalti per le "Grandi opere", si è presentato alla conferenza stampa che aveva convocato per 11,30.

Secondo quanto si apprende in ambienti parlamentari di maggioranza molto vicini a Berlusconi, stamattina il Premier avrebbe inviato Scajola a non lasciare l’incarico. Ma alla fine le dimissioni sono arrivate. "Ho avuto attestati di stima da Berlusconi, da colleghi di governo e da tutta la maggioranza" ha affermato Scajola nella conferenza stampa.

Al termine della conferenza stampa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta si è allontanato dalla sala, senza voler aggiungere alcun commento, salutando i giornalisti con una battuta: "Parliamo dell'Aquila". Il segretario provinciale della Lega Nord, Matteo Salvini, prenota la poltrona per la Lega. "È presto per fare ipotesi, certo che la Lega avrebbe gli uomini e le donne giuste, esperti di azienda e di attività produttive, in grado di portare avanti il ministero di Scajola". Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani ha definito "una scelta giusta" quella di Scajola, perché "quello che ha detto non è mai stato convincente". Le dimissioni rappresentano "uno scossone piuttosto forte" per la maggioranza perché arrivano "in una fase in cui l'impasse politica della maggioranza è conclamata". "Avere fatti del genere lascia sconcertati", ha aggiunto il leader del Pd sottolineando l'importanza del ministero dello Sviluppo che, adesso, resta senza guida.

Duro il commento di Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci: "Dopo la scandalosa gestione del G8 di Genova del 2001, il caso Marco Biagi e gli appartamenti con vista sul Colosseo ci permettiamo di suggerire a Scajola di ritirarsi dalla vita politica. Le sue dimissioni sono comunque una bella notizia: la cultura dell'arroganza e della prepotenza, propria del berlusconismo, riceve finalmente un durissimo colpo".

La posizione del ministro si era fatta sempre più delicata e il pressing non veniva più solo dal centrosinistra. Anche il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, intervenendo a La Telefonata, su Canale 5 aveva preso le distanze. "Scajola ha sempre dimostrato grande serietà, in passato di fronte a una frase inopportuna si assunse le sue responsabilità. Su questa vicenda finora ha difeso il suo comportamento, se dovessero emergere altre cose vedremo. Io credo che debba riflettere sul modo nel quale la sua difesa possa essere condotta meglio, se con l'incarico di ministro o senza". Per Gasparri, aveva affermato che in caso di dimissioni da parte di Scajola, "non servono rimpasti. Già ci sono polemiche quotidiane per dichiarazioni inopportune, ci manca solo il rito del rimpasto". L'esponente del Pdl ha sottolineato poi che sulla vicenda Scajola "c'è una grande libertà di stampa, anche i giornali di centrodestra indagano su questa vicenda, non so se quelli vicini alla sinistra farebbero lo stesso a parti invertite".

L'accusa. Il ministro dello Sviluppo Economico avrebbe pagato un appartamento nel centro di Roma in parte con denaro suo (610.000 euro) e in parte con 80 assegni circolari da 12.500 euro ciascuno fornitigli, sempre secondo l'accusa, dal costruttore Diego Anemone (attualmente in carcere nell’ambito della stessa inchiesta perugina su un presunto giro di corruzione nella realizzazione delle Grandi opere). Il ministro, che al momento non risulta indagato, ha sempre negato ogni addebito. Anche Anemone ha negato il fatto ma le proprietarie dell’appartamento, secondo quanto riportato dai giornali, avrebbero invece confermato agli inquirenti di aver ricevuto gli assegni. L’inchiesta, che vede indagato anche il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, ha portato all’arresto di diverse persone oltre Anemone tra cui Angelo Balducci, all’epoca dei fatti presidente del Consiglio Superiore dei lavori pubblici del ministro delle Infrastrutture.

 

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