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I segreti dell'ambasciata spagnola

Scaltro e calcolatore: questo il ritratto di Zapatero secondo WikiLeaks

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Da quando il 17 aprile 2004 José Luis Rodríguez Zapatero è diventato Presidente del Gobierno spagnolo, i media europei e gli analisti politici di mezzo mondo gli hanno sempre affibbiato definizioni non troppo gratificanti: “È un politico mediocre e incapace di avanzare proposte” – si leggeva sulla stampa internazionale – , ancora, “è una figura priva di leadership”. E hanno definito, a più riprese, la sua presidenza europea “invisibile”, “deludente” e “irrilevante”. Lui stesso, in un'intervista al Time, pochi mesi dopo l'insediamento, aveva ribadito l'intenzione di mantere un low profile: “Non pretendo di essere un gran leader, preferisco essere un gran democratico”.

Ma il ciclone WikiLeaks, che continua con un ritmo inarrestabile a tirare fuori dagli armadi gli scheletri dei Grandi della Terra, ha cambiato le carte (spagnole) in tavola consegnandoci l’immagine di uno Zapatero cospiratore, astuto e calcolatore. Insomma un tipo da non sottovalutare.  

Sono 3.620 i documenti redatti dall’ambasciata degli Stati Uniti a Madrid e analizzati da El Pais: 103 segreti, 898 riservati e 2.619 non classificati e quello che salta all’occhio è che l’espressione più ricorrente in questa documentazione è “behind the scenes” (dietro le quinte) – che già ci introduce in un contesto da ‘teorie complottiste’. Questa linea operativa, infatti, comprende telefonate, riunioni, annunci, pressioni e minacce che hanno come destinatari personaggi con potere decisionale o informazioni privilegiate. Il carteggio, come sottolinea il quotidiano spagnolo, offre una visione unica del quadro di priorità, strategia, conflitti e pressioni occulte esercitate da Washington in Spagna dal 2004 a oggi. Un periodo che, per l’appunto, combacia temporalmente con il governo socialista di Zapatero.

In un cable datato 21 gennaio 2009  l’ambasciatore Eduardo Aguirre, in un rapporto inviato  all’amministrazione Obama, definisce il premier spagnolo “un politico astuto” come “un felino nella giungla”, capace di fiutare “opportunità o pericoli”. Qualcuno, aggiungono, che può essere “pericoloso sottovalutare”. Parole che suonano come note stonate se rapportate alle considerazioni solitamente circolanti sul suo conto.

Il “cablegate” spagnolo rivela come la vittoria del premier socialista, avvenuta sei anni fa, sia stata vista negli Stati Uniti come il successo di una “sinistra nottambula e romantica”. Ma quello che sorprende maggiormente è che l’uomo di Madrid sia definito “un problema per la politica estera statunitense”. Affermazione che rinforza la tesi ‘Zapatero mina vagante’.

In effetti, già dagli albori del suo governo, l’ambasciata degli Stati Uniti segnalò problemi con il settore latino-americano, ma soprattutto per un possibile ritiro delle truppe dall'Iraq, che in poco tempo fu confermato dall’amministrazione ZP. Una decisione che ha raffreddato i rapporti al punto tale che Bush non rispose alla chiamata di congratulazioni per la sua seconda vittoria elettorale, nel 2008. Quello rappresentò il punto di non ritorno. I documenti dell’ambasciata mostrano come, da quel momento in poi, il recupero della fiducia sia avanzato lentamente, arrancando, con la Spagna che si faceva in quattro per ricomporre le relazioni, tentando di ricucire lo strappo con Washington, che però non ha smesso di guardarla con sospetto, alternando la sua politica del bastone e della carota.

Oltre alla fama di confabulatore, il premier spagnolo si è conquistato – stando sempre ai ‘Wikidispacci’ – la fama di “opportunista”. Nella nota del febbraio 2009, infatti, lo stesso ambasciatore segnalava che due anni prima, grazie all’intervento di Zapatero fu assegnato un contratto di fornitura dei motori per elicotteri all’esercito spagnolo alla General Electrics piuttosto che alla Rolls Royce, come era stato inizialmente stabilito per volontà del ministero della Difesa. Nel documento, Eduardo Aguirre racconta le macchinazioni diplomatiche “behind the scenes” (per l’appunto) che hanno aiutato il colosso General Electric a strappare l'affare a Rolls-Royce del controvalore stimato in oltre 200 milioni di sterline.

I dettagli dell’operazione gettano un’ombra sul cosiddetto ‘rapporto speciale’ tra Regno Unito e Stati Uniti, proprio all’indomani della diffusione di un cablogramma da parte di WikiLeaks sul divertimento dei diplomatici americani per la ‘paranoia’ britannica relativa a questo tipo di legame privilegiato. Il ministero della Difesa iberico era propenso a chiudere l'accordo con Rolls-Royce, ma l’intervento di uno “scaltro” Zapatero cambiò del tutto lo scenario. Una mossa degna di Diabolik.

Chissà se altri file del genere verranno a galla nei prossimi giorni. Fatto sta che WikiLeaks continua ad essere foriera di sorprese. E che sorprese, se si pensa che è riuscita a far diventare ‘macho’ quello che tutti, fino a oggi, consideravano il ‘micio’ della politica internazionale.

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1 COMMENT

  1. Wikileaks
    Come si poteva sospettare, c’è poco di particolarmente scioccante su Wikileaks. Se c’è qualcosa che colpisce molto delle recenti fughe di notizie, è il loro essere conformi alle menzogne e alla disinformazione regolarmente diffusi dai media mainstream (per quei pochi che hanno buona abitudine di informarsi in modo più dettagliato sul web esistono solo riconferme…). Ma se le rivelazioni dei crimini di guerra statunitensi dovrebbero danneggiare le ambizioni imperiali degli USA, ci sono altre ‘fughe‘ che potrebbero effettivamente servire allo scopo opposto, soprattutto quando sono acriticamente riportate come ‘rivelazioni‘. Non prendetevela troppo con Wikileaks: secondo me e tempo perso…

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