Scende in campo il generale Bouchard
29 Marzo 2011
Parla inglese ma non è americano. Ha un nome francese ma francese non è. Il suo capo di stato è la regina Elisabetta ma non è inglese. Chi è? È il capo della nuova missione della Nato "Protettore unificato". Si chiama Charles Bouchard, è un generale canadese, dal 9 ottobre 2009 è il numero due del comando alleato di Napoli e, date le sue caratteristiche, è la persona giusta per dirigere un’operazione che sostituisce quella lanciata da USA, Regno Unito e Francia contro la Libia. Ha ricevuto questo delicato compito lo scorso 25 marzo, designato dal comandante supremo delle forze alleate in Europa, l’ammiraglio americano James Stavridis. Ufficiale dell’aeronautica, Bouchard ha svolto la sua carriera come pilota di elicotteri, ha comandato reparti di volo in Canada e in Germania e si è specializzato in vari istituti di studio nel suo paese e negli Stati Uniti.
Laureato in scienze politiche all’università di Manitoba, è stato promosso generale di squadra aerea nel luglio 2007. Ora Bouchard dovrà dirigere sia l’operazione di embargo navale per ridurre l’afflusso alla Libia di armi e mercenari (che, ironia della Sirte, arrivano via terra) sia l’attuazione della No-fly-zone. Lo farà dal comando NATO di Napoli, un ente che fu inaugurato il 4 aprile 1954, nel giorno del quinto compleanno dell’Alleanza atlantica. A quei tempi si chiamava Comando delle forze alleate del Sud Europa o Afsouth, mentre dal 2004 ha assunto la denominazione di Joint Force Command Naples. Con il procedere degli anni è diventato sempre più stretto per chi vi opera. Nuovi compiti, nuove iniziative di partnership con paesi amici e soprattutto l’ingresso di rappresentanti di nuovi paesi membri (passati da 12 a 28, e la porta è ancora aperta) hanno imposto un piano di rinnovamento, ampliamento e trasferimento del comando. Il piano di ristrutturazione del comando risale al lontano 1988, c’era la guerra fredda e il muro di Berlino era ancora in piedi. L’avveniristico progetto, chiamato "Afsouth 2000", prevedeva la costruzione ex novo delle strutture nel complesso di Lago Patria.
In tal senso un accordo specifico fu firmato il 29 gennaio 2001 fra l’ammiraglio Ellis comandante di Afsouth e l’allora capo di stato maggiore della difesa della host nation, generale Mario Arpino. L’anno successivo, il 20 marzo 2002, il comandante americano, ammiraglio Johnson, consegnò il progetto completo all’allora sottocapo di stato maggiore italiano, il generale Vincenzo Camporini. L’ambizioso progetto prevedeva modernissime strutture al passo coi tempi, complete di alloggi per le famiglie, centri sportivi e ricreativi, piscine e centri stampa. Ma nel frattempo l’area sudeuropea della Nato, negletta ai tempi della guerra fredda, assumeva sempre maggiore importanza strategica. Le operazioni nei Balcani (Kfor in Kosovo è attiva tuttora) rallentarono il progetto, poi l’11 settembre e la conseguente operazione «Active Endeavour» nel Mediterraneo orientale per il contrasto dei traffici criminali e terroristici lo rallentarono ulteriormente. Oggi sia "Afsouth" che "2000" sono due termini che non esistono più, rispettivamente da 7 e da 11 anni. E ora ci si mette di mezzo pure "Unified Protector".
(Tratto da Il Tempo)
