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Scienza e religione: il dialogo possibile

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Il dibattito pubblico corrente tenta di far passare il confronto tra la scienza e la religione sui grandi temi etici e della ricerca come uno scontro frontale tra il bene contro il male, il progresso contro la reazione, il superamento faustiano del limite umano contro la difesa e la tutela a oltranza della dignità della persona. Dal caso Schiavo-Welby alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, dalla clonazione terapeutica alle tecniche di fecondazione assistita. Riducendo, di fatto, la scienza e la religione a una contesa dogmatica perenne in nome della quale per fare scienza non si può che essere atei mentre essere credenti significa rifiutare ogni forma di razionalità, soprattutto quando ha a che fare con la ricerca scientifica.

Ma è davvero così? Davvero non esistono punti di congiunzione tra le scienze naturali e la religione, tanto da far pensare ad una contrapposizione irriducibile? E soprattutto, perché questa contesa ideologica senza fine si mostra in tutta la sua drammatica divisività solo in questa nostra epoca postmoderna?

A tutti questi interrogativi tenterà di dare una risposta l’incontro dal titolo “Religione, scienza e la prova della ragione” che la Fondazione Magna Carta ha organizzato a Norcia per oggi e per domani. L’appuntamento nella città di San Benedetto, scelta non a caso come il luogo simbolico dell’incontro del mondo laico con quello cattolico, è il terzo di una serie nata col proposito di aprire dei tavoli di discussione e di confronto sui temi che più investono e animano il discorso politico e culturale italiano: il rapporto tra religione e spazio pubblico, quello tra laicità e libertà, intesa tutte le sue declinazioni e oggi, appunto per la sua stringente attualità, quello tra religione e scienza. Come ogni anno a dibattere di questi temi vi saranno scienziati e filosofi, storici e teologi, animati da quel ammonimento che appena poco più di mezzo secolo fa Albert Einstein presagiva: “la scienza senza la religione è zoppa e la religione senza la scienza è cieca”.


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1 COMMENT

  1. Trovo fuorviante impostare
    Trovo fuorviante impostare il presente dibattito sul rapporto tra “scienza” e “religione”. Innanzitutto perché, avendo questi incontri come interlocutore privilegiato il cristianesimo, e non altri culti, questo è da intendersi – almeno in questo contesto – non come una religione ma propriamente come “fede”. Se con il primo termine si vanno a comprendere un insieme formale di narrazioni, norme e culti, con fede si intende invece il messaggio più profondo che la Chiesa vuole proporre al mondo. Pertanto, non è corretto porre sotto il termine “religione” il punto di vista cristiano.

    Sulle questioni bioetiche poi a maggior ragione, perché la visione che i cattolici manifestano in quest’ambito (embrione da rispettare, ricerca consapevole dei propri limiti, l’uomo come fine…) non si può neppure definire a buon diritto come “fideistica”, dal momento che risulta assai più vicina ad un ragionamento condotto secondo i canoni della logica, che non a dogmi o asserzioni di fede.
    Il Magistero conferma, e rafforza, tale visione, ma non è sufficiente a giustificarla completamente. Richiamandoci infatti alla sola fede non potremmo giustificare la pluralità di motivazioni che invece si oppongono ad una scienza che alcuni vorrebbero onnipotente. Nella misura in cui considerare così quest’ultima non è solo contrario a fede, ma irragionevole. Al centro di queste convinzioni infatti ( e lo dimostra il fatto che siano condivise anche da non credenti) vi è non tanto un credo, quanto una visione democratica (con particolare riferimento alla nozione di uguaglianza) e liberale dell’humanitas. Cosicché non si tratta di opporre “scienza” a “fede”, ma una certa lettura che si fa della scienza (disposta a tutto, perché orientata alla liberazione dell’uomo) e una data visione che si ha dell’uomo, sempre fine e mai strumento.
    Solo chi dalla scienza si attende più di quanto è lecito chiederle, può davvero intenderla nel primo modo.

    Aggiungo anche che parlare di scienza è quanto mai generico ed ampio, considerando le molteplici discipline e ambiti del sapere. Senza precisare che cosa intendiamo e cosa le chiediamo, non possiamo neppure iniziare un proficuo dialogo. Mi pare allora che un dialogo che si intenda davvero tale, oltre ad avere punti di partenza chiari e distinti, debba poi svolgersi sulla strada di una rigorosa coerenza ad essi. Non è possibile per due interlocutori affermare entrambi di avere come fine l’uomo (premessa iniziale) e poi giungere a soluzioni del tutto discordanti.

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