Scintille tra ministri e il Giornale, il Cav. incontra gruppi Pdl-FI
30 Settembre 2013
di Joe Galt
Oggi pomeriggio i gruppi parlamentari del Pdl-FI si riuniscono, presente Silvio Berlusconi, e capiremo forse un po’ meglio qual è la direzione che prenderà il più grande partito del centrodestra italiano. L’Aventino, la ridotta, il bunker contro tutto e tutti, "la deriva estremistica", come l’hanno definita i ministri del Pdl (che oggi hanno consegnato formalmente le dimissioni), oppure ancora una volta il berlusconismo come l’abbiamo visto crescere e vincere negli ultimi vent’anni: un movimento popolare moderato capace di aggregare anime diverse e blocchi sociali differenti della società italiana.
Lo stesso Silvio Berlusconi nelle ultime ore ha alternato posizioni radicali e aperture verso un eventuale voto a sostegno della prossima manovra finanziaria, se Letta deciderà di mettere nel programma quello che si era stabilito a suo tempo. Che nel Pdl il clima sia pesantissimo lo dimostra la reazione dei "ministeriali" all’editoriale del Direttore Sallusti: non ci faremo intimidire con una riedizione del "metodo Boffo". "E’ bene dire subito al direttore del Giornale, per il riguardo che abbiamo per la testata che dirige e una volta letto il suo articolo di fondo di oggi, che noi non abbiamo paura. Se pensa di intimidire noi e il libero confronto dentro il nostro movimento politico si sbaglia di grosso", hanno scritto i ministri in una nota congiunta.
Ministri paragonati da più parti, il web domina, a Gianfranco Fini. Paragone che rischia di scivolare verso il vizio di fondo di questa terza repubblica, il grillismo ormai imperante, per cui si accusa di "tradimento" e intelligenza col nemico chi si è limitato semplicemente a chiedere una discussione condivisa, senza mettere in discussione la leadership del Cav. Leggendo le dichiarazioni degli ormai ex ministri non c’è mai una virgola fuori posto quando si parla del Cav., della riconoscenza e del rispetto verso il leader di tante battaglie combattute e vinte insieme. Il paragone con Fini, dunque, non regge. Sallusti, per esempio, se la prende con i "professori". "Si sa come sono fatti i professori: galantuomini che sanno tutto, ma che sanno fare poco, se non appunto i professori. I precedenti non mancano". Evvai con la citazione della Fornero, paragonata a chi, anche nel Pdl, viene da una carriera accademica.
Ma come si fa a paragonare un tecnico calato dall’alto delle università nella polvere della politica con chi politica la fa da anni? Del resto cos’altro era la Forza Italia delle origini se non il partito dei professori, delle teste pensanti che sul tappeto di un salotto scrivevano il manifesto della Rivoluzione Liberale… Traditi negli anni successivi da un Paese che di liberale, come scrive appunto Sallusti, ha poco e niente, asservito com’è a logiche parastatolatriche che dominano a tutti i livelli i gangli della nostra società. Risucchiati come siamo da una spettacolarizzazione e mediatizzazione della politica ormai imperante, di quelle idee antiche e modernissime rischiamo di smarrire il senso. Conviene ritrovarlo presto, e come nel ’94 non basteranno solo Internet i giornali e la tv per rifare un laboratorio, serio, di azione politica.
