Scontri tra immigrati e polizia. Sale la tensione a Castelvolturno.

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Scontri tra immigrati e polizia. Sale la tensione a Castelvolturno.

19 Settembre 2008

Momenti di tensione altissima a Castelvolturno nel Casertano dove, in una sparatoria, ieri sera sono stati uccisi 5 africani, evento che ha scatenato un’aggressione contro la polizia, insulti, botte e vetri in frantumi.

Anche oggi scene di guerriglia urbana lungo la strada statale Domiziana: gruppi di immigrati protestano da stamattina per l’agguato di ieri sera. Armati di mazze hanno rotto i vetri di diverse auto di semplici persone che stavano percorrendo la statale. Scagliano poi pietre contro le saracinesche dei negozi e le abitazioni dei cittadini. Il tutto rovesciando continuamente cassonetti lungo la statale. Per ora le forze dell’ordine anticipano il corteo di qualche metro.

Gli extracomunitari, soprattutto africani, continuano a puntare il dito contro chi oggi li accusa di spacciare droga. ”Noi siamo persone perbene, non è giusto che ogni volta che si parla di droga – dicono – siamo noi i colpevoli e questo solo perché è nero il colore della nostra pelle. Questo è razzismo”. Nel gruppo di protesta ci sono anche diverse donne, perfino con bimbi. Gli immigrati, rovesciando due auto al centro della strada, hanno rinforzato il blocco.

Nella piazza centrale di Castelvolturno oggi si parla dell’ennesimo agguato e c’è qualcuno che dice: ”Qui siamo morti che camminiamo. Lo Stato ci ha abbandonato, il nostro destino e’ segnato”. 

”Qui abbiamo paura, paura di essere ammazzati anche davanti a un bar – racconta il signor Antonio – qui, quando si parla di camorra, è bene farlo a bassa voce”. Ha paura anche il signor Gino, ex finanziere che aggiunge: ”Non si può avviare nessuna attività se prima non si paga il clan”.

Il più duro è Antonio Boccone: ”Ma lei questo lo definisce un paese normale? E’ normale che ci siano 18 morti in pochi mesi su neanche 20 mila abitanti? Lo stato ci ha abbandonato, non c’e’ volonta’ di risolvere il problema e noi siamo ormai morti che camminiamo”. Impaurito ma anche arrabbiato con lo Stato è Ettore Natale. ”Non serve l’esercito né le forze dell’ordine – dice – servono le leggi, lo Stato, serve qualcuno che cancelli tutta questa omertà. Qui la gente non parla perché ha troppa paura di morire”.