Scudo fiscale. Napolitano firma oggi: “Non è un’amnistia”

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Scudo fiscale. Napolitano firma oggi: “Non è un’amnistia”

03 Ottobre 2009

"Non firmare non significa niente". E’ quanto ha risposto il presidente della Repubblica ad un cittadino che nella piazza di Rionero in Vulture che gli ha chiesto di non firmare la legge sullo scudo fiscale. Il Capo dello Stato ha spiegato che la Costituzione prevede che la legge possa essere nuovamente approvata e in quel caso lui sarebbe "obbligato" a firmare.

Il Capo dello Stato promulgherà il decreto sullo scudo fiscale (approvato ieri dalla Camera con 270 sì e 250 no, con 22 assenti del Pd, 6 dell’Udc e 1 dell’Idv) oggi, al rientro a Roma dalla lunga visita in Puglia e Basilicata. L’annuncio dell’imminente via libera al provvedimento è accompagnato da una serie di valutazioni, contenute in una nota diffusa dal Quirinale nella tarda serata di ieri, al termine di una giornata difficile, con il dramma dell’alluvione nel messinese.

Il Capo dello Stato, che potrebbe firmare il testo del decreto questa stessa mattina, ha focalizzato la sua attenzione su alcuni temi. In primo luogo su quello della "non punibilità" che, precisa il Colle, non può essere qualificabile "come amnistia". E nel fare questa sottolineatura si fa riferimento alle "ripetute pronunce della Corte Costituzionale, compresa una ordinanza del 9 aprile 2009. La complessiva disciplina dello scudo fiscale, si rimarca ancora nella nota, avrebbe dovuto trovare collocazione nel testo originario del decreto anticrisi. Anche se – si aggiunge – tale materia comporta scelte di merito che rientrano nella esclusiva responsabilità degli organi titolari dell’indirizzo politico di governo".

Napolitano ha esaminato "attentamente", seguendone l’intero percorso parlamentare, la legge di conversione del decreto sullo scudo fiscale. E, nelle sue valutazioni, rileva inoltre che sono state "confermate le correzioni che avevano accompagnato la promulgazione della legge di conversione del precedente decreto". Infatti, è prevista la punibilità di tutti i reati strumentali all’evasione fiscale per i quali sia stata già esercitata l’azione penale e stabilisce che le dichiarazioni di rimpatrio o di regolarizzazione sono utilizzabili a sfavore del contribuente nei procedimenti penali pendenti e futuri.

Quanto al riciclaggio e agli altri reati che la legge esclude dal beneficio della non punibilità, il Quirinale "prende atto" dei chiarimenti forniti dal governo in sede parlamentare e dalla agenzia delle entrate, secondo cui la legge mantiene l’obbligo di segnalare le operazioni sospette di costituire il frutto di reati diversi da quelli per i quali si determina la causa di non punibilità.