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Il ritorno in classe

“Scuola, l’incertezza non aiuta”. Parla Maurizio Milan

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Discutiamo con Maurizio Milan, Presidente di AIF (Associazione Italiana Formatori), sull’educazione e la formazione, i temi cardine affrontati anche da Mario Draghi in occasione proprio del suo ultimo discorso a Rimini, insieme alla politica di incertezza che mette in discussione la riapertura delle scuole italiane.

Maurizio Milan, Mario Draghi nel suo ultimo discorso pronunciato a Rimini in occasione dell’evento di Comunione e Liberazione, ha parlato di un cambiamento, quello che stiamo attraversando, da accettare con realismo. Parla di change of mindset e di una ragione morale, che prioritaria, deve essere il faro da seguire per ogni politica di riforma in futuro. Il tema della scuola e della formazione, che abbiamo affrontato ampiamente con Lei nella nostra ultima intervista a maggio scorso, lo avevamo lasciato sul tavolo della Azzolina con le vostre proposte. Alla luce di questi ultimi giorni di confusione e in seguito alla strigliata che il Ministro dell’Istruzione ha ricevuto dal Premier Conte, come vede lei questa situazione?

“C’è grande confusione e questo è sotto gli occhi di tutti, basta leggere cosa esce sui giornali e le dichiarazioni di presidi e dirigenti scolastici, che sono allarmati e preoccupati per la evidente mancanza di chiare linee guida. Quello che più mi ha colpito del discorso di Mario Draghi a Rimini, è stata la lucidità con cui il Presidente ha affrontato il tema cardine, che è proprio il sistema educazione, perno del sistema Paese. Con molto tatto e la diplomazia che certamente lo contraddistinguono, si sono indicati due livelli del problema: il primo, sul sistema scolastico puro e l’altro sulle riforme necessarie continue che andrebbero attuate fin da subito, temi entrambi, che fanno parte della decisione politica di cui in questo momento abbiamo vitale bisogno”.

Draghi sottolinea l’incertezza e parla anche dell’inazione politica e del bisogno di conoscenza da mettere in campo per le riforme necessarie. Serve flessibilità e pragmatismo e parla di velocità, quella velocità essenziale affinché la decisione abbia il suo effetto. Insomma proattività.

Ti cito Andrea Gavosto e il suo commento uscito di recente su La Repubblica, in cui riprendeva alcuni tratti del discorso di Draghi. Gavosto, direttore della Fondazione Giovanni Agnelli e grande esperto del sistema scolastico, indica alcuni suggerimenti importanti.  Se l’intenzione e l’inclinazione, sarà quella di procedere verso una logica smart, tutto andrà ripensato e Gavosto, suggerisce così di iniziare con il dividere la scuola in due macro categorie: la prima che raggruppi gli istituti scolastici per i più piccoli, quindi asili, elementari e medie, la seconda che si concentri su medie superiori e quindi licei ed università. Mentre nella seconda categoria si può pensare di introdurre già da subito il distance learning ad esempio, o anche tecniche di insegnamento ibrido, andrà invece necessariamente rivisto tutto l’impianto per la prima categoria, ovvero asili e scuole primarie, all’interno delle quali l’inserimento della piattaforma digitale è impensabile. Gavosto, parla anche di scuola con orario continuato, dal mattino al tardo pomeriggio, in modo da ridurre il numero degli alunni nelle aule, per garantire così una didattica più efficace e sicura rispetto alle tutele sanitarie. Questo comporterebbe ovviamente una rivisitazione dei contratti degli insegnanti e di tutti i servizi accessori. La visione sarebbe quella di costruire e ricostruire il resto del mondo che ruota intorno alla scuola, cioè trasporto, smart working, coordinando così gli impegni dei genitori e relative esigenze. Il nuovo modello della scuola implicherà dunque, la reinvenzione di un nuovo modello di società. Ci affacciamo insomma sulle pagine di un libro dei sogni in un momento in cui, dalla fornitura dei tablet alla formazione programmata, sembra essere tutto difficile da mettere in pratica”.

Come procedere allora con la formazione del corpo docenti, sia in caso di nuovo lockdown e quindi in emergenza, sia in un’ottica di programmazione strutturale per il futuro?

In quello che ci dicemmo, dall’ultima intervista ad oggi, si è verificato purtroppo un totale scarico di responsabilità sulle spalle degli insegnanti e dei dirigenti scolastici, che a mio avviso ha sì dimostrato la capacità di adattamento di molti, ma nell’emergenza. Ciò a cui abbiamo assistito è stata di fatto un’importazione del sistema tradizionale di insegnamento su una piattaforma digitale su cui veicolare e trasmettere la conoscenza, si è di fatto cambiato canale, ma non è sufficiente. Non è sufficiente la dimestichezza con il device, ma la conoscenza delle tecniche e della tecnica a disposizione per mettere a punto un metodo di insegnamento diverso”.

Lei parla di conoscenza delle tecniche e qui invece parliamo di banchi a rotelle…

Esatto, purtroppo. Proprio a causa dello stato emergenziale in cui ci siamo trovati e ancora ci troviamo con la scuola, abbiamo cercato di avvicinarci alle istituzioni, – che sono più forti di noi-  affiancandole in una progettualità comune, come abbiamo fatto con il servizio di Telefono Azzurro, in cui la nostra metodologia viene applicata sui loro argomenti, ovvero sicurezza in rete e formazioni degli insegnanti e digital culture per gli stessi”.

Ma ciò che mi sta dicendo parrebbe comunque un provvedimento emergenziale, non una vera  e propria formazione strutturata per l’insegnamento e gli insegnanti di domani.

Quello che noto infatti, è che se le aziende hanno da subito e da anni, compreso l’urgenza – e non è un problema di fondi, ma di coordinamento ed organizzazione-, dall’altra non si è rinnovato il sistema scolastico di conseguenza, generando, nostro malgrado, soltanto provvedimenti dell’ultima ora. Convengo infatti che il problema non si risolva nell’emergenza, ma nella programmaticità e con un ripensamento del sistema”.

Certamente il Covid ha bloccato tutto e ci siamo trovati all’indomani della pandemia con i problemi maturati già da ieri.

Sì, il Covid è certamente un cattivo compagno di viaggio, ma il tema non è stato affrontato con la dovuta importanza, non se ne è parlato abbastanza, abbiamo aspettato fino ad oggi e il caso è scoppiato. Si sarebbe dovuto affrontare fin da subito il come si sarebbe potuto riprendere il nuovo anno scolastico. Il corpo docente è lo stesso di qualche mese fa”.

Ma la Task Force? Che fine ha fatto Colao?

La Task Force, altamente qualificata e direttamente attivata anche dallo stesso Ministro Azzolina, ha messo sul tavolo proposte davvero interessanti, ma che poi non si sono mai concretizzate. Il problema vero sarà quello del disagio sociale, a partire dai genitori, che con l’assenza di una programmazione dall’alto, verranno caricati non solo dei problemi economici che il Covid ha allargato, ma anche di un più complesso, appunto, disagio sociale”.

A che punto è la rendicontazione del vostro “manifesto comune”  e a che punto sono le vostre ricerche sui temi della nuova sostenibilità che stavate conducendo con Mauro Magatti e il team dell’Università Cattolica?  

Con Mauro Magatti, il Direttore Scientifico del nostro convegno che si terrà a novembre sul tema della sostenibilità nella formazione, – tema che è entrato prepotentemente e in modo pesante con l’avvento della pandemia- abbiamo sviluppato un position paper  in cui tentiamo di analizzare i nuovi modelli organizzativi aziendali, all’interno del quadro dei nuovi modelli sociali che nascono, cercando di individuare quali siano questi modelli, come si sviluppano e quali potrebbero essere le nuove dinamiche lavorative; ad esempio la rotazione delle turnazioni, le giornate in smart working o home working, che potrebbero essere una o due alla settimana rispetto alla settimana lavorativa. Non si possono importare regole nei processi produttivi, ma si dovranno affrontare i temi con nuovi patti sociali, una nuova contrattualità lavorativa, nuovi approcci al welfare, in modo rivoluzionario. Con Magatti e altri studiosi, con tutti gli studi sul settore alla mano, abbiamo fatto una proiezione di ciò che potrà essere non tra venti anni, ma fra 12 mesi”.

Entriamo in ambito sindacale e anche Marco Bentivogli ricordo che è stato  protagonista delle vostre iniziative. Come stanno rispondendo i sindacati in questo tragico momento che stanno passando sul fronte delle casse integrazione?

La cassa integrazione è una grossa preoccupazione e con il blocco dei licenziamenti non si risolverà il problema, che è destinato ad una escalation e che potrebbe portare ad agitazione sociali. Sia con Bentivogli e anche con molti altri sindacalisti, ci siamo certamente attivati per rifocalizzare l’attenzione sul tema della formazione. Un elemento importante lo costituiscono i lavoratori di fasce di età tra i 45 e i 50 anni, fascia già in crisi in pre-Covid. La consapevolezza, sulla delicatezza dell’argomento, è fortissima. Il mondo sindacale ha sempre visto con diffidenza le innovazioni in campo formativo, contrapponendo tematiche come quelle del controllo e altro, ma la pandemia ha accelerato la consapevolezza dell’importanza che c’è nell’importare più conoscenza all’interno del mondo della formazione e quindi quello del lavoro. Ci vogliono certamente modelli di tutela nuovi, che vanno ripensati. In passato, anche grandi esponenti di importanti sindacati mostravano esitazione, ad esempio sulla formazione a distanza, reputandola poco efficace. Ma oggi è l’unico strumento che le aziende utilizzano”.

Riguardo allo stanziamento dei fondi, che sappiamo esserci, ma conoscendo anche le difficoltà che si incontrano al momento della loro erogazione e distribuzione: è di questi giorni la notizia dell’apertura dei tavoli sui DL semplificazione. Si parla di stadi di calcio, ma non di formazione.  Come poi ha detto simpaticamente un virologo in tv qualche giorno fa: l’Italia soffre di “regionalite” e in alcuni casi di “regionalosi”…

“Mi auguro che con questa riapertura delle scuole si ricominci a focalizzare l’attenzione sulle cose prioritarie e più importanti. Il tema, forte e sentito, delle scuole, deve tornare ad essere motivo di dibattito serio.  Nelle aziende già si sono colte le esigenze per abbracciare nuove logiche, riposizionando al centro la persona, cardine di ogni nostro discorso. Le aziende rispondono in modo forte alla sollecitazione, sicuramente le grandi e medie imprese sono consapevoli e si sono già attrezzate. Ma è la scuola a restare prioritaria, non possono essere lasciate le grandi decisioni alle singole e frammentarie scelte di ogni singolo dirigente scolastico o preside. L’incertezza in questa riapertura è troppa”.

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