Se Alfano e Casini saranno insieme nel 2013 si capirà a Palermo
22 Febbraio 2012
C’è chi guarda all’oggi e chi già al domani. E in entrambe le proiezioni legge un fil rouge: la sfida o il patto Alfano-Casini sia per le amministrative che per la corsa a Palazzo Chigi. A ben guardare, le assonanze ci sono, una su tutte: le comunali a Palermo, città-simbolo di quel laboratorio dei moderati che potrebbe diventare modello nazionale per il centrodestra che verrà. Facile a dirsi, molto meno a farsi. Le distanze tra Pdl e Terzo Polo che ha già calato il suo candidato sindaco restano, nonostante le mediazioni di Alfano tra Casini e Miccichè (e Lombardo?).
Se ad oggi l’intesa coi centristi nel capoluogo siciliano sembra in salita, non è poi così diversa la situazione negli altre città-chiave al voto in maggio: Genova e Verona. Nel capoluogo ligure oggi è previsto un vertice dei big del partito per trovare la quadra sul candidato e in quello veneto i maggiorenti locali (e nazionali) sono chiamati a dirimere la matassa-Flavio Tosi, il sindaco uscente (maroniano di ferro) sempre più intenzionato a correre con una propria lista, nonostante il veto di Bossi.
Ma è su Palermo che si gioca la partita più importante. Quella che a seconda dell’esito finale potrebbe avere effetti diretti anche sul consolidamento della leadership del segretario Pdl o, viceversa, penalizzarne il peso in chiave 2013. Partita delicata, che Alfano sta portando avanti con pazienza certosina nel tentativo di trovare una sintesi tra chi nel partito siciliano vorrebbe candidare senza ulteriori indugi Francesco Cascio, presidente dell’Ars dato in pole position, e chi preferirebbe chiudere l’accordo con Casini sul nome già ufficializzato dal Terzo Polo, Massimo Costa (34 anni ribattezzato forse con una punta di enfasi il ‘Monti’ siciliano), gradito anche a Grande Sud di Miccichè. Che ieri dopo le fibrillazioni dei giorni scorsi sull’ipotesi di primarie (l’ex viceministro è contrario) ha avuto un faccia a faccia con Alfano definito da quest’ultimo “sereno e costruttivo”.
Il punto è che Miccichè guarda a un patto col segretario del Pdl non solo e non tanto entro i confini siciliani, bensì sul tavolo nazionale. E che sullo sfondo ci siano le politiche, è facile intuirlo. Certo è che lo stallo di queste ore non giova a rasserenare il clima nei ranghi pidiellini. Tanto che in Sicilia tocca al coordinatore provinciale Francesco Scoma gettare acqua sul fuoco: “A breve il Pdl esprimerà il proprio candidato. Sarà una candidatura certamente autorevole decisa con metodi chiari e trasparenti, lo scegliamo noi con le nostre regole. Abbiamo profondo rispetto per tutti gli aspiranti candidati sindaco di Palermo, auspichiamo un clima di distensione ma chiediamo, anzi pretendiamo, rispetto e non possiamo accettare attacchi e frecciate, più o meno velate, da parte di chicchessia”. E in quel ‘chicchessia’ ci si possono leggere sia le rivendicazioni di Miccichè che le bordate di Briguglio e i futuristi siculi particolarmente impegnati a evidenziare l’empasse pidiellina.
Alfano non si scompone e tira dritto, assicura che le valutazioni sulle candidature verranno fatte città per città. Ma su Palermo il count down è già iniziato: il 4 marzo ci saranno le primarie tra i quattro candidati del centrosinistra – Rita Borsellino, Davide Faraone, Fabrizio Ferrandelli, Antonella Monastra – e ieri i terzopolisti hanno presentato la candidatura a sindaco di Massimo Costa il quale alla sua prima uscita pubblica è già convinto di avere la vittoria in tasca.
Il nodo amministrative è sul tavolo di Berlusconi che nel vertice serale a Palazzo Grazioli con lo stato maggiore del partito ha esortato tutti a fare squadra e a serrare i ranghi in vista della tornata elettorale che – secondo alcune indiscrezioni – non andrebbe caricata di significato politico bensì condotta sul territorio e calibrata sulle problematiche da risolvere con proposte precise nel programma elettorale. Anche perché – è il ragionamento di fondo – stavolta non c’è più come era stato in passato un ‘avversario’ col quale scontrarsi frontalmente: oggi il Pdl è impegnato a sostenere il governo Monti, come pure il Pd. Per questo è fondamentale individuare candidati sindaco competitivi e con grande appeal locale.
C’è un’altra raccomandazione che il Cav. ha rivolto ai suoi: lavorare a testa bassa per la vittoria. Un invito esplicito a superare timori e preoccupazioni di una possibile sconfitta e a credere nel fatto che nonostante le difficoltà, il partito ha la forza di riguadagnare terreno (a dispetto dei sondaggi) e consensi. Fin qui l’esortazione del Cav. che poi è tornato a ribadire la presenza delle liste Pdl in tutte le città al voto. Non solo: in un’analisi di prospettiva sullo scacchiere nazionale che si va componendo in vista delle politiche, ha lasciato aperta la porta all’ipotesi che l’esperienza Monti possa durare anche dopo il 2013.
Passaggio non da poco, che alcuni leggono nel solco e nel segno di quel partito dei moderati che Berlusconi da diciassette anni coltiva come progetto da portare a termine, mentre altri – più maliziosamente – ci intravedono l’idea (ancora in nuce) di una ‘grande coalizione’ che potrebbe far proseguire l’impegno di alcuni Prof. (e forse dello stesso premier), anche dopo la scadenza naturale di questa legislatura. Mosse, segnali, tatticismi nella grande partita a scacchi che tra un anno, potrebbe cambiare il quadro politico attuale, magari inaugurando la ‘terza repubblica’.
