Se anche Caldoro ‘benedice’ il pm-assessore

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Se anche Caldoro ‘benedice’ il pm-assessore

14 Giugno 2011

Il presidente della Repubblica storce il naso e dice che serve una legge ad hoc per evitare l’andirivieni di pm dalla toga alla politica. Luca Palamara, segretario dell’Anm stigmatizza il pm Narducci neo-assessore della giunta De Magistris e il vicepresidente del Csm Vietti  conferma la contrarietà dell’organo di autogoverno delle toghe a pm che “assumano incarichi amministrativi dove hanno esercitato da magistrati” perché  questo “mina l’imparzialità della giurisdizione”. Il caso Narducci è l’ultimo di una serie (si potrebbe citare quello di Nicastro in Puglia,  la lista è davvero lunga) ma per il sindaco della primavera napoletana e soprattutto per il diretto interessato che fino all’altroieri si è occupato – tra l’altro – di indagare su Calciopoli e su Cosentino (coordinatore campano del Pdl) va tutto bene, è tutto normale. E quindi si fa.

Chissenefrega se uno fa l’assessore nella stessa città dove fino a qualche ora prima faceva il magistrato, chissenefrega se così si segna un netto arretramento sul fronte dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura oltreché l’equilibrio tra giustizia e politica. Evidentemente una poltrona a Palazzo San Giacomo conta molto di più. E pensare che la doccia fredda è arrivata direttamente dall’Anm che con Palamara ha definito la scelta del duo Narducci-De Magistris una “violazione dell’articolo 8 del nostro codice deontologico, recentemente rinnovato”. Per non parlare delle perplessità manifestate senza tante riserve dalle più alte cariche dello Stato, Napolitano in testa che invita il legislatore a colmare il gap normativo. Presto fatto. In Senato Gaetano Quagliariello ha presentato un ddl sull’ineleggibilità e incompatibilità dei magistrati nelle elezioni amministrative. In soldoni la norma prevede che i magistrati non possano essere eletti sindaco e presidente di provincia, né assumere la carica di assessore comunale e provinciale nel distretto in cui esercitano le proprie funzioni o lo abbiano fatto nei due anni precedenti. A questo punto ci piacerebbe che almeno una volta tanto, sulla norma mancante che ora c’è, dal parlamento arrivasse un sì trasversale o come dicono i politically correct, bipartisan. Specialmente da chi ha visto sparire partiti per l’uso politico della giustizia. Dovrebbe saperne qualcosa Stefano Caldoro, governatore della Campania, oggi Pdl ma col dna (politico) socialista. Per questo colpisce ancor di più la sua “benedizione” al pm-assessore: “Non ci deve essere pregiudizio per nessuno che voglia entrare in politica, anzi va benissimo, qualunque sia il suo campo di provenienza. E questo è un principio che deve valere per tutti. Penso che Narducci dovrà essere giudicato sui fatti”. Vero, ma è l’esordio che non promette bene.