Home News Se anche il prete dice che Gesù non è nato a Natale, allora la Fede si trasforma in una favola della buonanotte

Il trionfo del relativismo

Se anche il prete dice che Gesù non è nato a Natale, allora la Fede si trasforma in una favola della buonanotte

4
1293

“State sereni: Gesù non è nato a mezzanotte e il 25 dicembre non è il suo compleanno. Per quel che ne sappiamo potrebbe essere nato anche a luglio, di mattina”. Queste le parole pronunciate durante l’omelia di domenica scorsa da padre Ottavio De Bertolis, parroco gesuita della chiesa del Gesù, a Roma. Parole immediatamente rilanciate dai giornali filo-governativi (su tutti il Fatto quotidiano) per suffragare le scelte del Governo in vista delle festività natalizie adottate nell’ultimo Dpcm. Per il gesuita il 25 dicembre è solo “una festa pagana che i cristiani hanno applicato a Gesù”.

E allora diciamolo chiaramente: rinunciamo definitivamente alla fiducia nella nascita del Salvatore del Mondo in una grotta di Betlemme, arrendiamoci alla idea che Natale sia una farsa e non pensiamoci più. Perchè questa ammissione sul 25 dicembre ridotto a convenzione non arriva da un ateo convinto, o da uno storico accanito, ma da un uomo di Fede, da un sacerdote che peraltro sembra esprimere non un pensiero indipendente, ma in fondo il sentiment della Chiesa stessa bergogliana.
Ma la (presunta) razionalità elevate a Fede, la Bibbia letta con gli occhi sterili dello scienziato, è un approccio che non solo cancella il valore profetico del messaggio, ma non rende neppure un buon servizio al valore oggettivo del Libro.
Gesù non è nato il 25 dicembre? Forse… Ma il bisogno di umanizzare la Salvezza, di renderla più vicina alla gente ha portato a cristallizzare nella tradizione una convenzione che aiuta a sentire davvero Dio come un compagno di viaggio, come un bambino appunto nato in una grotta. Cancellando la convenzione si rischia di gettare via tutto. La forma e la sostanza. Perchè la critica a tutti i Misteri della Fede in fondo è a un passo. Se Gesù non è nato a Natale allora perché credere nella Eucarestia? Perchè credere nella Confessione? O nella verginità di Maria? Perchè? La Storia, la scienza mica provano queste Verità. E allora che si fa? Le si cancella? Si distruggono tutte le icone di Gesù Bambino in nome della solita retorica che Egli non era biondo e di carnagione chiara?

Ma in questo modo il Dubbio dei fedeli diventa l’unica verità, e la Verità, cancellata dal relativismo tanto criticato giustamente da Ratzinger, non esiste più. La Fede non è più una via per la Salvezza, ma una semplice favola della buonanotte. E la Speranza una pia illusione. Resta solamente un generico approccio panteistico, dove tutto vale e nulla vale. Senza forma appunto. Informe, grigio come il futuro che questo pensiero tratteggia. Il Faro, la Luce del Mondo ridotto a una bajour decorativa.
E tutto questo in nome di cosa? In nome di un sostegno a un Dpcm. A un decreto di un governo che durerà due, tre, cinque anni. Duemila anni di storia inginocchiati di fronte all’attimo, inginocchiati davanti al Terrore che Dio stesso non possa essere più forte di un virus.

  •  
  •  

4 COMMENTS

  1. Le religioni, tutte, sono un modo come un’altro per controllare (governare) le masse. Predicano tanto la pace ma sono quelle che hanno causato più morti all’umanità. Meglio uno Stato laico governato con capacità e sapienza.

  2. La data precisa della nascita di Gesù non è certa. Questo non è dovuto alla chiesa bergogliana, ma al fatto che le fonti sono vaghe. Nel vangelo di Matteo si parla del tempo di Erode, ma Erode il grande è morto nel 4 ac. In altro vangelo si parla del censimento, ma senza specificare di quale censimento, tenuto conto che il censimento universale è del 6 dc. Però potrebbe essere altro censimento locale. La data non è certa e per tradizione la nascita è stata collocata in data prossima al solstizio d’inverno, segno che da quella data in poi le cose non possono che migliorare. Se il prete dice che la data non è certa non significa che non sia successo davvero. Però se lei preferisce non credere più a niente, faccia come ritiene più giusto, basta che non ne da la colpa al povero prete De Bertolis che ha il grave torto di essere gesuita, ordine religioso che per secoli ha combattuto la pretesa protestante, la massoneria e il potere laicista e che certamente non si farà impressionare da gente come lei.

  3. Gesù nacque la notte del 25 dicembre
    Molti si interrogano se Gesù sia nato veramente il 25 dicembre. Ma cosa sappiamo in realtà sulla storicità della sua data di nascita? I Vangeli, come è noto, non precisano in che giorno è nato il fondatore del cristianesimo. E allora, come mai la Chiesa ha fissato proprio al 25 dicembre il suo Natale? È vero, inoltre, che questa festa cristiana – seconda solo alla Pasqua – è stata posta al 25 dicembre per sostituire il culto pagano del dio Sole, celebrato in tutto il Mediterraneo anche prima della nascita di Gesù?
    Cominciamo col dire che il solstizio d’inverno – data in cui si festeggiava nelle culture politeiste il Sol Invictus – cade il 21 dicembre e non il 25. In secondo luogo è bene precisare che la Chiesa primitiva, soprattutto d’Oriente, aveva fissato la data di nascita di Gesù al 25 dicembre già nei primissimi anni successivi alla sua morte. Il dato è stato ricavato dallo studio della primitiva tradizione di matrice giudeo-cristiana – risultata fedelissima al vaglio degli storici contemporanei – e che ha avuto origine dalla cerchia dei familiari di Gesù, ossia dalla originaria Chiesa di Gerusalemme e di Palestina.
    E allora, se la Chiesa ha subito fissato al 25 dicembre la nascita di Gesù, abbiamo oggi prove documentali e archeologiche che possono confermare la veneranda tradizione ecclesiale? La risposta è sì. Nel 1947 un pastorello palestinese trova casualmente una giara, semisepolta in una grotta del deserto di Qumran, un’arida regione a pochi chilometri da Gerusalemme. La località era stata sede della comunità monastica degli esseni, che oltre all’ascetismo praticava la copiatura dei testi sacri appartenuti ai loro antenati israeliti. I monaci del Mar Morto produssero in pochi decenni una grande quantità di testi, poi nascosti in grandi anfore per salvarli dall’occupazione romana del 70 d.C.
    All’indomani della fortunata scoperta, archeologi di tutto il mondo avviarono una grande campagna di scavi nell’intera zona desertica, rinvenendo ben 11 grotte, che custodivano, da quasi venti secoli, numerosi vasi e migliaia di manoscritti delle Sacre Scritture israelitiche, arrotolati e ben conservati. Tra questi importanti documenti, uno ci interessa particolarmente: è il Libro dei Giubilei, un testo del II secolo a.C. La fonte giudaica ci ha permesso di conoscere, dopo quasi due millenni, le date in cui le classi sacerdotali di Israele officiavano al Tempio di Gerusalemme, ciclicamente da sabato a sabato, quindi sempre nello stesso periodo dell’anno. Il testo in questione riferisce poi che la classe di Abia, l’VIII delle ventiquattro che ruotavano all’officiatura del Tempio – classe sacerdotale cui apparteneva il sacerdote Zaccaria, il padre di Giovanni Battista – entrava nel Tempio nella settimana compresa tra il 23 e il 30 settembre.
    La notizia apparentemente secondaria si è rivelata invece una vera bomba per gli studiosi del cristianesimo antico. Infatti, se Zaccaria è entrato nel Tempio il 23 settembre, giorno in cui secondo il vangelo di Luca ha ricevuto l’annuncio dell’Arcangelo Gabriele, che gli ha comunicato – nonostante la sua vecchia età e la sterilità della moglie Elisabetta – che avrebbe avuto un figlio, il cui nome sarebbe stato Giovanni, questo vuol dire che il Precursore del Signore potrebbe essere nato intorno al 24 giugno, nove mesi circa dopo l’Annuncio dell’angelo. Guarda caso gli stessi giorni in cui la Chiesa commemora nel calendario liturgico, già dal I secolo, sia il giorno dell’Annunciazione a Zaccaria che la nascita di Giovanni. Detto ciò, Maria potrebbe avere avuto la visita, sempre di Gabriele, giorno dell’Annunciazione, proprio il 25 marzo. Infatti, quando Maria si reca da sua cugina Elisabetta, subito dopo le parole dell’Arcangelo, per comunicare la notizia del concepimento di Gesù, l’evangelista annota: “Elisabetta era al sesto mese di gravidanza”. Passo evangelico che mette in evidenza la differenza di sei mesi tra Giovanni e Gesù. E allora, se Gesù è stato concepito il 25 marzo, la sua nascita può essere ragionevolmente commemorata il 25 dicembre, giorno più, giorno meno.
    Se così stanno i fatti – e la fonte qumranica li documenta – possiamo affermare senza tema di smentita che grazie alla scoperta della prezioso testo, avvenuto appena sessant’anni fa, la plurimillenaria tradizione ecclesiastica è confermata: le ricorrenze liturgiche dei concepimenti e dei giorni di nascita, sia di Giovanni che soprattutto di Gesù, si sono rivelati pertanto compatibili con la scoperta archeologica del Deserto di Giuda. Cosa sarebbe accaduto se, per esempio, avessimo scoperto che il sacerdote Zaccaria fosse entrato nel Tempio nel mese di marzo o di luglio? Tutte le date liturgiche che ricordano i principali avvenimenti dei due personaggi evangelici sopra citati sarebbero diverse da quelle indicate dalla tradizione ecclesiale. E subito gli scettici, strappandosi le vesti, avrebbero gridato al mondo intero che la Chiesa si è inventata tutto, compreso la data di nascita del suo fondatore.
    Ma l’indagine non è ancora terminata! Alcuni detrattori della storicità della data del Natale al 25 dicembre hanno, infatti, osservato che in quel mese – cioè in pieno inverno – gli angeli non potevano incontrare in aperta campagna e di notte greggi e pastori a cui dare la lieta notizia della nascita del Salvatore dell’umanità. Eppure, quanti sostengono questa ipotesi dovrebbe sapere che nell’ebraismo tutto è soggetto alle norme di purità. Secondo non pochi antichi trattati ebraici, i giudei distinguono tre tipi di greggi. Il primo, composto da sole pecore dalla lana bianca: considerate pure, possono rientrare, dopo i pascoli, nell’ovile del centro abitato. Un secondo gruppo è, invece, formato da pecore la cui lana è in parte bianca, in parte nera: questi ovini possono entrare a sera nell’ovile, ma il luogo del ricovero deve essere obbligatoriamente al di fuori del centro abitato. Un terzo gruppo, infine, è formato da pecore la cui lana è nera: questi animali, ritenuti impuri, non possono entrare né in città né nell’ovile, neppure dopo il tramonto, quindi costretti a permanere all’aperto con i loro pastori sempre, giorno e notte, inverno e estate. Non dimentichiamo, poi, che il testo evangelico riferisce che i pastori facevano turni di guardia: fatto che appare comprensibile solo se la notte è lunga e fredda, proprio come quelle d’inverno. Ricordo che Betlemme è ubicata a 800 metri sul livello del mare.
    Alla luce di queste considerazioni, possiamo ritenere risolto il mistero: i pastori e le greggi incontrati dagli angeli in quella santa notte a Betlemme appartengono al terzo gruppo, formato da sole pecore nere. Prefigurazione, se vogliamo, di quella parte della società, composta da emarginati, esclusi, derelitti e peccatori che tanto piacerà avvicinare al Gesù predicatore. In conclusione, possiamo dunque affermare non solo che Gesù è nato proprio il 25 dicembre ma che i vangeli dicono la verità storica circa i fatti accaduti nella notte più santa di tutti i tempi: coloriamo di nero le bianche pecorelle dei nostri presepi e saremo più fedeli non solo alla storia quanto al cuore dell’insegnamento del Nazareno.
    di Michele Loconsole
    (25 Dicembre 2009)
    link: https://www.loccidentale.it/articolo/la+storia+conf

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here