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L'uovo di giornata

Se Bersani fa Di Pietro e Di Pietro fa Bersani

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Pierluigi Bersani, a poche ore dall’esito del referendum: “Questa volta non riesco a non ridere, per quanto ce la metta tutta”. E ancora: “E’ stato un referendum sul divorzio: c’è un divorzio tra il governo e il Paese”. Poi, gran finale: “Risultato straordinario, incredibile, pieno di speranza e fiducia per un cambiamento possibile.  Bisogna creare un elemento di fiducia e ripartenza. E lo si può fare solo con le elezioni”. Della serie: Berlusconi si dimetta. Solo quattro giorni fa andava ripetendo in ogni dove che no, questo referendum non ha nulla di politico.

Prima giravolta, con annesso appello alla Lega affinchè molli il Cav. Ma la seconda giravolta è ben più allarmante perché stiamo parlando del leader del primo partito di opposizione, la forza politica che si definisce riformista:  se fino all’altroieri  il serissimo e laborioso Bersani con le maniche della camicia rimboccate per il bene dell’Italia puntava sulle sue (poche) ricette, oggi fa il Masaniello (gli manca solo di stappare lo spumante e ballare sopra i tavoli, se nel frattempo non lo ha già fatto nelle stanze di via del Nazareno), Di Pietro manda in soffitta (almeno a parole) divisa e accessori anti-Cav. (toni urlati e ultimatum quasi da rivolta di piazza) per mutuare il profilo del capo dialogante, comprensivo, moderato. Quello che oggi a urne chiuse e risultati certi, dice che chiedere adesso le dimissioni di Berlusconi e “farlo in nome dei risultati referendari è una strumentalizzazione”, perché “sono andati a votare sì anche molti elettori del centrodestra. Per rispetto nei loro confronti non possiamo chiedere le dimissioni del governo solo in nome dei referendum”.

Che succede nel centrosinistra? Non sarà che dopo Vendola anche l’ex pm di Mani Pulite sta meditando la scalata al Pd e per questo si rifà il vestito nuovo del politico dialogante pure con gli avversari di sempre strizzando l’occhio agli elettori pidiellini e leghisti sotto botta per la seconda sberla in quindici giorni? Ma se di Pietro fa il Bersani, Bersani a che pro fa il Di Pietro?

In politica il giochino delle spallate ci sta tutto, ma dal leader di un grande partito ci si sarebbe aspettati molto di più della versione più populista e demagogica dell’ex pm di Mani Pulite. Del resto, lo ha capito perfino il Tonino nazionale che non è più tempo di spallate a prescindere.

 

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1 COMMENT

  1. i leader di cui vergognarsi
    Con tutto il rispetto per il concetto di leader di un grande partito, lei si preoccupa di Bersani che esprime un’opinione più accesa e non pensa a chi ci ha mortificato istituzionalmente, di fronte a tutto il mondo, fra barzellette, corna e gaffe di ogni natura ed in più occasioni?
    Pensa di essere credibile quando scrive tutto ciò?

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