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Resta alta la tensione tra sindacati e Fiat

Se cambiano le relazioni industriali l’Italia ha da guadagnarci

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È nata la nuova Fiat, o perlomeno è nata la Newco che gestirá la fabbrica di Pomigliano d’Arco. Lo scontro tra Fiat e la Fiom non ha dunque portato solo alla contestata decisione di spostare la produzione delle monovolume da Mirafiori alla Serbia, ma ha avuto un risultato ancora più clamoroso; dopo settimane d’indiscrezioni, è stata registrata una nuova impresa, la Newco, che gestirà l’impianto di Pomigliano d’Arco.

Questo è un risultato tanto importante, perché significa che quasi certamente la produzione della nuova Panda si fará in Italia, quanto rivoluzionario nelle relazioni industriali, perché questa nuova azienda non dovrebbe utilizzare il contratto nazionale dei metalmeccanici.

Pomigliano d’Arco è stato quindi un detonatore. La prima conseguenza è stata la decisione di spostare la produzione della piattaforma L0 da Mirafiori alla Serbia, dove l’azienda torinese riuscirà a ricevere importanti aiuti Governativi e finanziamenti agevolati europei dalla BEI.  

In seguito a questa decisione il Governo ha deciso di incontrare le diverse parti per chiarire al meglio le posizioni.

Nella riunione di ieri, alla quale hanno partecipato lo stesso manager della casa automobilistica, il ministro Maurizio Sacconi e i principali sindacati, Fiat ha assicurato che Mirafiori continuerà ad avere i livelli produttivi necessari a mantenere in vita lo stabilimento.

Durante l’incontro Marchionne ha ripetuto inoltre che il progetto di “Fabbrica Italia” continua ad andare avanti. Certo la decisione di spostare la produzione delle monovolume in Serbia va contro questa promessa, ma è probabile che Fiat sposti la produzione di veicoli a maggiore valore aggiunto nello stabilimento di Mirafiori.

Ma perché Fiat continua ad andare avanti nella decisione di spostare la Nuova Panda a Pomigliano e di non produrre la L0 a Mirafiori? Questa decisione è puramente industriale. Nello stabilimento campano sono già stati effettuati investimenti per rinnovarlo e tornare indietro provocherebbe delle perdite a Fiat. Nella fabbrica torinese invece il progetto d’investimento era sulla carta e dunque un ripensamento non provoca delle perdite.

La decisione di delocalizzare, sembra essere dettata dall’occasione di ricevere aiuti statali e lo scontro sindacale, voluto dalla FIOM, ha fornito un assist alla Fiat.

La lotta interna alla CGIL ha dunque sconvolto il panorama industriale italiano. Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat ha saputo cogliere al balzo l’occasione e ha deciso di andare verso una prospettiva di mercato. Sapere approfittare degli aiuti Statali è pienamente comprensibile da un punto di vista aziendale e l’amministratore della Fiat ha dimostrato di sapere approfittare delle occasioni.

Il caso “Chrysler”, dove Fiat ha acquisito il 20 per cento dell’azienda americana sull’orlo del fallimento, grazie all’appoggio del Presidente Americano Barack Obama, è l’esempio più evidente di questa capacità.

La seconda conseguenza dello scontro di Pomigliano ha avuto un effetto ancora piú dirompente.

La creazione della subsidiaria di Fiat nasce dall’esigenza di essere più agili nel processo d’investimento a Pomigliano d’Arco e risponde dunque ad un’esigenza industriale e potrebbe essere un vantaggio competitivo per gestire nel modo più efficiente la produzione.

In questa nuova azienda entrerebbero a far parte quei dipendenti d’accordo alle nuove condizioni contrattuali. Con questa “nuova Fiat” la casa automobilistica avrà una maggiore agilità.

La nuova azienda, nella quale Marchionne resta amministratore delegato, potrebbe non applicare il contratto nazionale dei metalmeccanici. Questa sembra essere una minaccia ai sindacati, ma se questa decisione dovesse trasformarsi in realtà, il panorama delle relazioni industriali cambierebbe per sempre.

Il Ministro Maurizio Sacconi si è detto preoccupato che si possa uscire dalle “tradizionali relazioni industriali”. È chiaro che se nella Newco non dovesse essere applicato il contratto nazionale, molte cose cambieranno nelle relazioni industriali in Italia. Non è detto tuttavia che questo cambio sia negativo, perché viste le esperienze passate i sindacati sono stati spesso in Italia un freno all’attrazione di investimenti esteri e certe posizioni sindacali hanno impaurito gli investitori.

Non è un caso che nella classifica Doing Business della Banca Mondiale l’Italia si trovi in settantottensima posizione anche a causa delle relazioni sindacali.

A distanza di settimane dalla lotta della FIOM a Pomigliano d’Arco solo una cosa sembra essere certa: il sindacato ha commesso un errore imperdonabile e Marchionne ne sta approfittando pienamente.

 

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1 COMMENT

  1. Incapaci contro furbi
    A me sembra che, nella vicenda di Pomigliano, la parte più integralista dei sindacati abbia dato prova di rigidità mentale e di sostanziale assenza di idee (purtroppo, come spesso avviene).
    Ho però anche l’impressione che dell’inadeguatezza organizzativa e “culturale” dei sindacati italiani qualcuno se ne stia approfittando un po’ troppo, anche in danno del nostro paese.

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