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Se chiude la Provincia di Isernia rischia anche la Regione Molise

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Chiudere la Provincia di Isernia è solo il primo passo. Il vero obiettivo è quello di cancellare la Regione Molise. L’allarme è stato lanciato dal presidente della Camera di commercio, Luigi Brasiello, durante l’ultima riunione del Comitato nato in difesa dell’autonomia del territorio provinciale pentro. Il presidente dell’ente camerale isernino ha deciso di aderire al comitato perché teme che il punto di non ritorno sia ormai vicino. Bisogna dunque lottare, prima che sia troppo tardi. Con la stessa determinazione che nel 1963 portò alla nascita della Regione (staccandosi dall’Abruzzo) e nel 1970 all’istituzione della Provincia di Isernia. Brasiello non ha usato giri di parole per spiegare qual è il rischio cui si sta andando incontro: “Da fonti confidenziali romane ho appreso che si comincia dalla Provincia di Isernia, ma il vero intento del Governo sarà quello di arrivare a eliminare la Regione Molise. Un primo tassello, dunque, al quale seguiranno una serie di altre chiusure che cancelleranno totalmente la nostra autonomia politica regionale”. Difendere la Provincia, perciò, significa porre un freno a un possibile effetto domino che finirebbe per vanificare decenni di lotte e conquiste. Ora, però, arriva la parte più difficile. Farlo capire ai cittadini.

In un periodo in cui la crisi morde, ai più questi tagli non dispiacciono affatto. La Provincia viene definito un ente inutile dall’opinione pubblica. E come tale se ne può fare tranquillamente a meno. Ed è vista con diffidenza anche la mobilitazione della classe politica: viene etichettata come un tentativo goffo e disperato di difendere la propria poltrona, i propri interessi. In realtà le cose non stanno così. Basta ragionarci un attimo per capire che questo territorio, senza la presenza delle istituzioni, subirebbe una pesante contrazione anche da un punto di vista economico. Inutile nascondersi dietro un dito: l’economia locale ruota intorno al pubblico. Senza la presenza dello Stato anche il settore privato andrebbe incontro a una lenta agonia.

Da ora, quindi, comincia la campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Saranno allestiti gazebo informativi, mentre lunedì sera, a Isernia, in piazza della Repubblica, si terrà una prima manifestazione, ha annunciato il presidente del comitato, Emilio Izzo. L’obiettivo è quello di coinvolgere tutti: dai cittadini alle associazioni, dai sindacati alle forze dell’ordine. Il prossimo obiettivo sarà invece quello di organizzare una “marcia su Roma”: “Come avvenne quarant’anni fa, - ha detto Izzo - ci muoveremo alla volta della Capitale, per manifestare davanti ai palazzi del potere a bordo di auto targate con una targa di cartone contrassegnata dalla sigla ‘Is’. Nel 1970 la carovana di auto non riuscì a raggiungere Roma, al casello autostradale di San Vittore del Lazio la manifestazione fu bloccata dalle forze dell’ordine. Questa volta, però, dobbiamo portare a compimento l’azione di protesta”. Pian piano, comunque, il comitato sta ingrossando le proprie fila. Tra i primi sostenitori c’è anche Giambattista Faralli, uomo di cultura molto apprezzato in Molise e tra i promotori delle battaglie per la Provincia a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. A suo avviso bisogna “emulare quanto è stato fatto in passato per il riconoscimento di questa Istituzione. All’epoca si occuparono i binari, si bloccarono i pullman di linea, si creava scompiglio tale da richiamare l’attenzione dei politici e delle istituzioni. È stata un’azione efficace che ci ha premiato, perché non ripetersi allora e provare a difendere le ragioni di questo territorio con tutte le nostre forze?”.

Prime adesioni convinte al movimento in difesa dell’ente di via Berta anche tra i rappresentanti delle forze dell’ordine. È il caso del Siap, il Sindacato italiano appartenenti polizia. Il segretario provinciale, Antonio Pelle, si dice preoccupato dagli scenari futuri: “L’eliminazione dell’ente provinciale - ha affermato - porterebbe alla successiva cancellazione di altri importanti presidi statali quali Prefettura, Questura, Vigili del Fuoco, eccetera, con pesanti ripercussioni sotto l’aspetto della sicurezza ed incolumità pubblica. La provincia di Isernia, confinante con quella certamente meno tranquilla di Caserta, sotto l’aspetto della criminalità organizzata vedrebbe scomparire il proprio ruolo di baluardo difensivo delle popolazioni pentre, che già ora - ha concluso Pelle - lamentano possibili infiltrazioni di delinquenza camorristica”.

Intanto, prosegue la battaglia nelle aule del Parlamento. Dopo il via libera ricevuto in commissione, ieri pomeriggio l’emendamento presentato dai senatori molisani Ulisse Di Giacomo e Giuseppe Astore - quello che dovrebbe impedire i tagli nelle regioni a statuto ordinario che hanno solo due Province - è stato presentato a Palazzo Madama. A tal proposito si registra un’incoraggiante novità: l’emendamento è stato sottoscritto anche dai senatori della Basilicata e dell’Umbria. “In queste regioni - ha detto il presidente del consiglio provinciale, Lauro Cicchino - già si registrano mobilitazioni di massa. D’ora in avanti dialogheremo con loro per intraprendere azioni politiche comuni”.

Tutte queste prime iniziative, seppur a fatica, stanno risvegliando le coscienze degli isernini. Ma per condurre in porto questa battaglia - è parere diffuso - occorre che anche l’altra provincia molisana sostenga con convinzione questa lotta. In ballo c’è l’autonomia di tutto il territorio. C’è il rischio concreto, per i cittadini, di subire un’ulteriore riduzione di servizi e risorse. Lo dice a chiare lettere anche Lorenzo Lommano, leader della Lega Sannita: “Se la Provincia di Isernia verrà soppressa come l'aguzzino Governo Monti ha decretato, nell'intero territorio regionale si provocherà un irreversibile danno che costerà non poco a tutta la popolazione. Non è con il silenzio, il permissivismo e la resa anticipata che riusciremo a convincere il Governo a cambiare la rotta, ma solo con il coraggio e le battaglie di piazza, magari alzando la voce e le braccia al cielo per far capire che stiamo facendo sul serio, magari occupando le strade e quei pochi uffici pubblici-– ha concluso - che ancora non vengono smembrati”. Dal presidente della Lega Sannita arriva anche un’altra proposta: le dimissioni di massa, in segno di protesta, di tutti i rappresentanti istituzionali, dai Comuni fino alla Regione. Difficilmente, tuttavia, un invito del genere sarà accolto. Per tanti motivi. Anche perché - ironizza qualcuno - il premier Monti potrebbe cogliere la palla al balzo per fare piazza pulita per sempre in tutto il Molise.

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