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L'uovo di giornata

Se diciotto ore a scuola vi sembran tante…

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La scorsa settimana, come noto ai più, il Consiglio dei ministri ha approvato il ‘ddl stabilità’. Tra (meno) Irpef, (più) Iva, tagli (retroattivi) alle detrazioni e deduzioni fiscali, anche alcune novità sulla scuola. Già perché il governo, nella notte tra martedì 9 e mercoledì 10, ha deciso di inserire talune previsioni sull’orario di lavoro settimanale dei docenti di medie e superiori.

Ovvero, l’innalzamento dalle attuali 18 ore a 24 in cambio di 15 giorni di ferie estive in più. Un do ut des, insomma. Un maggior carico lavorativo, a titolo gratuito, compensato da più vacanze. La ratio della norma è presto detta: consentire di utilizzare il personale docente interno anche per le supplenze brevi e coprire i cosiddetti ‘spezzoni’, le attività scoperte dopo l’assegnazione di ogni singolo docente alla classi per le ore previste dai programmi ministeriali, attualmente appannaggio dei supplenti. Si risparmierebbero 180 milioni di euro, secondo le indiscrezioni pubblicate in questi giorni. La previsione, poi, riguarderebbe 170 mila docenti delle medie e 240 mila delle superiori.

Sugli scudi i sindacati: Cisl, Uil, Snals e Gilda hanno proclamato lo sciopero generale per il 24 novembre prossimo. Con la misura, infatti, verrebbero tagliati 29 mila posti, vero: quelli dei supplenti. Tuttavia, la protesta del corpo insegnante, delle forze sindacali del comparto scuola non risiede esclusivamente nel taglio de quo ma anche - e soprattutto, verrebbe da dire - nell’aumento dell’orario di lavoro. Ciò determinerebbe - sempre secondo l’analisi dei sindacati - “l'immediata cancellazione dalla geografia scolastica italiana di 28/30 mila supplenze, la moltiplicazione, ben oltre il 25 per cento in più sull'orario attuale, del lavoro che gli insegnanti si porterebbero a casa. Tra riunioni pomeridiane, preparazione delle lezioni, correzione dei compiti e attività di aggiornamento gli insegnanti italiani assisterebbero all'ampliamento oltremisura delle ore di lavoro settimanali”.

Ora, al di là della quaestio delle supplenze, il riflesso pavloviano è evidente. In re ipsa, palese. Agli occhi per esempio degli stagisti, retribuiti e non, progettisti, partite Iva e quant’altro, la contrarietà dei docenti appare alla stregua di una protesta di casta. Meglio, di uno schiaffo a chi, purtroppo, ha poco reddito e scarsissime tutele contrattuali. Ovunque, peraltro, 24 ore settimanali – men che meno 18, ndr – comportano una paga base dai 500 ai 600 euro mensili.

E allora? Be’, checché ne dica Famiglia Cristiana, sebbene non si possa equiparare la docenza a un normale lavoro d’ufficio, nonostante chi lavori in classe è “attore sul palcoscenico”, “spesso davanti a una platea tutt’altro che facile da motivare all’attenzione e all’ascolto”, 18 ore ci sembrano poche, sì.

di Eugenio Del Vecchio

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9 COMMENTS

  1. Ha mai provato ad andare “in cattedra” alle medie?
    Ecco il solito crampo allo stomaco: sto per entrare in quella classe dove nessuno riesce mai a fare nulla di buono. Scimmie che saltano da tutte le parti, un melting-pot eterogeneo, se mi occupo di uno gli altri si mangiano vivi, se qualcuno si fa male sono guai grossi (per me, naturalmente). Se provo a “spiegare” qualcosa, a parlare con loro suscito solo urla e sghignazzi. Lo so, mi vogliono provocare, vogliono vedere fino a quando resisto o se do fuori di matto come ha fatto il mio collega la settimana scorsa. E poi al pomeriggio riunioni, incontri udienze programmazioni … ore e ore buttate, e a casa non ho tempo per nessuno perchè “domani cosa faccio con le signore Scimmie?”. È così ogni settimana, per dieci mesi all’anno, per quanti anni fino alla pensione? Datemi un ufficio, 36 ore alla settimana, col mio pc e la possibilità di andare al cesso quando voglio (non come adesso che rischio sempre di farmela addosso perchè, chi me le guarda le signore Scimmie?)

  2. Prospettive incoraggianti per la Scuola
    Egregio Bozner 16/10/12 13:58, prenderemo senz’altro atto che la Scuola, magari anche grazie a chi dovrebbe rappresentare gli insegnanti con tante sigle, possa essere un ambiente di “signore Scimmie”, come lei con attendibilità ci dice, e che nell’ambiente per dieci (dieci dieci dieci) mesi all’anno tutte le settimane ci sia pure il problema del tempo sprecato “… in riunioni, incontri udienze programmazioni … ore e ore buttate”. Della pipì addosso parleremo in altre occasioni. Però finiamola lì. Del resto per queste condizioni mica è colpa sua. Non so quanti siano gli insegnanti in Italia: certamente una forza (e quanti saranno in attesa di diventarlo a vari titoli?).

  3. tagli retroattivi
    Sono un single senza figli, così che i miei ricordi di scuola media risalgono agli anni ’50 del secolo scorso, quando noi ragazzi eravamo disciplinati ed attenti e le ragazze indossavano il grembiule nero, e venivano redarguite dalla professoressa – in classe mia c’erano solo insegnanti donne – se ostentavano pettinature “troppo da signorina”. Le mie esperienze come insegnante riguardano solo l’università, dove chi non era interessato alle mie lezioni era libero di andarsene per i fatti suoi. Quindi, a costo di sembrare fuori tema, commento una sola frase: “tagli (retroattivi) alle detrazioni e deduzioni fiscali”. Finalmente abbiamo scoperto che cos’era la misteriosa – e tanto promessa dai politici durante le campagne elettorali – “lotta all’elusione fiscale”: privare noi tartassatissimi contribuenti di legittimi diritti. Almeno i soldi delle tasse fossero spesi bene, e non sprecati in casa nostra come ieri, o ceduti agli sprechi dell’UE come oggi…

  4. Troppa gente parla, anzi
    Troppa gente parla, anzi straparla senza avere uno straccio di idea su cosa significhi insegnare.
    Sono stufo di tutte quelle persone che si permettono di dare “lezioni” ai docenti sulle scelte didattiche, eppure non si sognerebbero di contestare il parere di un medico su una diagnosi; ma quando si tratta di scuola sì, si sentono in diritto di dire ai docenti come dovrebbero svolgere il loro mestiere.
    Qui parlate di casta… In Italia ci sono tante caste e fra queste quella dei giornalisti con tanto di albo non è certo quella che conta meno…
    Quanto ai docenti, dov’è questa famigerata casta?
    Blocco del contratto sine die sine loci.
    Stipendio ridicolo, 1200 – 1300 € come primo stipendio, a fronte di 20 anni di formazione scolastica e un non meglio precisato numero di anni per passare dal precariato al ruolo.
    Mancanza di infrastrutture che supportino degnamente la didattica, e non sto parlando di alta tecnologia, ma banalmente di aule ben illuminate, banchi e sedie decorosi etc.
    Classi di 28/30 alunni, fra i quali molti sono demotivati e non certo per colpa degli insegnanti, che ogni giorno fanno salti mortali o se preferite i clown per coinvolgerli e motivarli.
    Tutti a parole vogliono una scuola di qualità, capace di fare miracoli e di trasformare adolescenti lasciati a loro stessi dalle famiglie e dalla società in novelli Prometeo. Questi ultimi, aspiranti tali nei sogni dei genitori, sono quei bambini che qualche anno prima i genitori, oberati dagli impegni lavorativi e non, hanno parcheggiato a scuola, delegando totalmente la scuola non solo sul piano formativo, il che ci sta, ma anche su quello educativo, e questo ci sta un po’ meno; visto che l’educazione spetta prima di tutto alla famiglia, la scuola può al massimo coadiuvare la famiglia e non sostituirla.
    Vado avanti o mi fermo qui?

  5. Dimenticavo…
    Ci viene

    Dimenticavo…
    Ci viene richiesto la standard europeo, ebbene dateci anche lo stipendio dei nostri colleghi europei e allora potremo parlare anche di 24 ore settimanali.

  6. Matematica
    Facciamo un rapido calcolo: un insegnate di lingua delle scuole medie ha tre ore per ogni classe, perciò con diciotto ore insegna a 6 classi per un totale (se fossero rispettati i parametri di numero massimo di alunni per classe) di 150 alunni.
    Portando le ore a 24 le classi diventerebbero 8 e gli alunni 200. Per tutti questi il professore sarebbe tenuto, a parte le ore di lezione, a preparare le lezioni, elaborare e correggere compiti in classe, ricevere i genitori, partecipare ai consigli di classe e agli scrutini.
    Non intendo addentrarmi in una difficile e opinabile disquisizione sulla congruità degli attuali stipendi rispetto a tutta questa attività, mi domando invece come sarà possibile che la qualità dell’insegnamento non si abbassi, mentre sarebbe necessario esattamente il contrario.

  7. Metti un professore di
    Metti un professore di matematica delle medie (ammesso che la matematica ci sia ancora). Preparare le lezioni? Magari dopo anni di insegnamento? Suvvia, non prendiamoci in giro. E’ vero che non ho mai insegnato alle medie ma ritengo che per capire cos’è un delitto non sia necessario commettere un omicidio.

  8. Per Bruno…
    Tu diresti a un

    Per Bruno…
    Tu diresti a un medico: <<È vero che non ho mai fatto il medico, ma so tutto sugli inibitori della proteasi e quindi quale farmaco prendere e come somministrarlo lo decido io>>?
    E allora, prima prova a fare l’insegnante e poi ne riparliamo!

  9. mia moglie è insegnante di spagnolo
    Mia moglie insegna spagnolo nella media: 18ore: 2 ore di lingua= 9 classi che x 25alunni/classe = 225 alunni. Per ognunio dei quali ricordare il nome e il cognome, ricordarsi la capacità (alle udienze genitori e nei consigli di classe), correggere tre compiti per quadrimestre (= 675compiti x 2quadr = 1350 ogni dieci mesi). I compiti si possono correggere con il segno blu e rosso e basta, oppure segnando per ogni errore la versione corretta (è il caso suo). Con 24 ore settimanali si aggiungono 3 classi = 75 studenti per un totale di 300 ragazzi e 1800 compiti all’anno. Non tutti sono bravi e buoni, non tutti parlano italiano, non tutti hanno famiglie che a casa li sostengono, diciamo così. Le lezioni poi si devono preparare, anche se può sembrare strano. Il signor Monti sarà bravissimo con la finanza, credo molto meno con l’insegnamento ed anche con l’educazione, intesa in senso alto. Ci sono molti modi per stare in classe, ma con 300 studenti il ventaglio di scelta si stringe molto. Senza parlare dei lavori da fare a casa, dei figli e magari anche ricordarsi di avere un marito.

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