Home News Se Franceschini vuol davvero dare un segnale dica sì al Ponte sullo stretto

Anomalie di sinistra

Se Franceschini vuol davvero dare un segnale dica sì al Ponte sullo stretto

4
71

Il Ponte sullo Stretto di Messina? Per Romano Prodi presidente dell’Iri la sua convenienza “è fuori discussione”. Non c’era convegno, intervista, dibattito, in cui il Professore non esaltasse il ruolo salvifico del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria. “Dobbiamo recuperare”, sosteneva, “una cultura per le grandi opere pubbliche, finora è prevalsa la paura di prendere decisioni sulla cultura del fare”. A chi replicava: ma alla fine ci conviene farlo? Rispondeva snocciolando le cifre: “L’Italia si accorcerebbe di 240 chilometri, tanto è il tempo necessario oggi per traghettare”.

Durante l’ultima parte della legislatura 1996-2001 furono i governi di centrosinistra guidati da D’Alema e Amato a far avanzare il progetto del ponte. Grande sponsor, pensate un po’, era Vincenzo Visco che da ministro delle Finanze annunciò persino i bandi di gara e fece trapelare l’interesse di investitori stranieri, spiegando convinto che l’opera “costa meno di un’autostrada e tra tutte le soluzioni possibili è quella più conveniente per i costi e l’impatto ambientale”. Le stesse cose andava dicendo Luciano Violante, mentre Rutelli da candidato premier andò in Sicilia a caccia di voti e consensi, promettendo anche lui il ponte. Come Berlusconi. Qualche giorno fa l’assessore campano Claudio Velardi ha ricordato in un’intervista che Pierluigi Bersani è sempre stato favorevole al progetto, senza avere però il coraggio di salvarlo quando i Verdi imposero la cancellazione del ponte dal programma dell’Unione nel 2006. E di fronte ai diktat di Pecoraro non dissero una parola neppure Enrico Letta e Enzo Bianco: quest’ultimo, catanese, firmava persino accorati appelli pro-ponte su riviste e giornali. 

Ecco, prima di sparare a zero contro l’ecomostro o l’ "opera faraonica" (come qualcuno ha già fatto), il Pd dovrebbe dare uno sguardo al recente passato. Il suo. E se vuole dare davvero un segnale di novità  Franceschini dovrebbe farlo suo, il ponte di Messina, adesso che il Cavaliere lo ha rilanciato, abbandonando una volta per tutte quel partito fondamentalista e catastrofista del no, incarnato dall’ecologismo politico e da un certo snobismo intellettuale.

In un colpo solo potrebbe farla finita col benaltrismo, malattia cronica che consiste nel dire che c’è sempre qualcosa di meglio da fare senza discutere nel merito delle proposte in campo. Ma una certa mentalità è difficile da cancellare. Qualche tempo fa rimase inascoltato un appello di Francesco Merlo dalle colonne di Repubblica: “Anche coi bilanci in rosso, il Ponte sarebbe comunque ricchezza, risorse, opportunità straordinarie, nuovi posti di lavoro. Alla fine è l’opera più bella e più avanzata che l’Italia possa realizzare, è un risarcimento al nostro Sud e deve essere un’operazione laico-simbolica keynesiana, la fine di un handicap”.

Il segretario del Pd non ha che da fare una cosa di sinistra. “Il Ponte – scrive Merlo - è quanto più di sinistra si possa fare, non dire, oggi in Italia”. Coraggio, Franceschini.

*Giuseppe Cruciani è  autore del libro "Questo ponte s'ha da fare", edito da Rizzoli. 

  •  
  •  

4 COMMENTS

  1. Ma voi non siete contro le
    Ma voi non siete contro le opere Keynesiane, pensando che siano inutile in quanto il cambiamento non dovrebbe venire dal governo ma dagli stessi cittadini? Sara’ veramente il ponte a far risuscitare l’economia meridionale? Sono scettica!

  2. Stanchezza biologica
    Sperare che Franceschini ragioni e faccia la cosa giusta è solo una illusione, abbiamo già visto di che pasta è fatto.
    Se fosse stato in grado di ragionare la partenza sarebbe stata diversa; neanche il suo elettorato osa pensare che tutto quello che propone il governo possa essere sbagliato e che Berlusconi sia sempre in torto a prescindere da quello che fa.
    Questa non è opposizione ma ostruzionismo, la cosa piu insensata che si possa fare contro una maggioranza solida; oggi non ci sono spallate da dare, il governo non ne viene neanche scalfito, e intanto il PD continua a perdere consenso.
    Oggi il PD soffre della stessa stanchezza biologica che ha portato all’estinzione le specie animali primitive e la cui definizione riportata di seguito si adatta a pennello alla sinistra post comunista:
    “..questa capacità di ricorrere alla mutazione del proprio DNA, permette alle specie di adattarsi a nuove condizioni ambientali, tanto da apportare modifiche alla struttura anatomica per soddisfare nuove esigenze fisiologiche.
    Ma ciò non può verificarsi se la specie ha raggiunto una certa ” stanchezza biologica”, ossia non ha più la possibilità di generare mutazioni spontanee del suo sistema biologico e pertanto, non potendo reagire a nuove sollecitazioni da parte di agenti mutageni, è destinata all’estinzione, in tempi più o meno brevi”

  3. Prima di fare un ponte sullo
    Prima di fare un ponte sullo stretto sarebbe meglio sarebbe meglio migliorare i trasporti all’interno della sicilia!
    Il treno per andare da palermo a messina impiega 4 ore! Deve fermarsi spesso perchè c’è solo un binario in molti tratti, ed è inevitabile che accumoli ritardo.
    In altenativa, usando l’automobile, si paga un pedaggio di €9,20 ed in molti tratti la strada è ad una sola corsia perchè ci sono perenni lavori in corso.
    Quindi a che serve un ponte se in sicilia non si riesce a viaggiare?

  4. ponte
    ogni volte che si parla di ponte si parla pure delle strade e ferrovie normali che non funzionano. Scusate, a parte che il Ponte non si costruisce in un anno, ma quando sarà finito non credete che la sua stessa esistenza sara’ uno sprone a darsi da fare veramente per sistemare le strade e ferrovie che ci arrivano?

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here