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Il "populismo tecnico" di Fermare il declino

Se Grillo riempie le piazze, Giannino fa straripare i teatri: basterà?

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Ha sciolto la riserva. Dopo qualche mese di futuro incerto e felicità a momenti, Oscar Giannino si è deciso al grande passo: “Chi non ci sarà alle prossime regionali nel Lazio e in Lombardia non ci potrà essere alle politiche. Abbiamo sette settimane per organizzarci”. Fermare il declino sarà della partita nelle prossime elezioni amministrative. E ha tutta l’intenzione di esserci anche quando si deciderà la composizione del prossimo Parlamento. Una decisione maturata insieme ai “gemelli” di Italia Futura, il think-tank montezemoliano, unico sparring partner – almeno a dar retta a quel che dicono entrambi – dell’avventura elettorale del movimento.

L’annuncio è arrivato da un affollatissimo Teatro Quirino di Roma, dove Giannino&soci hanno arringato a una platea assai composita, ben disposta ad assecondarne all’applausometro le bordate contro un Palazzo sempre più arroccato nella difesa corporativistica dell’esistente. Michele Boldrin, Luigi Zingales, Carlo Stagnaro e Piercamillo Falasca hanno animato un podio vivace, sul quale tuttavia si è notata l’assenza di donne. Se Beppe Grillo riempie le piazze, Giannino fa straripare i teatri. Quale ricaduta elettorale possa avere l’entusiasmo che anima i quasi quarantamila anti-declinisti, è tutto da vedere.

Il coté gianniniano prende il meglio del liberalismo d’oltreoceano e del pensiero liberal europeo, e lo declina in una chiave efficientista che, se fa storcere il naso ai puristi del genere, trova molto appeal nella classe media del Belpaese. Molti entusiasti della prima ora, però, scorgono nel Movimento le tracce di “populismo tecnico”. Tracce intraviste anche sabato mattina, a Roma.

“Alitalia non è un bene comune, ma un male comune”, ha tuonato Boldrin. “Siamo qui oggi perché è fallita la Seconda repubblica” , ha fatto eco Falasca. “O facciamo una rivoluzione democratica – ha chiosato Zingales – o la rivoluzione la faranno altri, ma di democratico avrà ben poco”. Resta il fatto che quella di Fermare il declino rimane a oggi l’unica proposta politica che mira ad abbattere le incrostazioni del consociativismo del comparto pubblico attraverso una piattaforma che punta a interventi mirati che liberino le energie della concorrenza e del merito. L’attacco dei gianniniani non si muove sulle coordinate del consunto adagio “pubblico è brutto, privato è bello”. Al centro della proposta di Fermare il declino è lo scardinamento di un sistema corporativo i cui meccanismi determinano anche l’agire dei grandi gruppi privati. “È mai possibile che, con il valore delle azioni ridotto a pochi centesimi, l’ad di Monte dei Paschi venga comunque pagato 13 milioni di euro?”, si è domandato Zingales. “Siamo ostaggi di una politica redistributiva a favore dei gruppi di interesse meglio organizzati”, ha spiegato Alessandro De Nicola.

Un messaggio destinato a intercettare il disagio delle classi colte e produttive, ma il cui tasso di sofisticazione potrebbe essere d’ostacolo nello spostare considerevoli masse di elettori. Giannino ne ha consapevolezza, e per questo ha lanciato un accorato appello alla mobilitazione: “Se eleggiamo un Parlamento di matti, composto da politici falliti e da populisti, l’Fmi ci commissaria in un paio di settimane”.

La prova delle regionali potrebbe essere il volano per una buona affermazione alle urne. L’effetto boomerang è dietro l’angolo. Percentuali da unovirgola potrebbero uccidere la creatura di Giannino già al primo vagito.

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15 COMMENTS

  1. giannin…i od …nino?
    certo che chiamarsi Giannini o Giannino deve proprio essere uno specchietto per le allodole.

    questi personaggi, il primo finanziato da qualche servizio segreto(USA? GB?URSS?)ed il secondo apoteosizzato dalla TV, dalle percentuali utili a destra ed a manca, dalla impossibilità, oltre che incapacità, di noi italiani di capire chi ci sta gabbando, questi, servono a creare tifo calcistico che è l’unica partecipazione che attualmente si professa oltre, naturalmente, all’odio verso le singole persone che la stampa di proprietà di esuli di comodo ci addita quali artefici del disastro attuale per coprire le proprie miserie di rottamazione di industrie, di sussidi statali per stampare annunci pubblicitari, di ingaggio di dotti travisatori della verità ecc ecc.
    Giannino lo stimo come professionista, rimanga tale se vuole mantenere credibilità.

  2. solito discorso
    Il solito discorso disfattista. Ma un po’ di speranza ed attesa a favore di qualcuno di cui si condividono le idee fa male alla salute?

  3. Giannino lo avrei votato, ma oggi preferisco Grillo
    Se alcuni anni fa Giannino avesse fondato un movimento liberista lo avrei votato sicuramente, piuttosto che votare per la ripugnante accozzaglia di socialisti e politici di professione che è il PDL.
    Ma oggi mi pare che il tempo sia scaduto. Oggi è meglio votare Grillo, che ha tutte le possibilità di battere una sinistra che è identica al PDL: ladri che legalmente ti derubano con le tasse.
    Se poi Giannino si presenta in associazione con Montezemolo, allora francamente la proposta politica “liberista” fa ridere. In questo caso sembra uno specchitto per le allodole: un modo per raccattare voti da spendere poi al governo assieme ai residuati targati PD e PDL.
    Montezemolo, un lobbista di confindustria, cacciato a pedate dalla fiat perchè rubava: credo che anche i topi di fogna storcerebbero il naso. E’ ora di finirla di proporre come “liberisti” i più luridi personaggi che fanno rima con lobbismo, non certo con liberismo.
    Francamente di proposte liberiste che sono durate lo spazio elettorale se ne sono avute fin troppe con le campagne berlusconiane, rivelatesi poi un inganno totale.
    Molto meglio l’incognita Grillo piuttosto che il tanfo della partitocrazia PD-PDL.
    Molto meglio l’incognita M5S piuttosto che il tanfo del lercio lobbismo confindustriale sullo stile Montezemolo-Marcegaglia.
    E se l’italia dovesse dichiarare default e uscire dall’euro, piuttosto che crepare per anni nella stagnazione all’ombra dei tedeschi, allora ci sarebbe anche da stappare lo champagne.

  4. Matematica per liberali
    Calcoliamo bene: la somma Giannino+Montezemolo non è uguale a zero! È un numero negativo di grande valore assoluto.

  5. Votare Giannino e sperare in Grillo
    Come non votare per Giannino e i suoi amici?

    Le cose dette al Teatro Quirino appaiono anche non stereostipate ( il welfare non si abbatte, si ricrea )inducono al consenso elettorale dei moderati.

    Gli intervenuti hanno pronunciato parole appropriate sul piano tecnico ed economico, elencato fatti veri ed insopportabili e denunciato senza peli sulla lingua una classe politica decotta e parassitaria.

    Lo spettacolo è stato ben rappresentato ed ha avuto applausi semntiti e calorosi, ad indicare che finalmente qualcosa si muove in direzione di una buona politica.

    Eppure i maestri saliti sul palco pur esprimendo argomenti eccellenti lasciavanono un po’ la bocca asciutta.

    Mancava la visione di un avvenire non esclusivamente legato all’Homo Oeconomicus, che si ponesse un po’ più in là dello stretto economicismo.

    Populismo tecnicista?

    Forse è proprio questo è il limite.

    Per lanciare il cuore oltre lo steccato, bisognerebbe aver appreso qualche lezione della ‘Psicologia delle folle’ di Le Bon.

    Non è sufficiente che l’amico Falasca invochi un anticipo dell’età scolare, il raddoppio dei progetti ‘Erasmus’ e la rivoluzione digitale.

    Una rivoluzione autentica,seppure non violenta, coinvolge ragione e passione; genera un fuoco rigeneratore ed una volontà di programma comune per uomini e cittadini che vivono la vita nella sua complessità, nelle più varie sfaccettature e rifiutano di riconoscersi in una sola dimensione.

    Dunque?

    Si può votare per i gianniniani (movimento non certamente all’altezza dell’antico e vivace ‘Uomo qualunque’, augurandosi che prendano i voti dell’ex pdl, sperando peraltro che la battaglia la vinca Grillo, sbaragliando la vecchia e maleodorante partitocrazia con tutte le sue patetiche e pericolose lobby.

  6. Posso capire…
    ..votare Giannino… peraltro dopo aver verificato bene i rapporti con Montezemolo…. Ma sperare in Grillo … Proprio no! La proposta liberale in quel caso non durerebbe neanche lo spazio di una campagna elettorale …. Sarebbe assente dall’inizio….

  7. Oscar giannino molto bene ,
    Oscar giannino molto bene , mi fido ; Montezemolo non mi posso fidare , troppi interessi, conflitti, anzi ora che ci penso se si presenterà con Giannino mi cascheranno le braccia!! Era l’ultima chance che mi auguravo avere, mi dispiace veramente tanto, lo ammiravo molto, dava voce ai miei pensieri é tra i pochissimi personaggi pubblici che é piacevole ascoltare sempre molto chiaro anche un bambino può capire argomenti che giannino solo può far capire in modo semplice, non politichese . Praticamente l’opposto di Montezemolo. Peccato !!!! Ho già subito un tradimento vedi” fini” mi ha cancellato il partito con un soffio; é arrivato poi Berlusconi quasi quasi ci ho creduto ……..erano venuti fuori i forconi in Sicilia ultimamente, bella idea !!! Ce li hanno cancellati. La lega? Non ci ho creduto mai. Il sindaco Renzi bravo belle cose dice ma c’é un problema é del pd . Non ci rimane altro che grillo

  8. GRILLO , GIANNINO e..
    Ha iniziato il CAV con un riporto azzeracalvizie
    notevole.Ora ci ritroviamo con un Grillo in folta
    capigliatura ma senza baffi,contrapposto ad un
    Giannino senza capelli ma con folta barba e baffi.
    E’ chiaro che ,in politica,il “pelo” nelle sue varie
    espressioni tira ancora!

  9. Soloni
    Nel suo ultimo libro, di cui, per onestà, devo ammettere di essere riuscito a leggere una cinquantina di pagine, prima di accantonarlo per disgusto patriottico, Zingales non si fa remore nello sputtanare il proprio Paese di origine, che è, sfortunatamente, anche il nostro. Rivolgendosi ai suoi concittadini di adozione, il chicaghiano li sviolina in tutti i modi, non trovando di meglio, per dimostrare la sua assoluta fedeltà nei loro confronti (forse anche piaggeria, se non fantozzismo), che elencare una serie di luoghi comuni sull’Italia, paragonabili a “pizza, spaghetti e mandolini”. Il messaggio è: se continuerete sulla attuale china illiberale, cari, carissimi americani, ci ridurremo tutti come quei derelitti degli italiani. E come rendere convincente il messaggio? Le mamme italiane spingono le loro figlie tra le braccia di uomini ricchi e potenti (già nella prefazione); per anni quei baluba degli italiani hanno votato per una specie di camarillo messicano; dai tempi della Compagnia delle Indie non si vedeva in circolazione un intreccio tra business e potere come quello verificatosi nello stivale nel corso dell’ultimo ventennio. Minchia! (Fuck! come avranno sicuramente esclamato i concittadini del professorone). Questa è davvero roba grossa, che neppure la Bild! Dopo avere attraversato spazio e tempo, una oscura piovra ha allungato su di noi i suoi tentacoli, a lungo stritolandoci, senza che potessimo accorgercene neppure per un istante. Curioso. Epperò Zingales è uno tosto. Un quotato economista di una quotata università americana, mica uno di quegli ignoranti raccomandati che insegnano negli atenei italiani (come si premura di chiarire, già ad inizio tomo, il novello Adam Smith): sicuramente porterà tabelle e tabelle di analisi comparata intersecolare a sostegno della sua sconvolgente tesi, che sarà molto impegnativo leggere, ma sicuramente illuminante. Ma … un momento. Nessun prospetto a sostegno della rivelazione del millennio? Niente, neppure un numerello segaligno? Ma, è così che fanno economia a Chicago? A chiacchere? Alla faccia dell’elitario manipolo di sapienti incapace di comunicare con le masse: neanche Santoro o Fazio/Saviano si erano spinti così avanti nella sublime arte del cazzeggio travestito.

  10. metodo e politica di Fermare il Declino
    L’articolo è onesto e corretto, non perdendosi in giudizi e pregiudizi. D’altronde, l’unica cosa che si può imputare a chi parla a nome di Fermare il Declino, è un eccessivo uso di tecnicismi, ma ciò è inevitabile. Gli italiani devono abituarsi a conoscere almeno le basi dell’economia. E ringraziamo il cielo che determinati concetti vengono finalmente esposti da qualcuno, con i politici di professione certe parole non le sentivamo perché non volevano che le sentissimo, si preferivano i discorsi generici e tranquillizzanti, i soliti slogan per scatenare gli istinti ideologici (sempre ammesso che i politici “di razza” conoscano i vocaboli economici). Fanno bene quindi quelli di Fermare il Declino a mettere in guardia gli italiani, entrando nel merito delle cose. Consideriamo che un italiano medio sta 6 mesi a riflettere sul colore della nuova auto, anche se dedicasse un po’ di tempo a studiare le basi della finanza non è che si “stancherebbe”… E dovrebbe farlo in ogni caso, anche per investire al meglio i suoi soldi, a prescindere dalla politica e dal linguaggio usato da Giannino e Zingales. Ma veniamo ora al lato politico di Fermare il Declino. Io mi auguro che FID si proponga come il “vero centro-destra”, come la vera formazione politica che cerca di ridurre lo Stato, rappresentando un certo blocco sociale-culturale. Solo così FID potrà sfondare. Possibilmente niente alleanze con il PDL ma ovviamente alternativi alla sinistra, che rimane con il DNA statalista. A me quelli di FID convincono, sia per la competenza (la differenza con i politici del PDL è quasi commovente), sia per l’onestà. L’unica cosa che aspetto ancora, è di vedere che FID non si aggreghi al carrozzone del PD. Insomma se non andrà a sinistra – ma non credo proprio – FID avrà il mio voto. Al di là di tutto è l’unica formazione nella sostanza liberista, l’unica aggregazione che all’atto pratico propugna cose di destra, cose non socialiste. Alla faccia di Tremonti e di Visco.

  11. Grillo e Fermare il declino complementari
    Grillo è stato creato ad arte per soffiare un certo tipo di elettorato a Berlusconi e al centrodestra (Lega inclusa). Non so chi lo abbia creato ma certo non brilla di trasparenza e spontaneità come dovrebbe, vedere il ruolo di Casaleggio. Grillo ripropone una anti-politica già vista nel nostro paese (dal don Sturzo “anglosassonizzato” anti-Dc, ai postcomunisti sulla via della City) ma a metà, nel senso che c’è la part destruens e non la sedicente costruens: cioè il fanatismo privatizzatore già visto all’opera agli inizi degli anni Novanta dopo la decapitazione giacobina della classe politica. Giannino mi sta anche umanamente simpatico, ma Zingales e Boldrin sono il peggio del peggio del “partito antinazionale” che ha sempre maldigerito il blocco politico-sociale di centrodestra, il partito dei salotti buoni e dei Britannia. Il liberismo privatizzatore è una truffa per mettere all’asta l’Italia, bisognerebbe se mai riscoprire Mattei e Olivetti e perché no Beneduce e la sua Iri(non quella ormai decaduta nelle mani del signor Prodi, che comunque andava risanata e non smantellata). Ha fallito nel rispondere alla crisi l’economia finanziaria nata negli anni Novanta non quella mista che ci ha risollevato dalle macerie e ci ha fatto crescere. Leggetevi Giulio Sapelli e quei pochi che almeno non hanno ceduto la nostra sovranità intellettuale.

  12. Oscar Giannino al momento
    Oscar Giannino al momento riesce non solo a parlare alla gente elle intelligenze Italiane , ma riesce a parlare di contenuti , che mai nè Forza Italia, Nè PDL sono riusciti a portare avanti.

    solo campagna pubblicitarie del Cavaliere simile per certi versi a quelli del Fascismo sui Muri delle case degli Italiani, poi solo una lunga guerra sul piano Giudiziario .

    Oscar Giannino e Fermare il Declino, rappresenta al momento una buona base di partenza per parlare di Politica, lasciando al PDL o UDC o FLI ed altri ancora di occuparsi di tattica, ovvero dove scegliere di collocarsi, poichè per loro il contenuto non serve.

    Oscar Giannino parla un linguaggio chiaro, dice anche qualcosa di antipolitica, se per anti si intende dire le cose sporche fatte dalla stessa politica.

    io ci credo in Oscar Giannino, lo voto, lo faccio votare e mi metto anche in discussione personalmente, perchè il P D L da tempo non vuole ascoltare la voce della gente che lavora, ma solo la tattica di quattro porta borse o Ministri Pappagalli alla maniera di Tremonti, che con REPORT su RAI tre abbiamo visto bene cosa è stato capace.

    Via, Via, mi auguro che le anime buone del PDL capiscano.
    Povero Cavaliere quanta gente a promosso per raccomandazione piuttosto che per meriti.

    a Sinistra Renzi a CDX Oscar Giannino

  13. Il fenomeno Grillo
    L’acqua che passa sotto i ponti è sempre uguale e con un po’ di pazienza si vede passare tutta l’acqua del mondo. Sono così i fenomeni di protesta: nascono, crescono, si sviluppano, arrivano all’apice, esplodono istituzionalizzandosi e infine muoiono. Il fenomeno Lega è anch’esso in declino, ha fatto un po’ il suo tempo e agli italiani le istanze localistiche sembrano interessare meno di qualche anno fa. Perchè è così: quando le istanze di protesta arrivano a trasformarsi in movimento politico ed arrivano al potere, inizia inevitabilmente il loro declino. Così sarà per Grillo: una forte istanza popolare che si infiamma per i malgoverni diffusi un po’ ovunque, ora diventa partito, arriverà in Parlamento, entrerà forse al governo, si scontrerà con la realtà di tutti i giorni. Ecco che risulterà per gran parte irrealizzabile essendo utopia e inizierà il declino. All’entusiasmo che l’ha portata al governo subentrerà la disillusione e l’abbandono da parte dell’elettorato, magari anche qualche scandalo di qualche suo appartenente condirà il tutto e anche di Grillo tra qualche tempo si dirà: “tutti uguali, sono tutti uguali questi politici”. Sta alla capacità di chi crea un movimento di protesta cavalcare l’onda ed emergere fino alla vittoria. Che è effimera! Perchè non si costruisce nulla protestando, analogamente non si costruisce demolendo, tirando pietre ecc.. ecc… Si costruisce se si ha la volontà di costruire qualcosa, una civiltà, una nazione virtuosa, un movimento politico positivo, se si opera per il bene comune. Grillo è destinato a finire: è solo questione di tempo e l’acqua a 5 stelle passerà sotto il ponte e andrà verso il mare. Purtroppo è più facile guadagnare voti urlando sul palco e minacciando tutto e tutti, demolendo tutto e tutti che proponendo cose serie e durature. Una dottrina politica seria, che miri davvero al bene comune non sarà facilmente capita perchè promette sudore e fatica. Costruire una casa costa fatica oltre che denaro, demolirla è quasi una cosa allegra e tutti ne siamo capaci. E’ uno spettacolo demolire un palazzo, in molti andiamo a vederlo. Vederlo costruire, invece, richiede tempo e pazienza ed è noioso. Quanti uomini faticano a tirarlo su! Grillo è un demolitore, non un costruttore, per questo vanno in molti a guardarlo, fa spettacolo, entusiasma gli animi sciocchi, ignoranti, entusiasma le teste vuote. L’arte della politica è arte difficile, non compresa, ma il bene comune richiede sacrifici per molti e il Vero bene comune è predicato da chi sa che sulla terra non ci sarà mai la felicità piena. Questo il politico vero lo sa, Grillo non lo sa, come non lo sapeva Bossi. Il vero politico è persona che passa una vita sui libri, studia ininterrotamente, si documenta, ha preparazione storica, filosofica, economica ecc… Un comico fa ridere, un comico non è un politico. Un comico abbatte le case, ma non le costruisce. Io penso che si debba ricostruire, non contribuire a fare rovine fumanti in questa povera Italia.

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