Se i comunisti hanno perso in Moldova la “Twitter Revolution” è servita a qualcosa
04 Agosto 2009
Yogi Berra è un tipo difficile da tradurre***. Devi capire l’America. E il baseball. E Yogi stesso. Viktor Chernomyrdin, che non capiva nessuna di queste cose, nonostante tutto coniò l’equivalente russo di una celebre frase di Yogi, “questo è un deja vu che ricomincia sempre da capo”. Nel 1993, lo statista sovietico, un uomo capace di confondere il senso delle parole, parlando del perché i risparmi dei russi fossero stati prosciugati spiegò che “volevamo fare le cose per bene, ma c’è stato qualcosa che non ha funzionato, come sempre”.
Come la polvere che si posa, queste due perle di saggezza riassumono bene la controversa riedizione delle elezioni in Moldova. Il sospetto azionato da Twitter che migliaia di persone morte fossero di colpo resuscitate per andare a votare lo scorso aprile, in modo da prolungare la vita del governo comunista, scatenò massicce proteste di piazza. Le cose voltarono al peggio e il risultato degli scontri fu un parlamento bruciato, i dimostranti arrestati e torturati, e almeno 3 morti, oltre che uno stallo politico.
Il voto della settimana scorsa è parte di una contesa che continua da anni per il futuro ancora poco chiaro della Moldova: riforme accelerate e integrazione nell’Unione Europea da una parte oppure un posto nell’ambita “sfera di influenza” di Mosca. Elezioni pulite e una riconciliazione politica servivano per rimettere in sesto il Paese dopo il trauma di aprile. Purtroppo il processo potrebbe rompersi nuovamente e il risultato cambiare, sia nelle strade che nelle corti di giustizia. Molti ritengono che i comunisti abbiano largamente usato strumenti repressivi, influenzando i media statali, selezionando selettivamente le “risorse amministrative” per limitare le chances dell’opposizione. Forse la cosa più importante è che tre autorevoli Ong moldave abbiano verificato l’andamento del voto della settimana scorsa scoprendo che non è cambiato granché dall’ultima volta.
Questi gruppi hanno fatto sapere che solo l’11 per cento delle liste elettorali che sono state controllate erano pienamente corrette; il resto conteneva nomi di persone decedute o doppi nomi, elettori che non avevano il diritto di iscriversi alle liste, informazioni non corrette, o elettori che non erano stati regolarmente registrati. Una delle Ong ha riferito che la Commissione Elettorale ha “ostacolato il lavoro degli osservatori che monitoravano il voto” e “ignorato i loro obblighi legali” per esempio impedendogli di accedere alle liste. Un altro serio problema rimasto irrisolto è quello dell’esteso ed inspiegabile aumento di votanti nell’arco degli ultimi tre mesi.
I rilevamenti fatti nel periodo precedente alle elezioni suggerivano che stavolta i comunisti avrebbero cercato di ottenere un sufficiente numero di posti per fare muro in parlamento, quello stesso numero di cui avevano bisogno per eleggere il presidente ed avvantaggiarsi nella gestione economica del Paese. Se dovesse accadere, la sagacia di Viktor e di Yogi avrà prevalso ancora una volta, segnando purtroppo la vita politica della Moldova.
Louis O’Neill, ex ambasciatore dell’OSCE, è stato il capo della Missione in Moldavia tra il 2006 e il 2008
Tratto da “Radio Free Europe”
***Lawrence Peter "Yogi" Berra è un ex campione di baseball dei New York Yankees. E’ diventato celebre per il suo spirito caustico e le battute taglienti, più conosciute come “Yogismi”. "It’s déjà vu all over again", uno di questi, si riferisce a una stagione degli Yankees’ negli Anni Sessanta.
