La fiera delle contraddizioni

“Se i moderati stanno con Renzi allora escano dai Popolari europei”

Della campagna elettorale romana che si accende dopo la decisione di Forza Italia di convergere sulla candidatura Marchini, di Renzi, del Pd e dei moderati italiani, parliamo con l’onorevole Guglielmo Vaccaro, lettiano, europeista convinto e coordinatore dell’intergruppo parlamentare per la sussidiarietà (insieme al collega Vignali). Lo scorso maggio, dopo aver votato contro l’Italicum, Vaccaro ha lasciato il partito democratico e oggi continua la sua attività parlamentare con il gruppo di deputati riuniti intorno al movimento Idea e a Italia Unica, formazione di cui Vaccaro è portavoce alla Camera.

Onorevole, Forza Italia ha scelto Marchini. Che succede?

Il polo che si sta creando intorno alla scelta fatta da Marchini di impegnarsi nella Capitale, la candidatura di Stefano Parisi a Milano, gli altri protagonisti nelle città che andranno al voto, tutto spinge nella stessa direzione: un civismo divenuto la chiave di volta per sfidare i populismi. Il nostro Paese ha bisogno di una proposta di cambiamento radicale ma che sia carica di una visione progettuale. Visione che si sta traducendo in leadership nuove, capaci di garantire in termini di azione politica quella progettualità.

Tradotto in voti?

Il successo che stanno avendo Marchini e Parisi – due persone provenienti dalla società civile – indica che molto probabilmente vinceranno le elezioni nelle ‘capitali’ d’Italia. Da quel momento in poi bisognerà stabilire dei nuovi appuntamenti che permettano a queste personalità di trovare un ruolo di guida.

Parla di leadership nazionali?

E’ comprensibile che chi assuma un ruolo di guida nelle battaglie più difficili abbia poi la responsabilità di condurre anche la fase successiva. Almeno questa è la mia opinione. Aggiungo che attorno alle leadership emergenti si sta ridefinendo il perimetro di impegno dei tanti moderati italiani che si erano sparpagliati nei due schieramenti, un impegno che va necessariamente interpretato ed impiegato.

L’onorevole Casini però nelle sue ultime interviste sembra rievocare il solito progetto neocentrista utile a Renzi per avere un contrappeso moderato alle intemperanze della minoranza interna del Pd.

Mi sta dando proprio una notizia… Casini che sostiene Renzi?

Diciamola meglio: Casini suggerisce a Berlusconi di ricucire lo strappo con Alfano, che è alleato di Renzi.

A rigor di logica i moderati sostengono candidati moderati. Renzi non si definisce un moderato, né viene percepito come tale.

Cioè?

Ricorderà che il primo, e forse unico, atto di Renzi come segretario nazionale è stato quello di iscrivere il Pd nel Partito socialista europeo. Renzi ha risolto così l'annosa vicenda della creazione di un partito nato sulle spoglie dell’Ulivo.

Renzi è di sinistra?

Se si viene eletti segretario e nel giro di qualche giorno si risolve la questione della collocazione politica del partito in Europa approdando in quello socialista, se questo avviene nel corso di una direzione nazionale durata poche ore, anzi, qualche decina di minuti, se si azzera così una lunga vicenda come quella del cantiere democratico quale forza moderata, ebbene, mi creda, che l’abbia fatto un leader nuovo e giovane della politica italiana non toglie nulla alla scelta presa, che si qualifica per quello che è.

 

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