Se i pugliesi avessero saputo la verità Nichi sarebbe stato una meteora

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Se i pugliesi avessero saputo la verità Nichi sarebbe stato una meteora

22 Aprile 2011

di T. F.

Se i 9mila elettori pugliesi che nel 2005 consegnarono la Regione a Vendola, che aveva promesso loro “una Puglia migliore” in cui non si sarebbero mai chiusi gli Ospedali, sarebbero stati tolti i ticket sanitari a tutti, l’acqua sarebbe stata gratuita ed i trasporti pubblici quasi, sarebbero piovuti “salari sociali” a volontà e si sarebbe eliminata la politica e la corruzione dagli uffici regionali; ebbene, se quegli elettori avessero potuto ante-vedere quel che sarebbe successo nella Puglia vendoliana sei anni dopo, non soltanto di Sinistra Ecologia e Libertà non si sarebbe mai parlato, ma anche il fenomeno-Nichi si sarebbe rivelato la più effimera delle meteore, con conseguenti, immensi vuoti da riempire nei palinsesti televisivi.

Certo è che, incassata, più per il masochismo degli avversari che per propri meriti (il suo 48.5% è inferiore al dato, per esempio, ottenuto da Emma Bonino nel Lazio, dove è stata sconfitta), la conferma elettorale alla guida della Regione Puglia, Vendola non ha più potuto evitare che si disvelasse il vero volto del suo governo, dai baratri dei suoi conti al degrado dei servizi pubblici, dall’arrembaggio ad ogni interstizio di potere alle presunte commistioni con il malaffare.

I numeri sono impietosi: 18 Ospedali in liquidazione, cui se ne aggiungeranno altri 10 ancora misteriosi, ticket sanitari a tappeto, inasprimenti di Irap, Irpef, accise sulla benzina, impennata delle tariffe sull’acqua (+27% in due anni) e sui trasporti pubblici (+13%) a fronte di due desolanti record nazionali in materia di percentuale di perdita di posti di lavoro (-3.6% a fronte di un -1.6% nazionale e di un -2.2% del resto del Sud, con picco massimo per i laureati) e di mancata spesa di fondi comunitari (soltanto l’8% della dotazione 2007-2013). Per non parlare di scandali, arresti, inchieste che hanno già pesantemente coinvolto il Segretario Provinciale del Partito di Vendola all’epoca della sua elezione in materia di rifiuti, il suo primo Vice-Presidente, il suo primo Assessore alla Sanità, i suoi più potenti Direttori Generali Asl.

Come, con questi riscontri, Vendola abbia fatto e faccia ancora a raccogliere con la sua SEL percentuali elettorali nazionali che i sondaggi danno all’8% si spiega con due dati, uno fisiologico, l’altro obiettivamente addebitabile al carisma del personaggio ed alla sua miracolistica capacità di ribaltare in successi di immagine perfino i suoi fallimenti.

Quello fisiologico è l’esistenza naturale alla sinistra del Pd di un vasta area ideologica ed elettorale, che soltanto la polarizzazione feroce delle elezioni 2008 poteva comprimere e che la supponente inettitudine dell’armata-Brancaleone a guida Bersani-Bindi-D’Alema non può non consolidare e rafforzare. Quello miracolistico non può non essere ricondotto all’immagine ammaliante e vincente del trionfatore di tutte le Primarie, tanto più irresistibile quanto più riesce a rimarcare la sua conclamata “diversità”. Se ne è avuta una prova nelle “Primarie” pugliesi, che hanno consentito a Vendola – rappresentandosi come l’eroico Davide che sfida ed abbatte il Golia della partitocrazia – di cancellare d’incanto i fallimenti del suo governo proponendosi immacolato più che mai al Popolo nuovamente adorante.

Nasce così Sel, che originariamente era costituita da 4 movimenti anche molto lontani tra di loro, quali la componente bertinottiana di Rifondazione Comunista uscita inopinatamente sconfitta dal confronto congressuale tra Ferrero e Vendola, gli ex-Pds che – con Fabio Mussi e Claudio Fava – non avevano aderito al Pd, i Verdi ed i socialisti di Riccardo Nencini.

In verità fin dalle prime battute dal nuovo movimento si comprese che le componenti non comuniste dovevano ritenersi meramente aggiuntive, tant’è che la maggioranza dei Verdi ed i Socialisti di Nencini non tardarono ad uscirne per recuperare una pur invisibile autonomia, ma ciò non ha impedito alla stella di Vendola di brillare forte nel cielo immaginario dei grandi federatori, mentre la grande propensione del Movimento per le Primarie, a dimostrazione del suo richiamo e della sua capacità di mobilitazione nella militanza di sinistra, si manifestava in vittorie incredibili quale quella di Milano, fino a costringere di fatto il Pd a ripensare, e nella sostanza archiviare, il rito divenuto incontrollabile dei gazebo.

Anche in Puglia Sel ha vissuto le sue diaspore, due Consiglieri regionali socialisti – stufi di essere schiacciati dall’egemonia degli ex-rifondaroli – sono ritornati alla casa d’origine, i Verdi si sono ricostituiti intorno a Mimmo Lomelo che pure nel 2005 era stato il solo a schierarsi ufficialmente con Vendola contro il povero Boccia. In compenso al suo fianco è nato un movimento-satellite, “La Puglia per Vendola”, in realtà infarcito di personaggi con storie molte variegate, se non talora anche opache. Ed infatti qualche incidente si è già verificato, per esempio a Foggia.

Intanto c’è qualcuno che comincia a domandarsi se le vesti di Masaniello, linciato dallo stesso Popolo che lo aveva innalzato al potere, o il ricordo della parabola di Bassolino non possano evocare anche prossimi scenari pugliesi e non solo. Ed infatti Vendola, che non riesce nemmeno a tenere più le riunioni di Consiglio, per i mal di pancia programmati di una maggioranza sempre più cupa ed inquieta e che tutto è tranne che fesso, non vede l’ora di fuggire, con o senza Primarie e candidature a Premier, tant’è che è ovunque tranne che in Puglia e al proprio tavolo di lavoro. E anche Sel rischia di essere una meteora.