Se i quasi Vip rubano la scena ai Vip

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Se i quasi Vip rubano la scena ai Vip

27 Agosto 2007

La collocazione è quella ormai consueta: il pre-prime time; il format, come spesso accade, proviene dagli USA; il conduttore è tutt’altro che un volto nuovo del piccolo schermo, e neppure particolarmente vivace (ma perfettamente consono all’aura di buonismo che si infittisce in preparazione alle primarie del PD). Eppure, una trasmissione come “Soliti Ignoti – Identità nascoste”, condotta da Fabrizio Frizzi, che ha rimpiazzato i pacchi di Flavio Insinua su Rai Uno, da Giugno si è aggiudicata quasi costantemente la palma di programma più visto (dell’intera giornata, non solo della sua fascia oraria), battendo sistematicamente il pur vivace “Cultura Moderna”, che pure al suo debutto aveva stracciato la concorrenza.

Due show antitetici, non soltanto per la loro origine (nato dal genio di Ricci quello di Canale 5, importato dalla NBC quello di Rai Uno), ma soprattutto per il loro principio ispiratore: da un lato, il VIP nascosto, come un misterioso oggetto del desiderio, da identificare attraverso una serie di circostanziati dettagli relativi alla sua carriera nello spettacolo; dall’altro, l’Uomo Qualunque a volto scoperto, uno sconosciuto poco interessante del quale resta ignota l’attività, da indovinare in base al solo aspetto (ed eventualmente a qualche avaro, criptico indizio). Nel primo caso, il “mestiere” è più o meno sempre lo stesso, quello di showman (o showgirl), con variazioni sul tema – dallo sportivo al giornalista, dalla valletta al cantante. Nel secondo, la professione è invece sempre diversa: ed è questa che “crea” l’individuo, che lo fa emergere dalla folla, ne fa un Personaggio. Poco importa che l’attività in questione sia quella di ciabattino, di aspirante miss, di possessore di una Ferrari o di cugino della celebrità di turno (anche questi, si badi bene, diventano caratteristiche professionali, perché servono a tratteggiare uno status sociale ed economico).

Nel quiz di Frizzi, come in ogni trasmissione di intrattenimento che si rispetti, non mancano certo i VIP – o più spesso i quasi-VIP: la strana razza, sorta qualche anno fa dalla diluizione progressiva del concetto di celebrità, esteso tanto a chi ha già visto passare il suo momento di gloria, che a chi lo ha appena intravisto (senza peraltro possedere alcun requisito particolare per meritarlo). Ma questa diluizione ha raggiunto ormai il suo punto critico e a dimostrarlo sta già il gioco di Frizzi: senza aspettare la prossima “Isola”, che ne ha fatto il suo cavallo di battaglia, già qui i Famosi e i Comuni si mescolano sul palcoscenico. Ed entrambi diventano Qualcuno solo quando il concorrente, con un gesto di sapore quasi nietzschiano, li strappa al “gregge” e li solleva nell’aura del loro ubi consistam, al di sopra dell’indifferenza con la quale il loro volto verrebbe normalmente accolto. Il che potrebbe voler dire due cose: ottimisticamente, che in ciascuno si nasconde una persona fuori dall’ordinario (uno Uebermensch, avrebbe detto Nietsche), che prima o poi viene alla luce in tutta la sua eccezionalità. Oppure, più realisticamente, che il mercato delle pulci dei VIP in TV ha fatto il suo tempo: e se basta aver aperto una volta la bocca a sproposito davanti a una telecamera per diventare una celebrità, la celebrità stessa non è più così clamorosa né appetibile: tanto da essere regolarmente sorpassata dal bonario enigma dell’Uomo Qualunque, il quale almeno per aprire la bocca a sproposito non viene profumatamente retribuito.