Se il Csm fa la «terza Camera» anziché punire i pm

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Se il Csm fa la «terza Camera» anziché punire i pm

07 Aprile 2011

E’ forse venuto il momento che il vice-presidente del Csm, o un suo delegato di fiducia, sieda di diritto negli uffici di presidenza di Camera e Senato. Sarebbe una misura di buon senso che consentirebbe all’organo di autogoverno dei magistrati di svolgere appieno quel ruolo di “terza camera” che si è ormai conquistato sul campo. E risparmierebbe agli illustri consiglieri di Palazzo dei Marescialli  qualche brutta figura, quando, per mancanza di opportuno coordinamento, si trovassero a demolire leggi in discussione al Parlamento con sospetto anticipo o con colpevole ritardo.

Perché non sempre può andare bene come ieri, dove con tempismo perfetto la Camera dei Deputati e il Csm avevano in tandem all’ordine del giorno il ddl “Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi”, meglio noto come “Processo breve”. Qualche volta si è rischiato un imbarazzante scollamento delle rispettive agende, come a fine marzo quando la Camera ha anticipato il dibattito sulla responsabilità civile dei magistrati e il Csm si trovava nella settimana “bianca” di sospensione dei lavori e si è dovuto riconvocare in fretta e furia via sms per non perdere il colpo.

Ieri invece il “tricameralismo perfetto” ha funzionato  con ammirevole sincronia. Mentre a Montecitorio i deputati si accingevano a discutere della durata dei processi e di quella della prescrizione, lo stesso facevano i membri del Csm a palazzo dei Marescialli. La legge vorrebbe che il Consiglio desse pareri solo su richiesta del ministro della Giustizia e sembrerebbe perciò implicito che i pareri si limitassero alle iniziative legislative del Governo prima che queste arrivino in Parlamento. Ma il Csm non si è mai curato di questo dettaglio, in nome di una “libertà d’opinione” che mal si attaglia a un organo istituzionale. Così a palazzo dei Marescialli si è affermata la consuetudine del “parere libero”,  anche sulle leggi di iniziativa parlamentare come il ddl sul Processo breve, e persino sugli emendamenti come nel caso della “prescrizione breve”. Con un estenuante tallonamento dell’attività legislativa che non ha alcun fondamento costituzionale.

In questo modo la Terza Camera ha fatto sapere, per voce del consigliere togato Nappi, che la “prescrizione breve” non è gradita, che sarebbe una “sostanziale amnistia” e che avrà “effetti negativi”. A protezione di questo sconfinamento, il vice-presidente del Csm, Vietti ieri ha reso noto che sull’ordine del giorno c’era il “sì” di Napolitano. Anche se non è ben chiaro se si tratti del via libera pro-forma che il presidente della Repubblica, nella sua veste di presidente del Csm, esercita sull’attività del Consiglio o se dal Quirinale sia giunto un sovrappiù di approvazione.

Resta il fatto che il Csm è ormai talmente impegnato nel suo ruolo di terza camera e lo svolge con tale scrupolo che sorge qualche preoccupazione sulle altre sue adempienze, in particolare quelle disciplinari che invece segnano il passo.  Fare il controcanto ai parlamentari dà certo più soddisfazione e più popolarità che non comminare sanzioni ai colleghi. A questo punto però sarà difficile obiettare quando la prossima riforma costituzionale attribuirà a qualcun altro questa amara incombenza.