Se il ministro dell’Istruzione invita gli studenti a fare sciopero come Greta

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Ritornano venerdì prossimo gli “scioperi ambientali” Fridays for Future targati Greta Thunberg. Nulla di nuovo se non fosse che, per la prima volta, il ministro dell’Istruzione del Governo Italiano, il grillino Lorenzo Fioramonti, ha dato la propria benedizione allo sciopero degli studenti approvando la scelta dei ragazzi di disertare la scuola. Un placet del tutto inedito e in piena controtendenza rispetto alla contrarietà agli scioperi espressa dal suo predecessore, il leghista Marco Bussetti.

“Sono contento di fare il ministro in un’epoca in cui di tanto in tanto gli studenti il venerdì non vanno a scuola per scioperare per il clima, come dice Greta Thunberg. Greta e i 16enni di oggi vogliono prendere sul serio la scienza ed è stupendo” – ha detto un entusiasta il ministro Fioramonti durante una lectio magistralis a Siena.

Dunque Fioramonti, che è stato docente di Economia Politica all’università di Pretoria e che quindi il mondo dell’istruzione dovrebbe conoscere bene, invita gli studenti a non andare a scuola. Perchè tutto è stupendo.

Fingendo di non sapere quanto spesso siano distanti dall’impegno sociale gli scioperi dei ragazzi. Fingendo di non sapere che per contrastare i cambiamenti climatici occorre fare studi e approfondimenti e maturare un approccio scientifico che certamente si impara nelle aule scolastiche e non nelle piazze a colpi di slogan. Fingendo, e questo è ancora più grave, di non capire che se il Ministro dell’istruzione benedice il boicottaggio delle lezione degli studenti italiani da un lato rinnega il proprio mandato, dall’altro toglie peso alla protesta stessa. Senza un Sistema di regole, che il Ministro è chiamato come garante massimo delle Istituzioni a far rispettare, le proteste e la ribellione che valore hanno? Se chi trasgredisce le norme riceve il plauso di chi deve farle rispettare, allora vale tutto. Così questo apparente buonismo e lassismo, questo mondo ‘stupendo’ descritto da Fioramonti, non fa che screditare l’intero modello sociale che conosciamo. E in fondo, forse, è proprio questo l’obiettivo finale.

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