Se la Grecia uscisse dall’euro Atene “tornerebbe” di fatto nei Balcani
25 Maggio 2012
di Lavdrim Lita
Alla vigilia della seconda guerra mondiale, la Grecia era solo uno dei vari paesi dei Balcani, con pochi diversità rispetto a vicini come la Bulgaria o la Iugoslavia del Maresciallo Tito. Fu il destino – e le forze alleate – a decidere che la Grecia fosse un paese occidentale e gli altri due dentro la cortina di ferro dell’inferno comunista dopo la guerra.
Finito la dittatura dei colonnelli, nel 1981, contro la raccomandazione della Commissione europea e per ragioni in gran parte di politica della guerra fredda, la Grecia fu accolta nell’Unione europea, e 20 anni più tardi entrerà a far parte dell’euro.
Tanto al tempo dell’adesione greca alle Comunità europee che l’entrata di Atene nell’euro, in entrambi i casi la Grecia non era pronta ad entrare nel club. Se la Grecia fosse stata costretta a rispettare le regole severe per l’adesione all’UE, che sono ora applicate ai paesi ex-comunisti dei Balcani, avrebbe dovuto subire molti anni di preparazione. Come noto le elezioni del 6 Maggio in Grecia non hanno decretato una maggioranza in grado di formare un governo solido per affrontare la grave crisi economica che ha colpito il paese della prima democrazia. Per questo sono previste delle nuovo elezioni a metà Giugno.
Anzi ha provocato un’altra crisi: quella politica. Come ai tempi dell’antica Grecia, i greci sono oggi in anticipo sui tempi. Hanno fallito una decina di anni prima degli altri. La storia insegna che le grande crisi, nascono ovviamente sul mercato, ma vengono amplificate e propagate da errate scelte politiche. Il 17 Giugno i cittadini greci torneranno alle urne.
Nel tentativo disperato di rimescolare le carte e creare un assetto partitico convincente per affrontare il delicato tema: euro o non euro? Secondo gli ultimi sondaggi le nuove elezioni saranno vinte da Syriza, coalizione di sinistra radicale arrivata seconda alle elezioni del 6 Maggio.
Questo le darebbe un premio di maggioranza ma non la maggioranza assoluta del Parlamento, costringendola quindi a cercare alleati: Syriza non vuole uscire dall’euro ma vuole rinegoziare le misure di austerità che la Grecia deve approvare in cambio delle rate del prestito internazionale garantito da Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Unione Europea, la cosiddetta troika.
Intanto si parla ogni giorno di più della possibilità che la Grecia lasci l’euro, specie dopo un’eventuale vittoria degli estremisti alle nuove possibili elezioni. La situazione di caos politico e l’ incertezza sul futuro del Paese nell’Eurozona hanno intanto accentuato le paure dei risparmiatori che negli ultimi giorni hanno prelevato circa 2 miliardi di euro dai propri conti.
Molti cittadini, nel timore di perdere il loro denaro depositato in banca, cercano di prelevarlo in contanti o trasferirlo, sottoponendo istituti di credito già in crisi di liquidità a sforzi pesantissimi, forse insopportabili. Ovviamente c’e’ un clima di tensioni sociali non indifferenti, file davanti agli sportelli, nervosismo e violenze. La Grecia oggi è maggior generatore di instabilità economica ed politica in Europa.
