Se le banche non prestano più l’economia continua a rallentare

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Se le banche non prestano più l’economia continua a rallentare

28 Gennaio 2009

Il ministro Tremonti all’inizio del 2009 ha dipinto la situazione attuale come un videogame in cui i mostri da affrontare sono i subprime, le carte di credito e i derivati. I primi hanno avuto al momento il maggiore impatto sulle economie mondiali, perché hanno determinato all’inizio il crollo delle piazze finanziarie e successivamente delle grandi banche.

I subprime, il mutuo alla portata di tutti, hanno nutrito il sogno Americano. Offrire a chiunque la possibilità di avere una casa di proprietà è stato la patriottica ragione per cui le grandi merchant bank hanno disseminato il mercato di prodotti tossici e le cosiddette banche commerciali hanno divorato i risparmi dei cittadini.

Le banche d’affari hanno realizzato margini altissimi e le banche commerciali sono riuscite ad applicare tassi altissimi, prestando il denaro dei risparmiatori a debitori potenzialmente non solventi.

Tutti gli istituti finanziari in pochi anni hanno prodotto utili altissimi, che hanno fatto correre il prezzo delle azioni, garantito dividendi da capogiro e giustificato laute stock options per i managers.

Come è noto, questo sistema che ha garantito l’abitazione di proprietà a tanti e guadagni a un numero più ristretto di persone, ha affossato molti glorie del capitalismo occidentale, come Lehman Brothers e colpito duramente le banche sopravvissute.

L’Italia ha preservato dal tracollo i propri istituti. Il Governatore Draghi ha prudentemente implementato i nuovi protocolli di Basilea. E in ogni caso, il nostro sistema creditizio leggermente più conservatore di quello americano, inglese e belga, ha limitato le scommesse sui prodotti tossici.

Eppure le banche nostrane soffrono. Lo dimostra un rapporto della Banca Centrale Europea secondo cui nel terzo trimestre del 2008 il 65% degli istituti Italiani ha reso più stringenti i requisiti richiesti per l’erogazione di prestiti, mentre nessuno li ha allentati.

Per aumentare il flusso del credito, non sono bastate le massicce cartolarizzazioni dei mutui casa ipotecati al fine di ridurre il capitale minimo che Banca d’Italia impone di tenere disponibile per assicurare la copertura dei prelievi.

La contrazione del credito sta rallentando inevitabilmente l’economia. Un esempio lampante è il crollo degli ordinativi dell’industria automobilistica. Indubbiamente i consumatori hanno poca liquidità per acquistare una nuova vettura. Ma le banche usano maggiore cautela nell’erogare linee di credito e finanziare leasing con cui è stato alimentata la crescita del settore auto negli ultimi vent’anni.

Sebbene sia possibile istituire un’ipoteca sul 100% del valore dell’immobile, oltre quindi la cifra messa a disposizione dalla banca, gli istituti sono molto cauti nell’erogazione dei mutui per le case.

L’Agenzia del Territorio in un’indagine recentemente pubblicata ha riscontrato che a fine 2007, inizio della crisi, gli istituti Italiani avevano erogato mutui ipotecari per circa 47,4 miliardi di euro a fronte dei 52,1 miliardi di euro distribuiti nel 2006. E i primi dati disponibili per il 2008 sono decisamente peggiori. La Stessa Agenzia del Territorio stima che tra gennaio e giugno dello scorso hanno, le banche abbiano accordato solo 2 richieste di mutuo ogni 16.

Di riflesso, in una metropoli come Torino sono state concluse nello stesso periodo, poco meno di 6.700 transazioni con una flessione del 23% rispetto al 2007. Tale fenomeno ha determinato uno stallo delle vendite di immobili soprattutto nelle periferie, con un conseguente crollo dei prezzi. Molte costruzioni in corso d’opera non sono state completate con il conseguente licenziamento di personale, soprattutto tra la bassa manovalanza dei precari, che abbonda in questo settore.

La stretta ai mutui inoltre penalizza i ceti meno abbienti: gli immigrati che un tempo acquistavano immobili finanziando il 100% dell’acquisto con un muto ipotecario, non possono più ricorrere a questa modalità.

Poiché la situazione è decisamente allarmante, il Governo ha introdotto drastiche misure nel Decreto Anticrisi approvato dal Senato. Gli istituti in difficoltà che intendo ricorrere alla ricapitalizzazione da parte dello Stato dovranno ad impegnarsi con il Ministero dell’Economia in ordine al livello e alle condizioni del credito da assicurare alle piccole e medie imprese e alle famiglie.