Doppia morale

Se le escort “accompagnano” il Vangelo (e gli alfieri del politically correct tacciono)

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Roma – Milano, ultimi giorni di un Giugno caldo. Il clima è rovente, scottante e a scaldare ancor di più gli animi è una campagna pubblicitaria dal soggetto “hot”, la cui immagine e annesso slogan non sono di certo passate inosservate. Da qualche giorno è infatti apparsa nelle due maggiori città italiane la campagna che, a bordo di quattro vele pubblicitarie (due per ogni città), sponsorizza il sito “Escort-advisor”, un sito di “Recensioni di Escort, Girls, Massaggiatrici, Trans e Trav” (questa la dicitura per esteso del sito) su cui gli utenti possono cercare e consultare i profili di loro interesse e, a seguito di una esperienza diretta, proprio come ormai si è soliti fare dopo aver provato un ristorante, visitato una città o usufruito di un servizio qualsiasi, lasciare una recensione. I poster riportano l’immagine di una ragazza che mangia un panino, a cui fa da commento lo slogan “Non di solo pane vive l’uomo”.

L’entrata in scena della campagna ha sollevato le reazioni sia di gente comune che di esponenti di diverse categorie, per la maggior parte appartenenti al mondo cattolico. Le reazioni afferiscono a diverse questioni. Da un lato si sottolinea il fatto che, essendo l’argomento pubblicizzato (così come anche il sito specifica) destinato a rivolgersi ad un pubblico adulto ed essendo l’immagine utilizzata molto ambigua, le strade cittadine forse non sono il luogo più adatto ad ospitare una pubblicità di questo tipo. Da un altro lato si sottolinea che l’utilizzo improprio della citazione biblica indigna e rattrista gli animi di chi, da cristiano onora tali parole e, quindi, non manca di sottolineare l’aspetto blasfemo e inopportuno, oltre che di cattivo gusto, della pubblicità.

Si intenda, una pubblicità è una pubblicità  e, posto che tutti gli adempimenti di legge siano in regola, come tale, al netto dell’opportunità o meno, ha motivo di esistere ed essere pubblica, visibile. Eppure – ed è questo il punto – tale criterio non sembra valere per tutti. Basti pensare al caso della campagna pro vita, anti abortista (quella che ritraeva un feto nel grembo della madre), tempestivamente oscurata. Tenendo conto di ciò, viene spontaneo chiedersi: chi può affermare che “ci sono pubblicità e pubblicità”? Non tutte interessano tutti, come è logico che sia, perché non tutte le persone sono sensibili a qualsiasi argomento indistintamente. Allora perché oscurare l’immagine di un bimbo nella sua fase di sviluppo e non quella di una signorina ammiccante mentre regge un panino all’altezza della bocca? Perché è lecito, quindi permesso, l’intento di “sdoganare, sensibilizzare” (questi i termini utilizzati in favore della campagna) certi argomenti definiti progressisti piuttosto che altri inquadrati come tradizionalisti? Si provi ad immaginare cosa sarebbe successo se quella stessa citazione fosse apparsa fine a se stessa, per il significato che ha: qualcuno ne avrebbe di certo chiesto la censura perché troppo “schierata”. Invece così, perché tutto è relativo, si tace.

Il sentore è che si usino due pesi e due misure, favorendo l’avviarsi di una fase in cui certe cause non devono essere sposate, quindi nemmeno mostrate. Il rischio è che si arrivi ad una situazione in cui il politicamente corretto si tinga di note estremamente soggettive dando così spazio e adito alla feroce e spietata guerra a chi la pensa diversamente. Eppure rientra nella più intima e personale libertà di ognuno essere sensibile e affine a determinati argomenti piuttosto che ad altri. O almeno fino a quando, purtroppo, qualcuno decide che alcuni sono più liberi di altri.  

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