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Cicchitto: "Uso esplosivo della custodia cautelare"

Se l’indagato è parlamentare viva le manette!

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Ancora una richiesta di arresto per un parlamentare inviata alla Giunta per le autorizzazioni del Senato dal Gip di Reggio, ancora magistrati inquirenti che usano l’arma della custodia cautelare per azioni giudiziarie che in altri casi non hanno comportato l’immediato ricorso all’arresto.

 

«Siamo davanti a un salto di qualità assolutamente rilevante nell’uso della custodia cautelare che rende questo genere di operazioni esplosive,» dice all’Occidentale l’on. Fabrizio Cicchitto commentando l’inchiesta che vede coinvolto tra gli altri uno dei senatori del Nuovo Centrodestra, «un metodo che ha una valenza politica devastante perché investe l’attuale amministrazione della Regione Calabria e colpisce un parlamentare che fa parte della maggioranza che sostiene il Governo».

 

Con quali effetti? «Il ricorso insistito alla custodia cautelare dei parlamentari,» sottolinea Cicchitto, «incide oggettivamente sul normale decorso della vita parlamentare». L’abbiamo detto e scritto nei giorni scorsi, il rapporto tra politica e magistratura torna a infuocarsi, la politica non riesce a rivendicare un suo spazio di manovra, e l’equilibrio tra poteri dello Stato resta periclitante. Vale la pena chiedersi però quali sarebbero le cause che nel caso specifico hanno motivato l’esigenza della custodia cautelare.

 

Non la manipolazione delle prove visto che si parla di fatti già iscritti negli atti dell’inchiesta. Non il rischio di fuga perché se così fosse in passato avremmo assistito a un fuggifuggi generale dei consiglieri regionali implicati in indagini simili nel resto dell’Italia. Resta la reiterazione del reato, come ha detto il Gip di Reggio, ma i parlamentari, a differenza degli amministratori locali, non hanno a disposizione fondi o rimborsi a titolo personale, dunque in che modo potrebbero reiterare il reato? Non è un caso, infatti, che inchieste simili hanno riguardato un po’ tutti i partiti, ma sempre a livello locale.

 

Per cui la domanda che ci facciamo è questa: se è vero che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, se è vero che non c’è più l’immunità parlamentare, se è vero che l’arresto preventivo è uno strumento utile nella cornice di indagini complesse come quelle su Mafia Capitale, non sarà che lo si vuole moltiplicare e massificare, allargarne l’uso a qualsiasi inchiesta, con un paradossale rovesciamento dei ruoli per cui ai parlamentari tocca un trattamento più duro di quello riservato ai normali cittadini?

 

«Il ricorso alla custodia cautelare per un numero rilevante di consiglieri ed ex consiglieri regionali calabresi», conclude Cicchitto, «per un reato riguardante la gestione dei fondi dei gruppi che già in molte altre regioni nel passato ha registrato l’apertura di azioni giudiziarie – non accompagnate però dall’immediato ricorso all’arresto – significa che la magistratura inquirente calabrese vuole sostanzialmente azzerare la rappresentanza politica e parlamentare di quella regione anche con riflessi sul parlamento nazionale».
 

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