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Inno di Mameli storpiato

Se l’Inno Nazionale viene asservito al politicamente corretto

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Dopo mesi, il calcio italiano è ripartito tra la gioia dei tifosi e le aspettative delle società. Si è deciso, in primo luogo, di concludere la Coppa Italia, vinta dal Napoli, che ha battuto la Juventus ai rigori. Tuttavia, come era prevedibile, non sono mancate le polemiche che non solo hanno riguardato la “coreografia virtuale” in Tribuna Tevere, sponsorizzata dalla Coca Cola, ma anche la premiazione “a distanza”, senza rappresentanti delle Istituzioni ad omaggiare i vincitori e a consegnare loro il trofeo.

Una questione su tutte, però, ha infiammato i social network, più di quelle poc’anzi citate, perché Sergio Sylvestre, il cantante di origine statunitense chiamato a cantare l’Inno d’Italia per la finale in questione, ha commesso più di una gaffe nel corso della sua esibizione: già fuori sincrono, infatti, si è bloccato per qualche secondo sulla strofa “le porga la chioma”, sbagliandola. Dopo aver concluso ha poi tirato su il pugno chiuso, simbolo del Black Power, forse in segno di solidarietà con le proteste che si stanno verificando in America e con il movimento Black Lives Matter. Era proprio necessario, dopo un’esibizione già di per sé da dimenticare? Probabilmente no.

Dunque, la battaglia del Black Lives Matter – che, diventando mainstream, ha perso quel senso che pure in origine aveva – è riuscita a sacrificare anche l’Inno Nazionale italiano sull’altare del politicamente corretto. Per questa ragione, non è mai superfluo sottolineare che l’Inno di Mameli non è una canzonetta qualsiasi, da cantare con il pugno chiuso e della quale sbagliare – volente o nolente – le parole: si tratta di un Inno, appunto, che rappresenta un popolo, una Patria, un’identità, una cultura.

La regola vuole che le polemiche che nascono e proseguono per giorni sui social network raramente siano sensate: in questo caso, però, si tratta dell’eccezione che conferma la regola.

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