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L'uovo di giornata

Se l’Italia vietasse il comunismo

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La Polonia è guidata da un governo liberal-democratico, con il conservatore Lech Kaczyski alla presidenza della repubblica. La notizia è che il presidente potrebbe firmare presto l’emendamento a una legge discussa in parlamento che prevede di vietare l’uso di simboli del comunismo nel Paese. Niente più bandiere rosse per le strade di Varsavia e Danzica, anzi, fino a due anni di reclusione per chi fa “glorificazione del comunismo”.

“Nessuna immagine del comunismo ha diritto di esistere in Polonia – ha spiegato il gemello di Lech, Jaroslaw, in una conferenza stampa – il comunismo e il suo sistema genocida deve essere comparato al nazismo”. Vietato cantare l’Internazionale e al bando il merchandising su Che Guevara, magliette, spille e poster compresi. Qui da noi la Feltrinelli registrerebbe un drammatico calo nelle vendite, ma buona parte della stampa, dei media, e della opinione pubblica polacca condivide la posizione espressa dall’establishment politico conservatore. Ci chiediamo solo se vietare quei simboli, spingendo alla “invisibilità” i nostalgici che scendono in piazza per difendere le proprie idee, dopotutto non serva a rafforzare una ideologia ormai defunta – in un Paese, la Polonia, dove le forze che si rifanno direttamente al comunismo sono ininfluenti.

Ma proviamo a immaginare cosa accadrebbe in Italia se passasse una legge del genere. L’Italia dei centri sociali e delle dieci, cento, mille sinistre comuniste di lotta e di governo. Non basterebbero delle megaoperazioni congiunte di esercito e polizia per arrestare tutti i sospetti, finirebbero in tribunale professori universitari e giornalisti, attori, magistrati, politici e figure di spicco della scena pubblica. E che dire della chiusura forzata delle feste dell'Unità? Del blocco imposto alle ristampe di Gramsci e dei rifugiati a Cuba come Gianni Minà? Pensiamo solo a quanto tempo ci vorrebbe per ribattezzare tutti i nomi delle tante Via Leningrado e Piazza Palmiro Togliatti... 
 

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5 COMMENTS

  1. Lacci emostatici
    In questo splendente secolo post-ideologico l’Europa vive con due lacci emostatici che a monte e a valle ne strozzano la libertà.
    Da decenni la Polonia e l’Italia si stanno impegnando a fondo nella stasi della cultura europea, imponendo con violenza fondamentalista i loro riferimenti feudali.
    I politici di entrambi questi Paesi sono vasalli vaticani.

  2. Aveste visto..
    Aveste visto gli occhi di mia moglie, polacca di origine, gonfiarsi di lacrime leggendo la notizia che le riportava alla memoria il passato comunista, la strage di Katyn e la sua infanzia capireste quanto quella che sembra una boiata pazzesca e’ una faccenda dannatamente seria. In quei minuti ho capito di piu’ su quello che hanno passato in quei paesi che con ore di lettura di libri e documentari…

  3. Il punto è che la Polonia
    Il punto è che la Polonia ha subito la dittatura comunista, mentre l’Italia (per nostra immensa fortuna) no. La proposta polacca di proibire la glorificazione dei simboli e dell’ideologia comunista mi sembra molto simile alla legge Scelba contro l’apologia del fascismo in vigore in Italia.
    Sono perfettamente d’accordo con Kaczyski: penso che bisognerebbe vietare la glorificazione di tutte le ideologie totalitarie e assassine, senza distinzione tra comunismo e nazi-fascismo; un bell’atto di coraggio sarebbe una legge di tal genere a livello europeo. Ma questo si potrebbe fare se l’europa fosse con E maiuscola…

  4. se l’italia vietasse il comunismo
    non vietare niente.
    tassare le magliette del Che e il resto a favore delle vittime del comunismo.
    in quanto alle strade, non cambiare i nomi con le grane amministrative che ne conseguono ma spiegare meglio.
    Viale Palmiro Togliatti politico criminale

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